MontagnaOnLine

Il fenomeno del noleggio verso il salto di qualità

La seconda edizione dello Ski Rental Summit promosso dal «laboratorio di ricerca» della fiera di Bolzano e coordinato da Alfredo Tradati ha perfezionato i dati della prima edizione monitorando le realtà del 75% degli 861 noleggi attivi in Italia ma, soprattutto, ha sottolineato l’esigenza di qualificare ulteriormente l’offerta di un servizio cresciuto enormemente negli anni senza però risolvere molte delle criticità legate in particolare al problema della sicurezza.

In collaborazione con Assosport e le aziende raccolte nel Pool Sci Italia sarà formato un gruppo di lavoro chiamato a formulare un «Decalogo del noleggio»


Il fenomeno del noleggio che sta cambiando il mercato dell’attrezzo modificando il costume e le abitudini degli sciatori, è stato messo per la seconda volta sotto la lente d’ingrandimento dallo Ski Rental Summit  curato da Alfredo Tradati per Prowinter Lab, durante le giornate della fiera di Bolzano che chiude ogni anno la stagione invernale. Quella fiera che proprio il suo ideatore Erwin Stricker aveva voluto incardinare nei primi anni Novanta sull’idea allora anticipatrice del noleggio di qualità come volano per la diffusione della pratica dello sci. E quel noleggio che si è evoluto velocemente da pratica «di sottobosco» con attrezzature di secondo livello da destinare a principianti e «cannibali» a mercato nobile anche per sciatori tecnicamente evoluti che cominciavano a trovare attrezzi d’alta gamma per soddisfare le proprie esigenze e cominciavano a considerare comodo trovarli e usarli direttamente nella località prescelta. Un fenomeno prima sotterraneo poi sempre più  consistente  anche se non regolato, che ha incontrato una domanda crescente  ma  si è polverizzato in una galassia  di realtà diverse su cui ha deciso di fare chiarezza, con Prowinter Lab, la fiera che l’ha portato alla ribalta. Un fenomeno che presenta ancora non poche problematicità, il cui orizzonte di sviluppo si gioca sul principio e sul valore della qualità del servizio che non in tutti i casi è ancora certa e garantita; un fenomeno che è comunque diventato componente importante se non proprio determinante nel sistema di accoglienza di una località su cui il giornalista Alfredo Tradati lavora da tre anni e che è diventato protagonista dello Ski Rental Summit, evento dedicato all’analisi del noleggio e a tutte le sue connesse problematiche svoltosi quest’anno nella grande sala MEC (Meeting & Event Center)  di Prowinter alla presenza di un folto pubblico di noleggiatori e addetti ai lavori.

Una raffica di numeri per un censimento indispensabile

Alfredo Tradati ha iniziato la sua esplorazione nel variegato mondo del noleggio nel 2017, nel 2018 ha presentato per la prima volta i risultati del suo inedito censimento che quest’anno, nella seconda edizione del Summit, ha perfezionato dati e percentuali, aggiungendo tra l’altro anche l’attrezzo scarpone tra le sue valutazioni ponderate. maturate attraverso un’indagine condotta con questionari on line e interviste telefoniche. Nell’aprire il convegno, Tradati ha snocciolato le cifre raccolte: 926 realtà di noleggio reperibili sul territorio nazionale di cui 861 attive; di queste 641 hanno risposto alle domande dell’inchiesta che quindi può contare sul più che credibile dato del 75% di noleggi raggiunti e consultati. Questa attività si inquadra nel vasto panorama dello sci  per il quale si calcolano nel nostro Paese circa 7 milioni di praticanti di cui 4,9 milioni (63%) italiani e 2,8 milioni (37%) stranieri.  Si stima anche che sono circa 3,4 milioni le persone che noleggiano  abitualmente l’attrezzatura per sciare, il 70% straniere, il 30% italiane complessive ma con casi locali che raggiungono anche il 50%.  Su questo segmento importante di praticanti  lavora il noleggio che nell’ultimo anno, rispetto all’anno precedente, ha comunque registrato un primo segnale di stasi con un bilancio negativo tra chiusure (-12%) e aperture (+5%) di attività. Ma quali noleggi? Degli 861 esercizi attivi il 41% è composto da attività esclusiva, il 49% da attività collaterale al negozio di vendita diretta; il 10% da attività inserita in scuole di sci, negozi vari, perfino edicole, eccetera. Per il comparto noleggio lavorano 2900 addetti (3,38 di media a noleggio) che contribuiscono a realizzare un fatturato di circa 210 milioni di Euro. Il 70% dei noleggi dichiara di formare internamente i propri addetti, evidentemente solo sulla base dell’esperienza, il 30% svolge invece formazione esterna per una più qualificata preparazione segnando un 8% in più rispetto all’anno precedente. Quello della preparazione degli addetti dei noleggi tocca naturalmente il tema fondamentale della sicurezza degli sciatori che dovrebbero avere la certezza di vedersi assegnati attrezzi che garantiscano affidabilità, efficacia e  perfetto funzionamento del meccanismo cruciale dell’attacco in relazione delle caratteristiche fisiche dello sciatore. E  qui le note sono dolenti perché solo una minoranza dei noleggi (44%) regola gli attacchi con l’ausilio di software specialistici che rispettino tutte le norme ISO in materia; la maggioranza (56%) si affida ancora all’esperienza personale e «praticona» che lascia non trascurabili dubbi sull’efficacia dell’intervento. In materia di sicurezza non va trascurato  il prodotto-casco, inserito quest’anno nella ricerca di Ski Rental Summit, che è presente in 171 mila esemplari nei noleggi (199 caschi in media a noleggio). Sono stati calcolati in circa 328 mila le paia di sci presenti  attualmente nel mercato del noleggio (380 paia in media a esercizio) che si rinnovano con un tasso di sostituzione medio annuo del 21%, ritmo basso da accelerare.  Sono 62 mila le paia di sci venduti ogni anno dalle aziende produttrici ai nolggi italiani tra modelli specifici e modelli di gamma pari al 36% del totale delle vendite. Per quanto riguarda gli scarponi, capitolo importante entrato quest’anno nella ricerca di Tradati, sono 321 mila le paia presenti nei noleggi (373 paia in media a esercizio) e sono 64 mila le paia vendute ai noleggi dai produttori pari al 31% di vendite totali. Poi c’è lo snowboard con 44 mila tavole presenti (51 a noleggio) per un comparto che da qualche tempo ha segnato una forte stagnazione. Poi c’è lo sci di fondo, pratica da sempre minoritaria in Italia, rappresentato comunque in quasi tutti noleggi con circa 20 mila paia (23 a noleggio), e c’è lo sci alpinismo con 103 mila paia (12  a noleggio).

Gli spunti di riflessione e l’intervento di Assosport

Terminata la raffica di numeri utili a radiografare il pianeta-noleggio oggi in Italia, Tradati ha tratto alcuni spunti dall’indagine per pilotare le riflessioni degli addetti ai lavori sul futuro del fenomeno.  Il mercato: si sta assistendo forse ad una prima fase di maturazione dopo una parabola quasi ventennale in costante crescita.  I margini di sviluppo esistono ma è il momento di puntare ad una «selezione di qualità» per far emergere le attività più professionali, preparate e competenti. Il prodotto: si sente la necessità di sci e scarponi specifici per il noleggio di qualità, con un loro particolare appeal emozionale oltre che con valori tecnologici di livello. Il servizio: vi è l’assoluta necessità di un miglioramento degli standard di gestione dell’esercizio, sia per quanto riguarda l’ambiente dove si svolge l’attività  sia, soprattutto in chiave sicurezza, per quanto riguarda la preparazione e lo fornitura degli attrezzi tecnici al cliente.  È quindi intervenuta Manuela Viel, direttrice di Assosport, l’associazione confindustriale di produttori dell’articolo sportivo che conta 120 aziende associate che commerciano 250 brand  e producono un fatturato aggregato di 4 miliardi.

Viel ha detto che le aziende del settore riconoscono il rilievo che il mercato del rental ha assunto accanto al retail e lo gestiscono con la dovuta attenzione cercando di evitare dinamiche di conflitto tra i due diversi mercati.  Per  il direttore di Assosport, al di là della necessità di comprensione del fenomeno, è soprattutto fondamentale agire sul consumatore per aumentarne la consapevolezza di utente responsabile. Si dovrebbe dare per scontato che negozi e noleggiatori siano preparatissimi ma il punto di caduta resta il consumatore che deve saper valutare la qualità del servizio, il valore tecnico degli attrezzi e la loro preparazione. «Sono pronta a lavorare – ha concluso la Viel – per dare al consumatore  regole sicure per garantirsi su un certo tipo di prodotto e su un certo tipo di servizio».

Tavola rotonda 1:  il presente e il futuro del rental

Corrado Macciò, presidente del Pool Sci Italia,  ha aperto la tavola rotonda dal titolo «Future of rental». Macciò ha tenuto soprattutto a rivendicare il costante lavoro di ricerca e di avanzamento tecnologico che le aziende produttrici degli attrezzi per lo sci impiegano per migliorare il prodotto e fornire ai consumatori l’attrezzatura giusta anche in termini di sicurezza. Nello stesso tempo ha chiesto idealmente al noleggio che questo lavoro non venga  vanificato con una gestione degli attrezzi dilettantesca, che si arrivi ad un livello di qualità tale da consentire che i prodotti necessari per la pratica di uno sport complesso come lo sci esprimano tutte le loro  qualità e tutte le loro potenzialità intrinseche. A Macciò è seguito Tine Demec della Elan, azienda slovena produttrice di sci che ha avviato un progetto «pay with share» che consente di provare le attrezzature prima di  comprarle. Non sappiamo ancora bene dove si sta orientando il trend dei consumi, ha detto Demec,  ma vediamo che certe categorie, come gli anziani, sono sempre più attive.  Dobbiamo comunicare con le domande emergenti, capire cosa vogliono e fare del noleggio lo strumento per rispondere alle loro esigenze. È quindi toccato a Pietro Colturi della Burton gettare luce sul comparto dello  snowboard «uno sport che facciamo fatica a rappresentare, più complicato rispetto al mercato dello sci». Colturi ha spiegato le iniziative di Burton per coinvolgere  gli appassionati della tavola in esperienze condivise e ha riconosciuto la funzione del noleggio che però deve qualificarsi, rendersi credibile al consumatore per poterlo fidelizzare. Ermanno Zini, noleggiatore di Livigno affiliato alla catena di noleggio Rent and Go, ha portato nella discussione la sua esperienza diretta testimoniando il costante impegno della catena rental fondata da Erwin Stricker di garantire sempre la qualità del servizio. «Noi associati – ha detto Zini – dobbiamo innanzitutto ospitare il cliente in un ambiente gradevole, pulito e confortevole, e fornirgli attrezzi sicuri e non invecchiati. Infatti prevediamo un massimo di tre anni per il turnover sia degli sci che degli scarponi». Operando in questo modo, ha concluso Zini, il cliente diventa un amico con cui scambiare reciproca fiducia, confidenze ed entusiasmi. Francesco Bosco, direttore delle Funivie Campiglio, ha inquadrato l’attività di noleggio nella offerta complessiva di una stazione invernale giudicandola molto importante soprattutto per gli stranieri che a Madonna di Campiglio compongono ormai la maggioranza dell’utenza (54%) da dicembre a marzo.  Sottolineata la rilevanza del servizio, Bosco non si è però esentato dal segnalare che nella località da lui diretta alcuni noleggi sono all’altezza delle necessità e altri no, tanto che in un’indagine condotta da un istituto di Innsbruck sulle 25 località top dell’arco alpino, il voto più basso tra le «prestazioni» fornite da Madonna di Campiglio è toccato al noleggio.

Tavola rotonda 2: sicurezza, qualità del servizio e  formazione

La seconda tavola rotonda del programma del 2° Ski Rental Summit era dedicata al tema «Sicurezza, qualità del servizio e formazione». Ha cominciato Christian Thaler, direttore della filiale italiana di Wintersteiger, la grande azienda leader nella produzione di macchine ski service che sta facendo compiere una svolta decisiva anche al noleggio con la proposta di attrezzature sosfisticate di misurazione come il Boot Doc per la valutazione e la definizione dello scarpone ideale per ogni piede. Thaler si può considerare un ispiratore del «noleggio del futuro».  Ha spiegato come la nozione di qualità del noleggio vada estesa dal prodotto fornito alle procedure del servizio, quanto sia fondamentale per la sicurezza la regolazione degli attacchi e quanto pochi siano ancora i noleggiatori che utilizzano macchine di regolazione che sappiano grantire il rispetto delle normative ISO e UNI. Il noleggio del futuro si dovrebbe articolare su una serie di passaggi e di funzioni che iniziano con il check-in del cliente anche on line, procedono con la scannerizzazione tridimensionale del piede per la fornitura dello scarpone esatto dopo che ogni scarpone presente nel noleggio è stato valutato col calibro digitale per garantire la perfetta compatibilità della suola con lo sci e l’attacco. Comunque, ha concluso Thaler, la qualità del servizio è il risultato complesso di una coincidenza di fattori che coinvolge i produttori, i noleggiatori e non da ultimo il consumatore con la sua capacità di valutazione e di giudizio. Roberto Moling, presidente dei manutentori dentro  Confartigianato Imprese,  ha lanciato l’allarme circa  l’articolo 11088 delle normative ISO sulla regolazione degli attacchi: secondo una  statistica condotta in Alto Adige sulla sicurezza solo il 18% degli attacchi sono regolati correttamente. «È un dato allarmante – ha detto Moling –  che dice quanta strada ci sia ancora da fare per tutelare la sicurezza degli sciatori».  Thomas Brutscher della Rentmaxx, azienda tedesca che propone software di misurazione per i noleggiatori, ha individuato nella progressiva digitalizzazione dei servizi una frontiera di miglioramento complessivo pur in presenza  di normative diversificate tra un Paese e l’altro. Roberto Zambelli, titolare della VIST,  ha chiarito come  i produttori di attacchi debbano rispondere a numerose normative presentando un prodotto che però deve ricevere anche un adeguato utilizzo:  i noleggiatori devono conoscere le normative per attacchi e scarponi e non è sempre colpa dell’attacco se si sgancia inopportunamente o non si sgancia del tutto, va sempre considerato il rapporto con lo scarpone, la sua conformazione, la sua suola. Servono conoscenza e sensibilità. E la fretta e l’approssimazione sono le nemiche da cui guardarsi. Dino Palmi, dell’Associazione italiana skimen, ha ribadito quanto sia importante che la regolazione degli attacchi venga effettuata con le apparecchiature elettroniche  e che per la legge italiana il responsabile di eventuali  infortuni riconducibili a carenze dell’attrezzatura è chi la fornisce, quindi il noleggiatore. Claudio Zorzi, presidente del  Collegio Maestri di Sci dell’Alto Adige,  ha sottolineato il ruolo importante ricoperto dai professionisti della neve nel consigliare e indirizzare lo sciatore anche per quanto riguarda l’attrezzatura, talvolta inadeguata.  Nei programmi di formazione del maestro di sci  è compresa la materia dell’attrezzatura e della sua manutenzione che serve per fornirgli competenza utile a correggere, di fronte ai clienti di un corso, l’uso di scarponi troppo larghi, sci troppo lunghi, attacchi troppo tirati. Ernst Messner (EM Experience) lavora da anni per organizzare corsi di formazione che portino alla certificazione di competenza. «Purtroppo ci sono noleggiatori i cui dipendenti non sanno nemmeno com’è fatto uno sci », ha denunciato Messner. «La formazione è fondamentale – ha continuato – e in Alto Adige da 15 anni stiamo lavorando per sviluppare un procedura idonea». Servono corsi seri con esame finale per valutare la preparazione e per questo servono anche fondi che finanzino le iniziative per una formazione di qualità.

Un gruppo di lavoro per produrre il «Decalogo del noleggio»

Infine la conclusione del 2° Ski Rental Summit con una proposta operativa di lavoro che tenga insieme nello stesso impegno aziende produttrici e noleggiatori. Manuela Viel ha ripreso la parola per sottolineare  quanto  sia utile il lavoro di Prowinter Lab e di Alfredo Tradati,  quanto siano stati interessanti costruttivi tutti gli interventi in una positiva esperienza di confronto. La direttrice di Assosport ha quindi anticipato la creazione di un gruppo di lavoro che elabori la proposta operativa che ha  quindi illustrato Alfredo Tradati. Si tratta della formulazione di  un Decalogo del noleggio ispirato al decalogo della FIS sulla sicurezza in pista; un documento utile al noleggiatore e al consumatore per precisare i doveri del primo e i diritti del secondo nel rapporto di servizio del noleggio; dieci voci per indicare al noleggiatore gli obblighi dettati dalla responsabilità di fornire attrezzi confacenti da cui dipendono il piacere dello sci ma anche la sicurezza e per educare lo sciatore che noleggia alla consapevolezza dei contenuti tecnici e della idoneità dell’attrezzatura che riceve in rapporto alla propria conformazione fisica e alle proprie capacità tecniche. In un clima di  fattiva collaborazione tesa a perseguire un sempre maggiore standard di qualità del noleggio si è conclusa così la seconda edizione dello Ski Rental Summit. Appuntamento alla terza edizione del 2020 quando, naturalmente sempre a Prowinter, sarà svelato, pronto per essere comunicato a tutto il mondo della montagna bianca, il primo Decalogo del noleggio a cura di Prowinter Lab, Assosport e Pool Sci Italia.