Il libro cuore

Di Marco Di Marco

L’iniziativa del Max Blardone Fan Club in favore di Amatrice

E’ credenza popolare che il tempo cambi le persone. Le esperienze, gli episodi, la vita stessa possono addirittura farti cambiare pensiero o ideologia. È un bene che sia così, perché se nulla mutasse significherebbe che il vissuto ha solo sfiorato la tua vita e tu ne sei rimasto insensibile… Esiste anche un parere contrario, le persone cambiano ma il tempo non ne è responsabile. Si cambia per mille motivi, quando ci si rende conto che chi si ha vicino non è la persona che credevano. Si cambia quando rimaniamo delusi, quando si capisce la falsità di certa gente, quando ci si accorge che l’egoismo prevale su troppe cose, quando ci si rende conto che nella vita non sono tutti come si dipingono, ma solo apparenza. C’è anche un’ulteriore visione delle cose: tempo o non tempo la persona dentro di sé non cambia mai, ma sono gli altri che la vedono in un modo diverso, non potendo disporre altro che dell’apparenza. Oppure è la persona che a un certo punto della sua vita rivela quegli aspetti che prima conservava gelosamente nel proprio intimo. Per Massimiliano Blardone dev’essere andata così. Ammettiamolo, quando si presentava al cancelletto di partenza con quello sguardo da «ora ti mangio», sempre un po’ sulle sue, al limite dello spaccone, dava l’idea di un atleta aggressivo (agonisticamente parlando), caratterialmente duro come la pietra e forse anche un po’ incazzoso. Quei tipi che è consigliabile avere come amici piuttosto che nemici. Intendiamoci, è sempre stata un’immagine positiva, mai negativa, perché in quell’ambito, chi mantiene un profilo così strong, piace indubbiamente, poiché crea l’identità del superuomo o della belva che ruggisce per confermare la sua egemonia. Tutto questo preambolo, probabilmente un tantino esagerato, si è reso necessario per spiegare ciò che forse nessuno, o solo pochi, sicuramente io, non si era mai accorto di Blardone. Lo ha svelato lui stesso poche ore dopo il gigante della Badia, in un elegante locale in centro paese, di nuova gestione del Moritzino. Era quella l’occasione migliore per presentare il suo libro. Anzi, in verità lui c’entra perché ne è il protagonista, ma gli autori-patrocinatori dell’idea editoriale sono i membri del suo Fan Club, presi per mano da Simona, sua compagna di vita, nonché madre dei suoi figli Alessandro e Ginevra. Questo libro ha un sacco di significati e un unico gigantesco scopo. Si intitola Max Blardone – oggetti, aneddoti e pensieri del nostro campione. Non è per nulla autobiografico. Non esalta le sue sette vittorie o i 25 podi. Narra di una passione, di un sacrificio, di un impegno estremo, di una carriera e di una vita, raccontate attraverso un volume per immagini che ricordano, incitano e emozionano, a volte, più di mille parole. Come recita la presentazione del libro, la storia di Max Blardone prende corpo attraverso scatti fotografici intensi (di Pentaphoto) e aneddoti con i quali il Fan club svela attese ed emozioni di un’esistenza mettendo a disposizione anche oggetti e cimeli della collezione personale del proprio beniamino. Il libro è davvero bello, intenso, emozionante, ricco, tuttavia, pur godendo di una discreta popolarità, per via anche del suo impegno come commentatore dello sci in Rai, chi dovrebbe comprarlo se non gli intimissimi? E qui scatta il significato del lungo preambolo. Ci si può immaginare Max Blardone nelle vesti di un agnellino? Di un tenerone che sa commuovere e commuoversi? Che è disposto a strapparsi il cuore fuori dal petto per fare ascoltare meglio quanto sia meraviglioso il battito della vita a chi ha perduto speranze e scopi? Durante la presentazione del libro ha preso la parola Simona che ne ha abilmente descritto il significato. E Max, circondato da amici e giornalisti, è diventato piccolo, piccolo, quando ha voluto spiegare il perché? Un po’ imbarazzato, un po’ intimidito, Max ha raccontato che il fan club ha fatto tutto questo, sì per un ennesimo gesto di ringraziamento, ma soprattutto per un grande progetto intitolato «In pista per Amatrice». Il ricavato della vendita del volume fotografico andrà interamente devoluto in beneficenza a supporto di progetti sportivi per i giovani delle località colpite dal terremoto lo scorso anno. Nella fattispecie si vuole costruire una pista di sci sintetica per la pratica dello sci alpino e tre piste divertimento per consentire a grandi e piccini di scivolare su grosse ciambelle. Ci si può lecitamente chiedere: «Ma cosa se ne fanno quelle persone di una pista in plastica se molti non hanno ancora ricevuto un tetto dove dormire?». Il Sindaco della cittadina reatina ha invece spiegato l’enorme utilità di un’opera del genere. C’è un grande rischio: laddove non esiste più nulla e dove il terremoto ha ucciso 249 persone, anche quando tutti avranno un tetto sopra la testa, potrebbe continuare a non esistere più nulla. I bambini devono tornare a sorridere e la comunità deve ricrearsi un’economia, letta come scopo di vita. Gestire l’attività di un centro sportivo così lo crea. Solo che tutto questo costa un sacco di soldi. Il libro serve unicamente a questo. Non ha un prezzo di copertina, ma vivrà – e sottolineo vivrà – con libere donazioni, seguendo le istruzioni sul sito www.maxblardone.com. Allora, dov’è lo spaccone? Il «ti mangio vivo»? Quell’atteggiamento era solo e unicamente frutto di una carica agonistica alimentata da un sogno che ha sempre avuto fin da bambino: andare in Coppa del Mondo sull’onda delle emozioni che gli regalava Alberto Tomba. Quello di adesso è proprio di chi è cresciuto col senso dell’umiltà e del sacrificio. Quand’è così gli occhi sanno vedere e fare cose diverse. Per questo il tempo non ha mai cambiato Max. è sempre stato così. Tsk, tsk… Max un tenerone, un agnellino… Disgraziato, potevi dircelo anche prima che eri così!

© RIPRODUZIONE RISERVATA 01 gennaio 2018
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