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Gut, Hirscher e la resa dei conti

L’elvetica Lara Gut e l’austriaco Marcel Hirscher sono i vincitori della cinquantesima Coppa del Mondo di sci alpino. E’ stata una stagione caratterizzata e condizionata sicuramente dagli infortuni perché l’incidente capitato a Aksel Lund Svindala Kitzbuehel e quello di Lindsey Vonn hanno tolto l’emozione del duello con i

Lindsey Vonn (USA) and Peter Fill (ITA) after a downhill competition at the Alpine Ski World Cup Finals, in St. Moritz, Switzerland, Tuesday, March 15, 2016. (Pier Marco Tacca/Pentaphoto)
Lindsey Vonn (USA) and Peter Fill (ITA) after a downhill competition at the Alpine Ski World Cup Finals, in St. Moritz, Switzerland, Tuesday, March 15, 2016. (Pier Marco Tacca/Pentaphoto)

vincitori finali. Peccato perché, probabilmente il finale avrebbe trovato una soluzione soltanto a Sankt Moritz. Questo nulla toglie ai vincitori. Che dire di Hirscher vincitore della quinta sfera di cristallo consecutiva. Significa essere più grande di Marc Girardelli che ne vinse cinque ma ad anni alterni, se questo può avere un valore. La vittoria di Lara Gut era solo una questione di tempo. Forse le manca qualche exploit in più per convincere come ha saputo fare Lindsey

Aleksander Aamodt Kilde (NOR) , and Lara Gut (SUI) , with the globes , after a Super G competition at the Alpine Ski World Cup Finals, in St. Moritz, Switzerland, March 17, 2016. (Pier Marco Tacca/Pentaphoto)
Aleksander Aamodt Kilde (NOR) , and Lara Gut (SUI) , with the globes , after a Super G competition at the Alpine Ski World Cup Finals, in St. Moritz, Switzerland, March 17, 2016. (Pier Marco Tacca/Pentaphoto)

Vonn o Anna Fenninger, ma da sempre la Coppa ha premiato atleti capaci di andar forte con regolarità in tutte le specialità. Lara ha fatto il break a metà anno mettendo in cassaforte il titolo.
Il bambino Kristoffersen ha provato a pungere Hirscher, ma non ha ancora il fisico per reggere certi ritmi, per cui se ne riparlerà eventualmente l’anno prossimo.

I vincitori della Coppa di Slalom, Henrik Kristoffersen e Fridea Hansdotter
I vincitori della Coppa di Slalom, Henrik Kristoffersen e Fridea Hansdotter

Per l’Italia è stato un anno di grandi soddisfazioni e qualche delusione. Su tutti ci mettiamo la vittoria della coppa di specialità di Peter Fill, vincitore solo a Kitzbuehel ma sempre regolare in ogni gara, tranne che a Santa Caterina, quando l’attacco preferì disarcionarlo. Terzo è finito Paris che di gare ne ha vinte due ma è

I vincitori della Coppa di Gigante; marcel Hirscher e Eva-Maria Brem
I vincitori della Coppa di Gigante; marcel Hirscher e Eva-Maria Brem

partito troppo tardi il suo piano di attacco alla Coppa. L’infortunio il giorno prima della discesa di Sankt Moritz ha fatto il resto. C’è da dire che sia questa che la Coppa di SuperG, andata al giovane Kilde, le avrebbe vinte a mani basse Aksel Svindal. Ma i “se” nello sci non si possono considerare e nessuno, quando nella storia leggerà il palmarès di Coppa, si ricorderà di quanto è successo.
Nel superG, dicevamo, la vittoria è andata al norvegese Aleksander Aamodt Kilde, ma la sua stagione ci ha lanciato un altro messaggio: l’anno prossimo per la conquista della Coppa generale ci sarà anche lui, questo è pacifico, perché è sicuramente il miglior velocista a saper andare in gigante. La velocità azzurra non può essere invece soddisfatta di Christof Innerhofer, ma lui stesso sarà il primo ad essere deluso. Però, diciamo che a noi è bastato il numero di Santa Caterina, quando il discesista azzurro si è traversitto da superman! Abbiamo poi assistito alla crescita di Mattia Casse. C’è però ancora molto margine da prender eper finire lassù, assieme ai top player. Tra le donne abbiamo la squadra più forte come quantità. Ci manca un po’ di qualità, soprsttutto in discesa, ma in superG ci siamo. Federica Brignone e Nadia Fanchini sono i nostri fari, ma Johanna Schnarf  deve solo convincersi di essere un talento. Ha fato ampi passi in avanti anche Francesca Marsaglia, mentre Sofia Goggia che forse è tecnicamente ancora pià brava, deve migliorare la continuità. Il gigante è terreno di Federica Brignone e Marta Bassino. A Fede è mancato un po’ di sprint alla fine e un pizzico di continuità in più, mentre per Marta si è trattato soltanto del primo anno… da grande. L’anno prossimo cercherà di dare sicuramente di più, forte dell’esperienza maturata questa stagione, partendo dalla tredicesima posizione nella classifica generale del gigante.
Specialità che al maschile saluta Max Blardone, sul quale abbiamo già detto tutto, anche se non basterà mai scrivere riguardo a uno dei gigantisti italiani migliori di tutti i tempi (sette vittorie), dietro solo ad Alberto Tomba. Il suo erede Robeto Nani non sembra aver ancora trovato la strada giusta per prendere le redini in mano di una squadra che ancora si appoggia sui “vecchietti” Florian Eisath e Manfred Moelgg, in attesa che Luca De Aliprandini e Riccardo Tonetti si impadroniscano della scena. Tra i rapid gates l’infortunio di Giuliano Razzoli proprio non ci voleva, perché abbiamo l’impresisone che quest’anno ci avrebbe tolto diverse soddisfazioni. Ci ha pensato Stefano Gross e solo a tratti Patrick Thaler che non ne vuole sapere di lasciare e l’anno prossimo sarà ancora in pista. Se qui andiamo discretamente bene, in campo femminile ci sembra quasi impossibile che  Chiara Costazza abbia tempo e voglia per cambiare tecnica e atteggiamento. Manuela Moelgg non regge ed esce troppo spesso. Irene Curtoni ce la può fare, ma dovrà avere un po’ di pace, perché gli infortuni hanno condizionato non poco la sua stagione. E poi c’è Federica Brignone che qualche punto lo ha preso. Ma in generale è la specialità dove fatichiamo di più.
Si registra l’incongruenza tecnica nello slalom femminile dove l’atleta che in 4 su 5 gare dà oltre due secondi a tutte ma non riesce a salire nemmeno sul terzo gradino del podio della specialità. Frida Hansdotter l’ha meritata ma accidenti… Mikaela Shiffrin vale ben di più di un qusrto posto con 5 vittorie ottenute nelle uniche 5 gare cui ha potuto partecipare. E che dire dell’infortunio capitato a Ted Ligety, al velocista austriaco Mayer e a tanti altri protagonisti. Facciamo coì, diciamo che è acqua passata e pensiamo solo al fatto che presto torneranno tutti in partenza per una Coppa che sarà sempre più divertente.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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