Psicologia: due regole sacre

Di Lucia Bocchi (psicologa dello sport)

Si applicano alle norme di comportamento in pista e sono: No risultato-sì prestazione e no giudizio-sì analisi. Leggere per comprendere…

In ogni settore esistono principi base che ci aiutano ad adattarci al meglio alla vita: le regole sociali, le regole morali della nostra cultura, i comandamenti della nostra religione e, entrando nella vita privata, le regole familiari e personali. L’aspetto normativo ci fornisce molte indicazioni su come vivere e ci rende sicuri, perché ci fa sentire contenuti da un confine chiaro e netto. Ad esempio se parcheggiamo l’auto entro le strisce regolamentari so per certo che potrò godere una bella giornata sulla neve senza l’ansia di trovare la multa; se d’altro canto ho parcheggiato in divieto di sosta, avrò il pensiero ricorrente (nonostante i tentativi di allontanarlo dalla mente per non rovinare la sciata) di trovare la sanzione sul tergicristalli dell’auto. Quindi, tutto ciò che ci aiuta a restare nelle regole ci serve a essere più sereni. Nello sport esistono tante regole: tecniche, tattiche e mentali. Lo sci, essendo uno sport ad alta complessità motoria, ha un infinito regolamento, sul quale potremmo scrivere un’enciclopedia.
Ma oggi vorrei insegnarvi due semplici regole mentali che vi possono essere d’aiuto sia nella vita di tutti i giorni sia quando praticate lo sci. Le due regole sacre!
La prima regola: «NO risultato Sì prestazione».
Riguarda il punto in cui si dirige l’attenzione: apparentemente è molto semplice, l’attenzione della persona deve restare il più possibile su ciò che sta facendo. Sembra facile…! Ma essere totalmente presenti a se stessi nel «qui e ora»con sensazioni, emozioni, pensieri e azioni perfettamente allineate, non è semplice. Ed ecco le parole degli allenatori: «Devi concentrarti meglio in gara se vuoi vincere!».
Ma cosa significa essere concentrati? Come è possibile ad esempio spiegare a un bambino un concetto così astratto? Spesso accade che la nostra mente vaghi in altri pensieri, a volte si distrae con uno stimolo esterno per lo più insignificante. Ad esempio, a un piccolo sciatore in partenza a una gara viene detto di concentrarsi sulla sciata da fare, «anticipa la linea delle porte», oppure «Fai pressione sullo sci esterno», «Tieni il braccio sinistro più alto», ecc. Il bambino, che è intelligente (poiché non esistono bambini stupidi, ma solamente maestri incapaci) comprende perfettamente le indicazioni tecniche, ma a un certo punto si deconcentra e smette di fare ciò che gli è stato indicato, pur sapendolo fare. Perché? Semplice, perché si distrae. Quindi a che cosa pensa? Spesso pensa al risultato! Ma se il pensiero si sposta al risultato finale dell’azione (vincere o perdere), l’attenzione è sfuggita, quindi la prestazione cala immediatamente. La bravura dei campioni è restare ai comandi della mente per il maggior tempo possibile e, nel caso di «distrazioni», riuscire a tornare concentrati in tempi rapidissimi. Come? Attraverso strumenti mentali, ad esempio: il rituale di preparazione alla competizione, le parole emotive personali, una sensazione specifica del corpo e altre ancora. L’attenzione mentale spostata sul risultato sortisce sempre l’effetto di innalzare il livello di ansia, quindi di diventare meno capaci alla concentrazione. è come pilotare un aereo assentandosi dalla cabina di pilotaggio per qualche secondo. Se il tempo di assenza del pilota è breve, riprendiamo il controllo dell’aereo senza grossi danni, se viceversa il pilota resta fuori per tutto il tempo del viaggio… avremo qualche problema in più! La meditazione e la mindfulness possono aiutarci ad allenare questo aspetto, così anche tante altre tecniche di rilassamento e di visualizzazione utilizzate nella Psicologia dello Sport possono risultare vincenti.
La seconda regola: «NO giudizio – Sì analisi».
Riguarda la gestione degli errori: uno sbaglio tecnico o un errore tattico deve essere sempre analizzato e mai giudicato. Questo significa che anche l’allenatore deve essere in grado di analizzare l’errore e correggerlo (affinché l’atleta impari la corretta azione motoria) senza esprimere un giudizio. Solo così anche l’atleta nel tempo imparerà a fare la stessa cosa con se stesso. Nello sport (soprattutto agonistico) commettere piccoli sbagli durante una prestazione agonistica è quasi fisiologico, tanto che se uno sciatore «ipercontrolla» la sciata senza correre rischi è probabile che non sbaglierà mai, ma neppure vincerà mai! Per non trascinarsi l’errore mentalmente fino al traguardo, compromettendo la prestazione, è fondamentale non esprimere un giudizio negativo verso se stessi. Il giudizio negativo è una critica che colpisce il nostro essere e non il nostro fare e genera così paura del fallimento e rabbia verso se stessi, impedendo un veloce ripristino dell’aspetto mentale positivo. L’abitudine all’analisi produce informazioni preziose alla mente per potersi «ristrutturare» nel modo più adatto ed efficace possibile, così da affrontare in tempi rapidi un altro compito motorio.
Queste due semplici regole possono essere applicate anche in ambiti diversi dallo sport, in altri settori della vita… provare per credere!


L’AUTORE: LUCIA BOCCHI
È nata a Gazzaniga (BG) il 19 giugno 1969. Ex atleta nel Comitato Alpi Centrali, maestra di sci dal ‘90, allenatore federale dal 2000, si è laureata in psicologia alla Cattolica di Milano con una tesi su «Sport e scuola. Integrazione sport agonistico e formazione scolastica: una sfida». Attualmente è Preparatore mentale di 1°grado per il tennis . Dopo l’ attestato di frequenza al Master di psicologia dello sport di Psicosport tenuto dalla professoressa Muzio, oggi ne è docente! I lettori che volessero sottoporle argomenti e problemi inerenti agli aspetti psicologici dello sci possono inviare una mail a sciare@sciaremag.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA 19 novembre 2017
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