Sciare Campus – La prima parte di curva

Di Fabio De Crignis e Gianluca Grigoletto

Realizzare la curva perfetta è una piccola… impresa. Per portarla a termine un buon  inizio risulta fondamentale

Chi ben comincia è a metà dell’opera. Il detto è assolutamente vero e calza perfettamente anche al nostro meraviglioso sport. Proviamo allora ad analizzare cosa bisogna fare per riuscire nell’intento. Come già detto e scritto nei precedenti articoli, per effettuare una curva lo sciatore ha due possibilità. La prima è quella di ruotare i piedi nel senso della curva. In questo modo gli sci girano sbandando, disegnando curve poco precise e non condotte (per conduzione, si intende una traiettoria curvilinea con sostanziale assenza di sbandamento laterale degli sci); per evitare di sbandare, bisogna sfruttare la sciancratura degli sci cioè il profilo laterale, inclinando gli stessi per far sì che le lamine taglino la neve.

In questa immagine, gianluca grigoletto si trova nella prima fase di curva. Le spalle sono perfettamente allineate al terreno, il peso decisamente sullo sci esterno, condizione perfetta per ottenere una graduale incremento dell’angolazione. L’anticipo dell’abbassamento della nuova spalla esterna aiuta a diminuire l’angolazione dall’uscita della curva precedente e il successivo incremento di angolazione con effetto carico sul nuovo sci esterno.

In questa immagine, gianluca grigoletto si trova nella prima fase di curva. Le spalle sono perfettamente allineate al terreno, il peso decisamente sullo sci esterno, condizione perfetta per ottenere una graduale incremento dell’angolazione. L’anticipo dell’abbassamento della nuova spalla esterna aiuta a diminuire l’angolazione dall’uscita della curva precedente e il successivo incremento di angolazione con effetto carico sul nuovo sci esterno.

Non per niente il verbo inglese «to carve» significa intagliare. La terza legge di Newton dice che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria: questo è il terzo principio della dinamica. Per riuscire nell’intento bisogna spostare il bacino verso l’interno della nuova traiettoria che si vuole disegnare. Spostandolo gli sci saranno di spigolo, ed è proprio in questo momento che ricercando la perpendicolarità con il pendio, sempre con il bacino che avanza e non con il busto che si piega in avanti, si potrà dare pressione agli sci e in particolare modo a quello esterno.

Nel fotogramma si nota come Giorgio Rocca stia iniziando la curva avanzando leggermente lo sci esterno spostando di conseguenza all’indietro la cresta iliaca interna del bacino. Tale azione aiuta a trovare con rapidità la presa di spigolo

Nel fotogramma si nota come Giorgio Rocca stia iniziando la curva avanzando leggermente lo sci esterno spostando di conseguenza all’indietro la cresta iliaca interna del bacino. Tale azione aiuta a trovare con rapidità la presa di spigolo

È fondamentale spingere sullo sci per dare carico e creare così la cosiddetta deformazione, solo dopo aver trovato il vincolo, cioè l’angolo di incidenza tra sci e neve. Come ci insegna Newton e applicando la terza legge, più si riesce a creare un’azione forte e concreta a inizio curva, più la risposta contraria sarà importante. Questo ci aiuta a inserire gli sci nella traiettoria ottimale e nella seconda parte della stessa, ma a questo punto lo sciatore dovrà gestire le inerzie verticali. Chi guarda le gare di Coppa del Mondo in TV si sarà accorto di una scena piuttosto roccambolesca quanto spettacolare: l’atleta che viene letteralmente «sparato verso l’alto» trovandosi con gli sci diretti verso il cielo e la testa vicino alla neve. Naturalmente è il frutto di un errore. Ma cosa è accaduto? L’atleta ha spinto troppo sugli sci, creando una deformazione eccessiva e non graduale.

In questa sequenza montata Grigoletyo effettua l’esercizio «diagonale con inizio curva» dove si nota la diminuzione dell’angolazione e il successivo passaggio di carico sul nuovo sci esterno e incremento dell’angolazione verso l’inizio curva successivo.

In questa sequenza montata Grigoletyo effettua l’esercizio «diagonale con inizio curva» dove si nota la diminuzione dell’angolazione e il successivo passaggio di carico sul nuovo sci esterno e incremento dell’angolazione verso l’inizio curva successivo.

Il busto, che riveste un ruolo fondamentale nell’azione, anticipa i movimenti rotazionali nella direzione della curva fino alla massima pendenza, da lì rallenta ricercando con l’asse sagittale (è una freccia immaginaria che ci attraversa dalle scapole allo sterno) la nuova direzione da percorrere. Da qui si capisce che i due segmenti corporei, la parte alta del corpo, spalle-busto-braccia, e la parte bassa, hanno velocità rotazionali differenti. È chiaro che, come anticipato, l’inizio curva è fondamentale per la buona riuscita, ma è anche la parte più difficoltosa visto il pendio che gradualmente va ad aumentare. Intendo dire: lo sciatore a inizio curva si trova con gli sci in diagonale, per poi andare verso la massima pendenza, quindi di fatto il pendio sotto ai piedi aumenta. Nonostante sia per molti pauroso, bisognerebbe ricercare lo spostamento del bacino verso l’avanti interno con coraggio.

Giorgio Rocca senza i bastoncini, con la mano esterna spinge in avanti il bacino, con quella interna spinge verso l’indietro. E’ un esercizio molto utile per accompagnare il movimento corretto del bacino a inizio curva.

Giorgio Rocca senza i bastoncini, con la mano esterna spinge in avanti il bacino, con quella interna spinge verso l’indietro. E’ un esercizio molto utile per accompagnare il movimento corretto del bacino a inizio curva.

Fabio De Crignis «apre» lo sci interno per creare volontariamente carico e direzione sullo sci esterno.

Fabio De Crignis «apre» lo sci interno per creare volontariamente carico e direzione sullo sci esterno.

Il sopracitato avanzamento, talvolta, può essere considerato quasi come un salto nel vuoto. Per sentire cosa accade ai nostri piedi in questa fase bisognerebbe, a inizio curva, esercitare una certa pressione sull’alluce del piede esterno. In questo modo si creano gli spostamenti del bacino necessari per ottenere una buona ricerca della perpendicolarità e un’ottima presa di spigolo.


DEFORMAZIONE PROFESSIONALE di Gianluca Grigoletto
Per effettuare una curva divertendosi ed in sicurezza bisogna essere bravi a coordinare un insieme di movimenti semplici e complessi.
Equilibrio – Movimenti semplici – Movimenti complessi – Coordinazione di movimenti complessi. È questa la sequenza di sviluppo che ci permetterà di raggiungere la nostra curva ideale. Nella sciata attuale, per divertirci e avvicinarci il più possibile alla conduzione, dobbiamo riuscire a sfruttare il materiale a nostra disposizione. La prima parte di curva è il fulcro. È necessario creare i movimenti e le azioni, per far in modo di sfruttare la reazione della seconda parte di curva. Si deve tenere presente che lo sci non è una molla, quindi dobbiamo deformarlo nella prima parte (per farlo curvare), sfruttando la reazione (resistenza alla deformazione) nella seconda parte di curva. Reazione non significa che lo sci spinge tornando indietro. Reazione significa continuare la curva nella traiettoria impostata durante la prima parte, resistendo alle forze e alle inerzie che tendono a schiacciarci contro il terreno, sia per la graduale diminuzione di pendenza (in diagonale arriviamo a fermarci), sia per l’aumento delle velocità di percorrenza nello sci attuale.

prima-parte-di-curva-deca-copia

Detto ciò, è fondamentale riuscire a sviluppare i corretti movimenti, equilibri e carichi. Lo sci non è altro che un prolungamento del nostro piede. Hanno pure una forma simile: largo in punta, stretto in centro, medio in coda. A piedi nudi,quando vogliamo effettuare cambi di direzione destra/sinistra, prima creiamo il carico sulle dita (alluce), poi spingiamo. La stessa cosa avviene anche nella prima parte di curva. Abbiamo necessità di creare carico sulla spatola dello sci (parte interna come il nostro alluce) per poi spingere per riuscire prima a deformare l’attrezzo, e poi continuare per gestire lo schiacciamento.


I DOCENTI DI SCIARE CAMPUS:

Giorgio Rocca, Massimiliano Blardone, Davide Simoncelli, Mirko Deflorian, Fabio De Crignis, Gianluca Grigoletto, Barbara Milani, Alberto Schieppati, Simone Arfino, Maurilio Alessi, Chiara Carratù, Amelia Bisicchia e Andrea Caruso


IL PROSSIMO CAMPUS a MADONNA DI CAMPIGLIO, 12-15 gennaio 2017
La quarta tappa stagionale è la «classica» trasferta a Madonna di Campiglio, dove vive il tempio della 3-Tre. E proprio il Canalone Miramonti ci vedrà protagonisti per una lezione-show di un paio d’ore in notturna (e in esclusiva per Sciare Campus), dalle 17 alle 19, fissata per il sabato sera. A seguire gran cena e gran festa allo Chalet Fiat. Il programma di «lavoro» rimane quello tradizionale. Arrivo al giovedì sera con le 5 ore di lezione sulla neve per i tre giorni di corso, più le lezioni di teoria e il momento della video-analisi al pomeriggio. Quest’anno abbiamo scelto un nuovo hotel, il lussuoso Savoia Palace, un quattro stelle di grande tradizione, posizionato nel centro del paese ( www.savoiapalace.it). Queste le materie scelte dai docenti dell’università, benedette dal rettore Giovanni Migliardi: busto-spalle-braccia: gli equilibri nella 1a parte di curva. La centralità dinamica e la Distribuzione dei carichi. Come sempre a disposizione ci sono i due livelli «Top», per i più impegnati mentalmente e di buone capacità tecniche e «Light» per chi ricerca sicurezza nell’azione su tutte le piste e ha la capacità minima di curvare a sci paralleli. Il costo del livello Top è di 750 euro, quello del Light 650. Il prezzo comprende tre notti in hotel H/P, 3 girni di skipass e il corso tecnico. Proprio a partire da questo campus (ne rimangono tre, Passo Monte Croce a febbraio, Folgaria a marzo e Val Senales ad aprile) le prenotazioni si effettuano on line sul nuovo sito www.sciarecampus.it. Per ulteriori informazioni, scrivere a universita@sciaremag.it
(T 348 33.68.688)

© RIPRODUZIONE RISERVATA 02 gennaio 2017
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