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	<title>PsicologiaSci Archivi - SciareMag</title>
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	<title>PsicologiaSci Archivi - SciareMag</title>
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		<title>Mental coach: allenare il corpo o la mente?</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-allenare-il-corpo-o-la-mente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Vagli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Oct 2021 14:23:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[PsicologiaSci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di allenare la mente, spesso si pensa a sessioni di calcoli, rompicapo e quiz finalizzati a migliorare il proprio Q.I. (Quoziente Intellettivo). Non è così raro, infatti, trovare attività su riviste o console digitali che promettono di mantenere in forma il nostro cervello. E qui abbiamo il primo, grosso, punto da analizzare: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di allenare la mente, spesso si pensa a sessioni di calcoli, rompicapo e quiz finalizzati a migliorare il proprio Q.I. (Quoziente Intellettivo). Non è così raro, infatti, trovare attività su riviste o console digitali che promettono di mantenere in forma il nostro cervello.</p>
<p>E qui abbiamo il primo, grosso, punto da analizzare: mente e cervello sono la stessa cosa? Spesso vengono utilizzati come sinonimi ma non è così.</p>
<p>Se per cervello intendiamo, comunemente e correttamente, l’organo principale del sistema nervoso centrale, per il termine mente non possiamo limitarci ad una mera sovrapposizione di significato.</p>
<p>Se cercassimo sul dizionario, troveremmo che la mente è «Il complesso delle possibilità e dei contenuti intellettuali e spirituali dell’individuo». Insomma, qualcosa di più di un semplice (per quanto complesso!) organo. Ma ciò non basta, secondo la<em> embodied cognition theory</em>, semplificando, la mente è incarnata nel corpo.</p>
<p>Riflettiamo: la mente è nel corpo, significa quindi che corpo e mente sono la stessa identica cosa. Significa uscire da un dualismo che ci portiamo dietro da secoli e accettare l’idea che allenare la mente significhi allenare il corpo e, soprattutto, che allenare il corpo significhi allenare la mente.</p>
<p>Processi emotivi, cognitivi e percettivi, sono in funzione del corpo, della corporeità. L’atleta di alto livello, così come lo sportivo amatoriale, allena inconsapevolmente la mente da sempre, ogni volta in cui allena il proprio corpo.</p>
<p>Costrutti come la motivazione, la leadership, la capacità di concentrazione, non possono essere scissi dal proprio corpo. La concentrazione è nel corpo, così come la motivazione è in funzione del nostro stato di forma. La lucidità mentale, la capacità di decision making, dipendono dalla stanchezza o dalla freschezza fisica, e così via. Allenare la mente senza conoscere il proprio corpo risulterebbe, quindi, completamente disfunzionale e inutile.</p>
<p>È necessario perciò abbandonare l’idea che l’allenamento mentale sia da relegare a specifiche sedi, riducendolo all’allenamento cognitivo. Bisogna invece accogliere una visione integrata dell’allenamento, dove le diverse componenti sono facce diverse di uno stesso dado.</p>
<p>Viene da sé, quindi, che non possa esistere allenamento tecnico senza allenamento atletico, allenamento tattico-strategico senza allenamento mentale, e così via. Lo psicologo dello sport, il mental coach, deve collaborare con l’allenatore, condividendo principi e modalità. D’altra parte, l’allenatore deve conoscere i rudimenti della preparazione mentale ed inserirli nei propri programmi.</p>
<p>Lo sciatore amatoriale deve sapere quanto impatti la propria mente sulla giornata di sci, deve saper riconoscere i segnali di stanchezza mentale così come sa riconoscere quelli di stanchezza fisica. L’atleta agonista, così come il professionista, deve saper impostare periodi di carico mentale e periodi di scarico, così come fa con l’allenamento atletico.</p>
<p>È importante, fondamentale, assumere una visione integrata dell’allenamento, per permettere ad ognuno di ottenere e replicare le proprie peak performance, che sia un professionista, un dilettante o un amatore.</p>
<hr />
<p><span style="font-size: 8pt; color: #ffffff;"><span style="color: #000000;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-67600 alignleft" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/10/vagli.jpg" alt="" width="487" height="405" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/10/vagli.jpg 800w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/10/vagli-300x250.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/10/vagli-768x639.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/10/vagli-600x500.jpg 600w" sizes="(max-width: 487px) 100vw, 487px" /><strong>MATTEO VAGLI</strong><br />
Psicologo, specializzato in Psicologia dello Sport. Si occupa di qualità della vita e benessere individuale, lavora con atleti agonisti e non sul potenziamento delle performance e delle risorse individuali. Psicologo Esperto della Scuola Regionale dello Sport del CONI Lombardia, docente presso l’Università eCampus del corso «Motivazione e Crescita personale» e «Comunicazione e public speaking», docente di «Psicologia generale e motivazione» presso il CPS-MT (Centro Professionale Sociosanitario Medico &#8211; Tecnico) di Lugano, formatore d’aula sulle tematiche tipiche della psicologia dello sport, del mondo corporate e della psicologia dell’apprendimento. È inoltre responsabile della formazione presso Artademia e collabora con diverse aziende in qualità di consulente HR (coaching, HR management, etc.).  Mental coach: allenare il </span></span></p>
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		<title>Quadro tecnico Druscié Cortina, arriva Andrea Appierto, psicologo dello sport</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/notiziesci/quadro-tecnico-druscie-cortina-arriva-andrea-appierto-psicologo-dello-sport/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 May 2021 11:03:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[PsicologiaSci]]></category>
		<category><![CDATA[GiovaniSci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quadro tecnico Cortina Druscié, arriva Andrea Appierto, psicologo dello sport Pochi giorni fa lo sci Club Druscié Cortina ha rinnovato il quadro tecnico, fondamentalmente confermando quello precedente. C&#8217;è però una importante novità, l&#8217;inserimento nell&#8217;organico di uno psicologo dello sport che sarà a disposizione delle varie squadre non in maniera occasionale. Si chiama Andrea Appierto, 29 [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 8pt; color: #ffffff;">Quadro tecnico Cortina Druscié, arriva Andrea Appierto, psicologo dello sport</span><br />
Pochi giorni fa lo sci <a href="https://www.sciclubdruscie.com/" target="_blank" rel="noopener">Club Druscié Cortina</a> ha rinnovato il quadro tecnico, fondamentalmente confermando quello precedente. C&#8217;è però una importante novità, l&#8217;inserimento nell&#8217;organico di uno psicologo dello sport che sarà a disposizione delle varie squadre non in maniera occasionale.</p>
<p>Si chiama <strong>Andrea Appierto</strong>, 29 anni friulano di Pordenone, ma vive a Padova dove lavora per <a href="https://www.psicologidellosport.it/" target="_blank" rel="noopener">Psicologi Dello Sport Italia</a>. Un istituto di formazione molto prestigioso, nato nel 1972. Da dieci anni ha una sezione dedicata alla Psicologia dello sport e, a oggi, eroga uno dei Master più seguiti in Italia per la formazione. Chi vuole proseguire il percorso può aprire il suo official point Psicologi Dello Sport e ce ne sono diversi in tutto il paese. A Pordenone c’è il suo. Andrea ha un passato da atleta fino alla categoria Senior. Poi è diventato maestro e allenatore. Ha seguito per 4 anni ragazzi dell’area Fis, ma l’anno scorso ha preso in mano ragazzi che partecipano a gare Fisi, situazione meno impegnativa</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-64348" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-primo-piano-2-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-primo-piano-2-768x1024.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-primo-piano-2-225x300.jpg 225w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-primo-piano-2-1152x1536.jpg 1152w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-primo-piano-2-990x1320.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-primo-piano-2-300x400.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-primo-piano-2-600x800.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-primo-piano-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p><strong>Quindi la psicologia ha battuto lo sci?<br />
</strong><em>Ah, ma non è una gara. La mia professione è quella di psicologo dello sport che ha bisogno di studi e approfondimenti continui. Tuttavia lo sci non lo mollo di certo. Anche perché mi torna molto utile per sperimentare e a avere riscontri tra teoria e pratica. Quest’anno sarò presente come docente al corso di formazione maestri di sci del Friuli sia dell’Alpino che del fondo e dello snowboard, per l’area psicologico-didattica. Poi inizio questa nuova avventura anche con il Druscié Cortina.</em></p>
<p><strong>Com&#8217;è nato questo rapporto?</strong><br />
<em>Vivendo il mondo delle gare conoscevo bene il Presidente Flavio Alberti. Il rapporto è partito questa stagione quando ho seguito individualmente cinque atleti di questa società. Pochi giorni fa abbiamo fatto un bilancio e il presidente, considerando gli ottimi feedback ricevuti sia dai ragazzi che dagli allenatori, ha voluto estendere il rapporto all’intero sci club per Children e Giovani.</em></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-64347" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-panoramica-1024x497.jpg" alt="" width="1024" height="497" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-panoramica-1024x497.jpg 1024w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-panoramica-300x146.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-panoramica-768x373.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-panoramica-990x481.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-panoramica-600x292.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-panoramica.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong>Quindi sarai sempre a disposizione?<br />
</strong><em>Abbiamo concordato un tot di giornate per il momento nel periodo estivo e autunnale con blocchi di 2/3 giorni. Seguirò direttamente sul campo i diversi gruppi a partire dai children fino ai Giovani. Mi interfaccerò con gli allenatori e lavorerò con gli atleti. Il tutto sarà organizzato in base al numero dei ragazzi.</em></p>
<p><strong>Li seguirai in gruppo o individualmente?<br />
</strong><em>Dipende quanti sono. Ad esempio, coi Giovani vorrei procedere con dei colloqui individuali, oltre alla supervisione in pista. Diverso è con i più piccoli, che hanno gruppi più numerosi, con cui agirò diversamente affiancando al mattino gli allenatori in pista, mentre al pomeriggio faremo delle sedute di gruppo.</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-64346" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/Andrea-panoramica-2-1024x497.jpg" alt="" width="1024" height="497" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/Andrea-panoramica-2-1024x497.jpg 1024w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/Andrea-panoramica-2-300x146.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/Andrea-panoramica-2-768x373.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/Andrea-panoramica-2-990x481.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/Andrea-panoramica-2-600x292.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/Andrea-panoramica-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong>Con quest’ultimi quali tematiche affronterai?<br />
</strong><em>La gestione degli obiettivi, dello stress, quella emotiva prima della gara. Insomma, per loro è importante offrire un’infarinatura generale. Poi pian piano, come sempre accade, salteranno fuori altre tematiche proprio parlando direttamente coi ragazzi. Si procederà singolarmente in base a specifiche esigenze o per chi vorrà seguire un percorso dedicato.</em></p>
<p><strong>Come si misura nella pratica il risultato del lavoro che fai?<br />
</strong><em>Da diverse componenti che dipendono dalle tematiche che hai affrontato con l’atleta. Ti faccio un esempio. Capita che un ragazzo presenti problemi relazionali e di comunicazione con il suo allenatore. Situazione che non crea la giusta fiducia necessaria tra i due e che dunque può generare dubbi e frustrazioni. Lavoro con l’atleta ricercando feedback per monitorare la situazione e mi interfaccio con l’allenatore chiedendo indicazioni su tale rapporto con una certa frequenza. In base alla mia esperienza si possono ottenere buoni risultati. Per quanto riguarda la questione emotiva il feedback non può che arrivare dall’atleta stesso.</em></p>
<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-64344" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-1024x600.jpg" alt="" width="1024" height="600" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-1024x600.jpg 1024w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-300x176.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-768x450.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-990x580.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-600x352.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><br />
Quest’anno ho seguito un ragazzo che riscontrava problemi di mantenimento della tensione tra una manche e l’altra. Andava bene nella prima, ma aveva spesso difficoltà a confermarsi nella seconda. Dopo un ottimo percorso, è capitato che l’atleta stesso mi abbia raccontato di come, usando gli strumenti su cui abbiamo lavorato, in diverse situazioni fosse riuscito a superare l’ostacolo.<br />
</em></p>
<p><em>Mi è capitato anche un altro ragazzo che aveva deciso di interrompere le gare per un periodo da quanto pativa un certo stress. Non riusciva a mettere a fuoco gli obiettivi principali per un approccio alle gare poco funzionale. Con un lavoro dedicato è tornato in pista ed è riuscito a migliorare i suoi punteggi FIS. A parte il risultato il vero successo è stato proprio il raggiungimento della sua consapevolezza.</em></p>
<p><em>Ci tengo a dire che lo psicologo non è un mago! Il “funzionamento” di un atleta dipende da tanti fattori e lo psicologo ne fornisce un contributo, ottimizzando ciò che già funziona e facilitando la gestione di situazioni complesse.</em></p>
<p><strong>Tra Children e Giovani qual è la categoria più impegnativa?<br />
</strong><em>Il Children è più plastico. Con ragazzi e allievi puoi impostare un lavoro fornendo determinati strumenti che poi ognuno metabolizzerà con i propri tempi. </em></p>
<p><em>Sai, con un ragazzo di quell&#8217;età parti da zero, perché è meno strutturato e lui stesso si conosce anche poco. Quindi è più facile inserire tasselli laddove non ce ne sono. Con l’atleta più grande, dotato di una personalità già in parte formata, il percorso può rivelarsi un po’ più complicato. È bene dire però, che non ci sono standard. Puoi essere Children o Giovane ma dipende come sei. </em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-64349" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-1-1024x975.jpg" alt="" width="1024" height="975" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-1-1024x975.jpg 1024w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-1-300x286.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-1-768x731.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-1-990x942.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-1-600x571.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-azione-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><em>A parte questo è importante o se vuoi utile, intervenire a livello giovanile perché lo psicologo non fornisce soltanto strumenti ai fini della prestazione, ma può lavorare anche sulle abilità di base come la motivazione. Questi sia in caso di successo o di fallimento. Com’è noto i children non hanno punti Fis, ma basano il loro rendimento solo sulla classifica. Quindi arrivare quarti a 2 decimi purtroppo conta poco! Nel primo anno Giovani, invece, puoi anche classificarti 25esimo, ma se intanto stai migliorando il punteggio Fis, l’obiettivo è raggiunto.</em></p>
<p><em>Dinnanzi a questo quadro, con la piena sinergia dei tecnici, focalizzare l’attenzione sul miglioramento dell’abilità piuttosto che sul risultato è più funzionale come approccio. Anche perché se procedi per obiettivi ti puoi monitorare nell’arco della stagione. Dovendo puntare tutto sul risultato, se questo non arriva, non riesci a percepire tutto il percorso fatto fino a quel momento, proprio perché pensi di aver fallito. Per puntualizzare, se non hai preso 10, unico voto per te importante, ma hai meritato 8, ebbene, quell’8 non ha alcun significato. E questo è sbagliato. Se non ti poni degli step può venire a mancare la motivazione.</em></p>
<p><strong>Avrei detto il contrario, cioè fosse più impegnativo parlare con i 12, 13enni, più restii a raccontarsi…<br />
</strong><em>Non è un’osservazione stupida. Lo credevo anch’io all’inizio della mia professione. Però mi sono subito reso conto, e la cosa mi ha colpito non poco, come proprio i 12, 13enni, tirassero fuori determinati argomenti. Ti accorgi che la loro consapevolezza di essere atleti è logicamente minore rispetto al professionista, eppure parlano. E parlano un sacco, specie della componente emotiva. Ed è abbastanza sorprendente come, una volta iniziato il percorso, abbiamo proprio voglia di ritagliarsi quell’oretta e mezza alla settimana per raccontare loro stessi a qualcuno senza alcun tipo di filtro, sentendosi in un ambiente protetto.</em></p>
<p><strong>Statisticamente ci sono punti che ti trovi ad affrontare più di altri?<br />
</strong><em>La gestione emotiva, perché comprende tante aree. C’è quello che ha troppe aspettative da parte della famiglia o dell’allenatore. Chi, come dicevo prima, è totalmente orientato al risultato, dunque può andare incontro a uno stato d’ansia cognitiva. Per atleti più grandi, come quelli di Coppa del Mondo (Andrea ne segue uno, ndr), è importante anche la gestione dello stress, non solo sulla singola gara, ma nell’arco dell’intera stagione. Significa non arrivare a marzo sfiniti.</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-64345" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-fresca-865x1024.jpg" alt="" width="865" height="1024" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-fresca-865x1024.jpg 865w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-fresca-253x300.jpg 253w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-fresca-768x909.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-fresca-990x1172.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-fresca-300x355.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-fresca-600x711.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andrea-fresca.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 865px) 100vw, 865px" /></p>
<p><strong>Con gli allenatori invece come ti rapporti?<br />
</strong><em>È bene che l’allenatore consideri un aspetto fondamentale: </em></p>
<h2><em>La presenza di uno psicologo non significa che per forza ci sono problemi da risolvere. </em></h2>
<p><em>Il lavoro è complesso, coinvolge anche il genitore e il tecnico. Quindi diventa una figura, come dire, fantasma perché lavora dietro le quinte, ma non è altro che un facilitatore di processi. Atto dunque ad ottimizzare la comunicazione all’interno dello staff.</em></p>
<p><em>Agli allenatori e a mamma e papà, per segretezza professionale, non posso rivelare tutto quello che mi viene detto. Rielaboro alcune informazioni che ritengo possano tornare utili a entrambe le figure per facilitare il benessere del ragazzo. Ad esempio a un allenatore posso dire:“So che il ragazzo sta attraversando un momento emotivamente un po’ difficile e ricerca la massima fiducia con te, quindi dai un occhio di riguardo a questo aspetto”. Oppure: “Guarda che questo atleta è già fin troppo in palla e ha bisogno di ricercare la calma o di essere lasciato di più nei suoi pensieri prima di partire”. Insomma, si tratta di dare informazioni utili all’allenatore che alcune situazioni non può certo immaginarsele. Ecco che la presenza dello psicologo massimizza l’efficienza tra l’allenatore e l’atleta.</em></p>
<p><strong>Cosa riscontri quando segui un atleta che subisce un infortunio grave?<br />
</strong><em>Cambia da persona a persona. In questo caso, dalla mia esperienza, può essere più problematico per i più giovani, vuoi perché è la prima volta che lo subisce e si accorge di non essere un super uomo! Sai, spesso l’atleta si sente invincibile sotto questo punto di vista. La questione diventa più semplice, invece, con gli atleti più maturi. Il primo momento è forse quello meno complicato. Con l’aiuto di chi ti è vicino ti convinci che tornerai più forte di prima. Poi, dopo un paio di settimane, inizi a realizzare. Vedi magari come atleti che hai sempre battuto vanno avanti, si qualificano, vincono e allora diventa un pochino tutto più difficile. Poi c’è il ritorno in pista. Anche in questo caso possono verificarsi dei momenti emotivi complessi. Però attenzione, non stiamo parlando di tragedie. E poi si consideri sempre che nessuna persona è uguale all’altra e non esistono cliché.</em></p>
<p><strong>Il Covid, invece ha influito emotivamente sugli atleti?<br />
</strong><em>Dipende dalla disciplina sportiva. Sotto questo punto di vista lo sci è tra gli sport più fortunati, perché non si è mai fermato. Anzi, ti dirò, paradossalmente si è creata una situazione positiva. I ragazzi hanno capito che praticare sport era l’unico momento per poter fare aggregazione. Quindi solo con la squadra potevano vivere una certa socialità.</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-64353" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-psiche-primopiano-3-903x1024.jpg" alt="" width="903" height="1024" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-psiche-primopiano-3-903x1024.jpg 903w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-psiche-primopiano-3-265x300.jpg 265w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-psiche-primopiano-3-768x871.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-psiche-primopiano-3-990x1123.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-psiche-primopiano-3-300x340.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-psiche-primopiano-3-600x681.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/andre-psiche-primopiano-3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 903px) 100vw, 903px" /></p>
<p><strong>Da atleta hai avuto la possibilità di confrontarti con uno psicologo dello sport?<br />
</strong><em>Purtroppo no, e a ripensarci, in alcuni momenti, ne avrei avuto un sacco bisogno. Mi accorgo che figure come le nostre assumono sempre più importanza nel mondo dello sport. Lo dico perché a Padova, con Psicologi Dello Sport, lavoriamo con diverse discipline sportive, non solo lo sci. Ad esempio il rugby. Loro sono stati massacrati dal covid e hanno subito diverse ripercussioni a livello emotivo. Però ribadisco un aspetto. È importante che passi un concetto: la presenza dello psicologo non significa che c’è per forza un problema. Se allenandoti ti procuri una piccola contrattura cosa fai? Vai dal fisioterapista. Questo vale anche per la testa. Puoi affrontare un periodo di difficoltà e hai bisogno di un supporto. Oppure vuoi dedicare del tempo all’allenamento di aspetti mentali e allora ecco che interviene lo psicologo che è alla pari del preparatore atletico, del fisioterapista, dell’allenatore.</em></p>
<p><strong>Esiste l’atleta perfetto a livello mentale?<br />
</strong><em>Perfetto forse no ma ci sono atleti che riescono ad essere molto efficaci anche senza un sostegno[A1]  psicologico. Di esempi ce ne sono molti, anche nell’alto livello. A meno che non si vogliano approfondire alcune tematiche o in momenti di particolare difficoltà, non ritengo che tutti abbiano bisogno di un supporto specifico. Non sono di quelli che sostiene come un atleta senza psicologo non possa andare da nessuna parte. Anzi!</em></p>
<p><strong>Mi spieghi come fai a riconoscere se un atleta è forte di testa?<br />
</strong><em>Non è questione di avere la bacchetta magica. Io ho la fortuna di essere stato atleta e di vestire i panni di allenatore. Se unisco questo agli studi che ho fatto finora, diciamo che non è così difficile individuare chi è forte di testa e chi riscontra più difficoltà.</em></p>
<p><strong>Uno debole di testa non può vincere?<br />
</strong><em>Certo che può vincere, è solo più labile. Costruisci la sicurezza con maggiore difficoltà e quando ti sembra di averla conquistata basta poco per distruggerla. La differenza è questa. Chi è forte di testa, difronte alle difficoltà riesce a recuperare più velocemente. Questo aspetto lo si denota soprattutto nell’alto livello. È uno degli elementi che crea la differenza tra gli atleti a parità di capacità tecniche. Ma non solo. All’interno delle squadre a volte si creano situazioni complesse. Ci sono atleti cui scivola tutto addosso, altri vanno in difficoltà. È quella piccola percentuale che ti fa appartenere all’élite assoluta o fuori dai big.</em></p>
<p>Il Presidente del <em><a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/il-druscie-cortina-migliore-societa-non-militare-dellinverno-2019-20/">Druscié Cortina</a></em> <strong>Flavio Alberti</strong> ha ufficializzato, oltre alla nuova figura di Andrea, anche l&#8217;organico tecnico, riconfermando, di fatto, quello dello scorso inverno.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-64350" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/tecnici-psiche-1024x576.jpg" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/tecnici-psiche-1024x576.jpg 1024w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/tecnici-psiche-300x169.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/tecnici-psiche-768x432.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/tecnici-psiche-990x557.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/tecnici-psiche-600x338.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/05/tecnici-psiche.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>«<em>Siamo pronti a ripartire per un’altra stagione, con uno staff tecnico molto solido» spiega Flavio. La struttura è rimasta sostanzialmente quella dello scorso anno </em><strong>(nella foto Bandion, qui sopra)</strong><em>. Lo staff, coordinato sempre da <strong>Mauro Baldo</strong>, è un mix di tecnici esperti e allenatori più giovani che stanno crescendo molto bene. A tutti loro, l’augurio di un buon lavoro</em>».</p>
<p><strong>Direttore tecnico: </strong>Mauro Baldo<br />
<strong>Categoria Baby e Cuccioli</strong><br />
<em>Allenatori Baby:</em> Cinzia Kratter, Maria Vittoria Di Fazio, Federico Lorenzi.<br />
<em>Allenatori Cuccioli</em>: Michele Canei (allenatore responsabile), Clelia Ceccato, Nicolò Bugatti</p>
<p><strong>Categoria Ragazzi Allievi</strong><br />
<em>Allenatori</em>: Davide Viel (allenatore responsabile), Amelia Bisicchia, Simone Stiletto e Francesco Gorian<br />
<em>Tecnico Discipline veloci:</em> Silvano Varettoni<br />
<em>Psicologo dello sport:</em> Andrea Appierto</p>
<p><strong>Categoria Giovani</strong><br />
<em>Allenatori</em>: Mauro Baldo (allenatore responsabile), Simone Viotto, Stefano Savini e Oscar Pachner.<br />
<em>Psicologo dello sport:</em> Andrea Appierto<br />
<em>Tecnico discipline veloci</em><strong>:</strong> Silvano Varettoni</p>
<p><strong>Categoria Master</strong><br />
<em>Allenatori</em>: Ernesto De Mattia, Matteo Gobbo e Luca Lacedelli <span style="font-size: 8pt; color: #ffffff;">Quadro tecnico Cortina Druscié Quadro tecnico Cortina Druscié Quadro tecnico Cortina Druscié Quadro tecnico Cortina Druscié Quadro tecnico Cortina Druscié Quadro tecnico Cortina Druscié Quadro tecnico Cortina Druscié</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/quadro-tecnico-druscie-cortina-arriva-andrea-appierto-psicologo-dello-sport/">Quadro tecnico Druscié Cortina, arriva Andrea Appierto, psicologo dello sport</a> proviene da <a href="https://www.sciaremag.it">SciareMag </a>.</p>
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		<title>Un anno senza sci, così la &#8220;psiche&#8221; degli appassionati</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/tecnicasci/un-anno-senza-sci-cosi-la-psiche-degli-appassionati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Walter Stacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2021 12:07:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[PsicologiaSci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il momento catartico che lo sci alpino sta vivendo ha visto, fino a ora, interessarci del «mondo agonistico» giovanile e «fuori squadra/e» nazionale. Cioè tutto quel comparto che si occupa di agonismo al di fuori della massima espressione competitiva correlata con le squadre Nazionali, che possiedono uno staff e un percorso dedicato. Quindi, occupandoci di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il momento catartico che lo sci alpino sta vivendo ha visto, fino a ora, interessarci del «mondo agonistico» giovanile e «fuori squadra/e» nazionale. Cioè tutto quel comparto che si occupa di agonismo al di fuori della massima espressione competitiva correlata con le squadre Nazionali, che possiedono uno staff e un percorso dedicato.</p>
<p>Quindi, occupandoci di un mondo che è movimento, non possiamo esimerci dall’interessarci di «quel» mondo che è il principale motore del movimento «sci alpino».</p>
<p>Il mondo di cui andremo interessarci, in modo inedito oggi, è quello degli <a href="https://www.sciaremag.it/turismo/bozza-dpcm-gli-impianti-restano-chiusi/">appassionati</a> di sci alpino, quindi di tutti coloro che caratterizzano il successo di questa disciplina sportiva, che prima di agonismo è un vero e proprio modo e stile di vita.</p>
<p>L’ esperto in teoria e metodologia delle attività motorie è colui che deve essere in grado di analizzare tutto ciò che è motivo di salute e benessere per l’essere umano, nello svolgimento della sua primaria funzione vital : il movimento.</p>
<p>Il muoversi è l’estrinseca e più naturale funzione dell’essere umano, funzione fisiologica essenziale per il mantenimento di uno stato di salute e benessere dove la componente psichica è fondamentale per la vita di ognuno di noi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-61632" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-1024x768.jpg 1024w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-300x225.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-768x576.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-990x743.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-470x352.jpg 470w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-640x480.jpg 640w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-414x310.jpg 414w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-215x161.jpg 215w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-130x97.jpg 130w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-187x140.jpg 187w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-74x55.jpg 74w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-111x83.jpg 111w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco-600x450.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/apre-psiche-stacco.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Come può lo sci alpino influire sul benessere, e quindi sulla salute dell’essere umano da trasferire nella vita di tutti i giorni?</p>
<p>Come può agire favorevolmente sull’uomo e sulla comunità il praticare un’attività motoria, delle enormi valenze positive, come lo sci alpino?</p>
<h2>Ne parliamo con Matteo Vagli, dottore in Psicologia e specializzato in Psicologia dello Sport, Psicologo Esperto e Docente della Scuola Regionale dello Sport del Coni Lombardia.</h2>
<p><strong>Matteo cosa significa essere appassionati di sci alpino. e che tipo di «sofferenza patisce lo sciatore che in questa stagione non ha potuto praticare la disciplina sportiva che tanto lo affascina?<br />
</strong><em>Eh già, si tratta di una vera e propria rivoluzione da parte di chi, fino a ieri, era definito amatore, nel significato di colui o colei che ama praticare una disciplina sportiva, un hobby, per svago, senza altri particolari fini. «Lo faccio perché mi piace farlo», è questa la miglior definizione di esperienza autotelica, dove la pratica sportiva è fatta per il gusto di farla, niente più.</em></p>
<p><strong>Ma siamo sicuri di questo «niente più? Può, l’attività autotelica, essere ridotta semplicemente a mero svago?</strong><br />
<em>Assolutamente no.  L’essere umano è mosso da motivazioni intrinseche profonde. Tutto ciò che facciamo ha una forte spinta motivazionale</em>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-61634" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche-2-1024x614.jpg" alt="" width="1024" height="614" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche-2-1024x614.jpg 1024w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche-2-300x180.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche-2-768x461.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche-2-990x594.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche-2-600x360.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Esistono due forme di motivazione: una estrinseca, che dipende da fattori esterni, e una intrinseca, interna, facilmente identificabile con il termine passione.</p>
<p>Quest’ultima forma di motivazione ha diversi ruoli nella nostra vita. Innanzitutto, ci permette di impegnarci con costanza nelle sfide quotidiane, ci aiuta a non demordere difronte alle difficoltà ed agli ostacoli e, soprattutto, ci offre occasioni di ricarica personale.</p>
<p>Proprio come una batteria, le persone hanno bisogno di ricaricarsi e le passioni sono un’ottima fonte di energia!</p>
<p>Ognuno di noi, quindi, consapevolmente a volte e inconsciamente altre, va alla ricerca di situazioni autoteliche per ricaricare le proprie energie emotive, cognitive e psichiche.</p>
<p>Come se ciò non bastasse, tali esperienze fungono da serbatoio per situazioni avverse future.</p>
<p>Più viviamo le nostre passioni e più siamo in grado di reggere l’urto di situazioni negative che si verificheranno in futuro.</p>
<p>Pensateci, se dopo una bellissima giornata sugli sci ricevete una telefonata di lavoro spiacevole, tale evento ha lo stesso impatto rispetto ad aver ricevuto tale telefonata al termine di una giornata lavorativa qualsiasi? Molto probabilmente, no.</p>
<p>Ecco allora che le passioni ricoprono un ruolo fondamentale per la nostra sopravvivenza, non solo emotiva, ma a 360 gradi.</p>
<p>Tutto ciò, noi lo sappiamo e lo abbiamo sempre saputo. Inconsciamente, senza magari capirne realmente il motivo, siamo sempre andati alla ricerca di situazioni autoteliche. Abbiamo sempre cercato di dare il giusto spazi alle nostre passioni.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-61635" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche4-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche4-1024x683.jpg 1024w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche4-300x200.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche4-768x512.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche4-990x660.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche4-600x400.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2021/03/psiche4.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Ma veniamo alla situazione attuale. Arriva una pandemia globale, un evento traumatico sotto molti aspetti, che sconvolge completamente il nostro modo di vivere. L’impatto a livello psicologico è notevole, ci sono state tolte delle certezze, basi solide sulle quali ci siamo sempre appoggiati. I pensieri negativi, le paure, lo stress si sono riversati nella nostra vita con forza e prepotenza.</p>
<p>Tutto ciò che non riguarda il virus è stato messo in secondo piano e, con questo, anche le passioni sono state, temporaneamente, accantonate.</p>
<p>Peccato però che vivere le nostre passioni sia una delle migliori cure preventive che possa esistere. Le passioni abbassano lo stress e di conseguenza, riducendo i livelli di cortisolo, aumentano le nostre difese immunitarie!</p>
<p>Ma non solo, le passioni ci fanno stare bene e, come abbiamo visto prima, ci forniscono le energie necessarie per affrontare la vita.</p>
<p>Non c’è da stupirsi, quindi, se in un periodo così difficile emotivamente (e non solo) le persone lottino per poter realizzare le proprie passioni. Poiché sono l’appiglio, il paracadute con il quale sopravvivere di fronte ad ogni cosa.</p>
<h2>Con coscienza e responsabilità civica, certo, ma non spegniamo la passione, o spegneremo le persone.</h2>
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		<title>Mental coach, in pista è &#8220;questione di feeling&#8221;</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-in-pista-e-questione-di-feeling/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucia Bocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2020 08:46:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[PsicologiaSci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo appuntamento con la rubrica Mental coach con la psicologa dello sport Lucia Bocchi che spiega perché spesso in pista è &#8220;questione di feeling&#8221;. Quante volte si sente dire dagli atleti di coppa del mondo «Ho sciato bene, perché ho sentito subito buone sensazioni in pista». Oppure: «Non riesco ad esprimermi al meglio, devo trovare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo appuntamento con la rubrica Mental coach con la psicologa dello sport Lucia Bocchi che spiega perché spesso in pista è &#8220;questione di feeling&#8221;.</p>
<p>Quante volte si sente dire dagli atleti di coppa del mondo «<em>Ho sciato bene, perché ho sentito subito buone sensazioni in pista</em>». Oppure: «<em>Non riesco ad esprimermi al meglio, devo trovare il feeling con la pista</em>».</p>
<p>Gli atleti spesso non riescono ad entrare in sintonia con alcune piste e sistematicamente ogni anno la loro prestazione non è all’altezza della loro fama. Ad esempio <strong>Henrik Kristoffersen</strong> nello slalom di Zagabria.</p>
<p>Al contrario, <strong>Federica Brignone</strong> sembra avere sempre un buon feeling con la combinata di <a href="https://www.fis-ski.com/DB/general/results.html?sectorcode=AL&amp;raceid=100078" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Crans Montana</a> infatti ogni anno si piazza sul podio. O meglio quattro volte vincitrice nelle ultime quattro stagioni!</p>
<p>La motivazione più ovvia è pensare che le gare si svolgono su un terreno, che per tipologia di pendenza, dossi e dislivello, coincide perfettamente con le caratteristiche tecniche di un particolare atleta. O viceversa differiscono rispetto ad un altro atleta.</p>
<p>Tuttavia, attribuire tutto questo solamente alle caratteristiche fisico-tecniche dell’atleta potrebbe essere troppo riduttivo. Ed anche in questo caso dobbiamo introdurre la mente come fattore fondamentale.</p>
<p>Tutti sappiamo che i campioni di sci si allenano su ogni tipo di pista, terreno e neve, e nonostante loro stessi ammettano di preferirne alcune a discapito di altre.</p>
<p>Si allenano anni per sviluppare al meglio l’adattabilità a qualsiasi condizione esterna. Il fattore mentale è qualcosa che trascende l’aspetto puramente tecnico.</p>
<p>Possiamo tradurlo come una un insieme di percezioni e sensazioni più sottili e profonde, che risuonano nel corpo e nella mente dello sciatore.</p>
<h2>Sentirsi in sintonia con alcune piste è come incontrare per la prima volta una persona e sentirsi subito a proprio agio senza capirne il perché.</h2>
<p>Solitamente sono questioni inconsce che solamente con il tempo si sveleranno. Questa sensazione crea un pregresso positivo con quella persona che ci porterà ad avere un buon atteggiamento anche negli incontri successivi.</p>
<p>Tradotto in termini sciistici, se uno sciatore ha avuto buone sensazioni su una pista (per vari fattori tecnici, fisici e mentali parzialmente spiegabili e comprensibili) tenderà a voler rifare più volte quella pista per riprovare le stesse belle sensazioni.</p>
<p>Si crea un circolo virtuoso, in cui, lo sciatore continuerà a reiterare quelle sensazioni collegandole al ricordo di quella pista, aumentando così la voglia di rifarla e durante la sciata di nuovo sentirà quelle belle sensazioni, e così via.</p>
<p>Nello stesso modo, gli atleti collegano la sensazione del flow («stato di grazia») visualizzando nella loro mente, infinite volte, la gara appena vinta. Questo al fine di fissare in memoria le buone sensazioni vissute.</p>
<p>Oltre a questo, sappiamo che una delle componenti fondamentali dell’auto efficacia (cioè il sentirsi capaci di fare la migliore prestazione in gara) è il buon esito delle gare svolte dall’atleta nelle precedenti stagioni agonistiche.</p>
<p>Quindi per Federica Brignone, la pista di Crans è diventata un ancoraggio forte per la sua auto efficacia. Tanto che la sua predisposizione mentale all’avvicinarsi di tale gara, è un atteggiamento positivo che aumenta la possibilità di gareggiare nel flow. E quindi di ottenere la sua migliore prestazione sportiva).</p>
<p>Viceversa, nella mente di Kristoffersen , quando si avvicina lo slalom di Zagabria, ci sono esperienze pregresse negative che abbassano la sua auto efficacia al minimo, predisponendolo in una zona di fuori flow.</p>
<h2>Quindi, questo atleta deve lavorare duramente su altre componenti mentali per bypassare questo ostacolo e poter essere competitivo.</h2>
<p>Le componenti tecniche e fisiche, specifiche alle caratteristiche di un atleta, vengono allenate al massimo, tuttavia quando troverà condizioni poco compatibili cercherà di limitare i danni.</p>
<p>Invece, se ben allenata, la componente mentale può essere considerata il fattore «jolly». Poiché è capace di supplire a carenze fisico-tecniche ricercando continuamente quella condizione magica di flow. Il che permette all’atleta di fare la prestazione ottimale nonostante l’incompatibilità oggettiva con le caratteristiche della pista.</p>
<p>Solamente in quest’ultimo caso si può considerare un Campione completo in tutte le sue componenti (fisica tecnica e mentale) capace di vincere su qualsiasi pista!</p>
<hr />
<p><strong>Altri argomenti trattati da Lucia Bocchi per la rubrica MENTAL COACH</strong><br />
<a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/come-individuare-gli-obiettivi-agonistici/">Come individuare gli obiettivi agonistici</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-come-rimuovere-il-trauma-di-un-incidente/">Come rimuovere il trauma di un incidente</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-i-momenio-della-partenza/">I momenti della partenza</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-la-f-del-metodo-sfera/">La &#8220;F&#8221; del metodo sfera</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-la-sindrome-del-campione/">La sindrome del campione</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-lo-scandire-del-tempo-nello-sci/">Lo scandire del tempo nello sci</a> &#8211;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-in-pista-e-questione-di-feeling/">Mental coach, in pista è &#8220;questione di feeling&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.sciaremag.it">SciareMag </a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mental coach, lo scandire del tempo nello sci</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-lo-scandire-del-tempo-nello-sci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2020 12:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[PsicologiaSci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sciaremag.it/?p=39928</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nuovo argomento della rubrica mental coach il tempo nello sport è fondamentale, nel senso che in uno spazio temporale definito l’atleta deve performare al massimo. Tuttavia, il tempo cronometrico, è definito in maniera differente rispetto alle diverse attività sportive. Ci sono sport in cui il tempo è fisso come i 90’ del calcio, o i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo argomento della rubrica mental coach il tempo nello sport è fondamentale, nel senso che in uno spazio temporale definito l’atleta deve performare al massimo.</p>
<p>Tuttavia, il tempo cronometrico, è definito in maniera differente rispetto alle diverse attività sportive. Ci sono sport in cui il tempo è fisso come i 90’ del calcio, o i 4 tempi da 10’ del basket.</p>
<p>Entro quel lasso di tempo lo sportivo deve dare il meglio di sé, con la consapevolezza che lo sforzo fisico finirà esattamente allo scadere del tempo.</p>
<p>In altri sport il tempo è variabile come nel tennis, in cui la partita terminerà solamente quando sarà decretato il vincitore. Questo implica che esista la possibilità che una partita duri da un paio d’ore a 11 ore e 5 minuti, come accaduto nel match professionistico più lungo della storia, <a href="https://www.wimbledon.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wimbledon</a> 2010.</p>
<p>In altri sport il tempo della prestazione è vissuto insieme agli avversari, ad esempio nel ciclismo. In ogni istante della competizione il confronto con gli avversati è sempre visibilmente presente a tutti.</p>
<p>E poi c’è lo sci, in cui vince «chi impiega meno tempo dal cancelletto al traguardo seguendo il tracciato» e senza avere feedback diretti con gli avversari durante la gara (tranne che nella formula della gara di parallelo).</p>
<p>Il tempo cronometrico, nello sci alpino, a volte è spietato. Dopo due chilometri di pista sfrecciando alla velocità di oltre 100kmh è possibile vincere la gara per un centesimo di secondo. Esattamente quei 27cm (una spanna) di vantaggio di Sofia Goggia davanti a Federica Brignone nel supergigante di Santk Moritz il 14 dicembre 2019.</p>
<p>L’inesorabile trascorrere del tempo non perdona niente e nessuno. Nello sci alpino quei centesimi bruciano, anche se apparentemente gli atleti sono abituati a ricevere e dare centesimi.</p>
<p>Pochi centesimi di secondo per uno sciatore sono talmente un’inezia che fatica a mentalizzare cosa significhi realmente.</p>
<p>Per giorni non riesce a darsi pace. Eppure sempre più frequentemente, grazie a strumenti cronometrici di nuova generazione, vediamo atleti vincere o perdere al fotofinish.</p>
<h2>La parola cronometraggio (cronos= tempo e metron= misura) si riferisce alla parte più raffinata e moderna della misurazione del tempo.</h2>
<p>Fin dai tempi antichi, per curiosità umana, vennero costruiti i primi strumenti di misurazione ed i primi calendari. Almanacchi, tavole matematiche, meridiane, clessidre, ecc.</p>
<p>Successivamente alcuni studiosi come Galileo Galilei o Isaac Newton, osservando i raggi solari e il movimento delle stelle li resero più sofisticati.</p>
<p>Utilizzati per necessità nella navigazione, nell’agricoltura e poi successivamente vennero utilizzati nel lavoro, nell’industria e nello sport.</p>
<p>Per la mente umana, sono serviti millenni per acquisire il fattore tempo come costante percettiva del proprio vissuto.</p>
<p>Tuttavia, nonostante affascinanti teorie sul trascorrere del tempo e tutti gli strumenti di misurazione sofisticati di cui disponiamo, la nostra percezione temporale continua ad essere soggettiva.</p>
<p>Con questo mi riferisco a come percepiamo il fluire del tempo. Veloce durante una piacevole vacanza, contrapposto al brusco rallentamento quando siamo in una situazione di sofferenza. Ad esempio nel momento di degenza durante un intervento ospedaliero.</p>
<h2>In particolare nello sport la buona gestione mentale del tempo è specifica rispetto alla disciplina sportiva.</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-39978" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2020/01/Longines-shiffrin-1024x665.jpg" alt="" width="1024" height="665" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2020/01/Longines-shiffrin-1024x665.jpg 1024w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2020/01/Longines-shiffrin-300x195.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2020/01/Longines-shiffrin-768x499.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2020/01/Longines-shiffrin-990x643.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2020/01/Longines-shiffrin-600x390.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2020/01/Longines-shiffrin.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Ad esempio negli sport di resistenza, in cui il tempo della prestazione è lungo e la fatica spesso la fa da padrona. In questo caso è importante fare in modo che il tempo possa scivolare via velocemente. Come? Attraverso tecniche mentali dissociative.</p>
<p>Qui si crea volutamente un distacco con il tempo presente che aiuti lo sportivo a tollerare il dolore dello sforzo muscolare).</p>
<p>In uno sport come il pattinaggio artistico, la gestione del tempo è un sincronismo tra la musica e gli schemi motori di specifici salti e passaggi.</p>
<p>Negli sport di alta complessità motoria come lo sci alpino, mentalmente il tempo va gestito con tecniche associative, cioè attraverso una presenza costante nel qui e ora.</p>
<p>Tutto questo per quanto riguarda gli atleti agonisti. Mentre per tutti gli sciatori amatoriali che si cimentano lungo le piste innevate in una giornata di splendido sole e ottima compagnia, il tempo trascorrerà velocemente&#8230; Troppo velocemente.</p>
<p>Un trucco per rallentarlo e goderselo fino in fondo? Provate a focalizzarvi restando con la mente nel momento presente. Aumentate tutte le informazioni esterne collegate ai cinque sensi e trattenete il più possibile la percezione di benessere interno, in parole povere… godetevi ogni istante alla massima intensità possibile!</p>
<p>Lo scandire del tempo avverrà comunque, ma voi avrete afferrato ogni attimo della vostra passione sciistica amplificando il piacere della giornata, quasi come un rallentamento. Provare per credere!</p>
<hr />
<p><strong>Altri argomenti trattati da Lucia Bocchi per la rubrica MENTAL COACH</strong><br />
<a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/come-individuare-gli-obiettivi-agonistici/">Come individuare gli obiettivi agonistici</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-come-rimuovere-il-trauma-di-un-incidente/">Come rimuovere il trauma di un incidente</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-i-momenio-della-partenza/">I momenti della partenza</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-la-f-del-metodo-sfera/">La &#8220;F&#8221; del metodo sfera</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-la-sindrome-del-campione/">La sindrome del campione</a> &#8211;</p>
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		<title>Mental Coach, la sindrome del campione</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-la-sindrome-del-campione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucia Bocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jan 2020 19:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[PsicologiaSci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i numerosi argomenti trattati dai Mental Coach c&#8217;è anche la sindrome del Campione. Perfetto, ci mancava pure questa! E il bello è che non ce n&#8217;è una sola. La più comune è pervasiva nei settori giovanili, in cui i giovani atleti sono convinti (o sono stati convinti) di essere già Campioni. La pericolosità di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i numerosi argomenti trattati dai Mental Coach c&#8217;è anche la sindrome del Campione. Perfetto, ci mancava pure questa! E il bello è che non ce n&#8217;è una sola.</p>
<p>La più comune è pervasiva nei settori giovanili, in cui i giovani atleti sono convinti (o sono stati convinti) di essere già Campioni. La pericolosità di tale sindrome è la distorsione narcisistica dell’immagine di se stessi che tali bambini possiedono.</p>
<p>La conseguenza è che il bambino tenderà ad attaccarsi alla cultura dell’alibi ad ogni fallimento, esternalizzando la causa ( l’attrezzatura, il tracciato, la visibilità, la neve). Mentre ogni gara vinta e ogni suo successo verrà vissuto per alimentare la sua grandiosità, alimentando l’idea di essere già un predestinato campione.</p>
<p>Prima o poi tale bambino dovrà fare i conti con la realtà e questo potrebbe portare conseguenze psichiche (forte ansia, attacchi di panico, depressioni, ecc).</p>
<p>La famiglia e l’allenatore dovrebbero in questo caso aiutare il bambino a confrontarsi su un piano più realistico del suo valore effettivo. Incoraggiare senza creare idealizzazioni, supportare senza mitizzazioni.</p>
<p>Nello sport ad alto livello la sindrome del campione è da considerarsi quel disturbo psicologico per cui l’atleta non riesce a gestire il successo raggiunto troppo velocemente poiché non possiede ancora la maturità personale necessaria.</p>
<p>L’atleta è sottoposto a numerose richieste e decisioni che lo distolgono dal suo quotidiano ruolo di sportivo. Egli fatica a delegare incombenze a persone di fiducia, interviste e richieste continue lo decentrano e lo irritano, vorrebbe tornare allo stato di tranquillità precedente ed i sintomi iniziano a presentarsi sotto forma di perdita di senso della realtà e ipertrofia dell’io in tutti i settori della vita.</p>
<h2>Spesso sono irritati e intolleranti a qualsiasi frustrazione, fino a giungere all’utilizzo parziale di caratteristiche della personalità borderline.</h2>
<h2>In questo caso è bene rivolgersi ad uno psicologo per potersi ricentrare al meglio evitando una brusca frenata o una carriera fluttuante.</h2>
<p>Molto simile a tale disturbo è la SINDROME POST OLIMPICA. La pressione mentale presente nella testa degli sciatori prima delle Olimpiadi è molto intensa, per quattro anni gli atleti si allenano al fine di essere pronti per l’evento.</p>
<p>Tentare di prendere una medaglia per restare nella storia è l’obiettivo e il sogno di qualsiasi atleta di alto livello. Se la medaglia non arriva, pur essendo forte, l’atleta vive un periodo di delusione e svuotamento che può trasformarsi in un picco depressivo profondo.</p>
<p>Solamente la forza della programmazione di nuovi obiettivi può aiutarlo. Viceversa, se la medaglia arriva, ed è pure di color oro, l’impatto mediatico è così forte da amplificare l’emozione e lo stress di quel momento per mesi.</p>
<p>Per ricompattarsi, all’atleta servono tempo e spazi di recupero mentale e fisico anche un po’ forzati.</p>
<p>Un’altra trappola sportiva è la SINDROME DA DIPENDENZA dallo sport. I maniaci sportivi sono coloro che praticano sport in maniera abnorme, non equilibrata, trascurando affetti famigliari, socialità ed a volte anche il lavoro.</p>
<p>Alcuni di questi atleti sono guidati dalla irrefrenabile compulsione di svolgere un’attività sportiva che li soddisfa nel senso di controllo sulla loro vita. L’attività sportiva ha una sorta di funzione regolatrice dell’umore, oppure di compensazione di uno squilibrio interno, o come unico momento della vita dove ci si sente vivi.</p>
<p>Tutte queste motivazioni fanno in modo che lo sport diventi dominante e sempre più crescente nella vita.</p>
<h2>Il mio consiglio è di non ergersi come esseri superiori a coloro che non svolgono sport. Piuttosto cercare di ascoltare anche gli altri bisogni sani che ogni individuo possiede, ascoltando in modo costruttivo le opinioni dei propri cari restando ancorati alla realtà della vita quotidiana.</h2>
<p>La SINDROME DA PAURA DEL SUCCESSO, chiamata <a href="https://www.psicologi-italia.it/disturbi-e-terapie/fobie/articoli/la-nikefobia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nikefobia</a>, consiste nel temere di vincere a tal punto di auto sabotare la propria prestazione.</p>
<p>Solitamente le cause sono da ricercare a livello profondo nella mente dell’atleta, ricorrere ad un supporto psicologico potrebbe essere utile per sbloccare la situazione ormai cronicizzata.</p>
<hr />
<p><strong>Altri argomenti trattati da Lucia Bocchi per la rubrica MENTAL COACH</strong><br />
<a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/come-individuare-gli-obiettivi-agonistici/">Come individuare gli obiettivi agonistici</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-come-rimuovere-il-trauma-di-un-incidente/">Come rimuovere il trauma di un incidente</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-i-momenio-della-partenza/">I momenti della partenza</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-la-f-del-metodo-sfera/">La &#8220;F&#8221; del metodo sfera</a> &#8211;</p>
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		<title>Mental coach, la &#8220;F&#8221; del metodo Sfera</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-la-f-del-metodo-sfera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucia Bocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 16:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[PsicologiaSci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quarto intervento della rubrica &#8220;Mental Coach dedicato alla &#8220;F&#8221; di Forze del metodo Sfera ideato dal &#8220;sommo&#8221; Professore Giuseppe Vercelli. Si tende spesso a vedere il bicchiere mezzo vuoto, focalizzandosi su ciò che manca, su ciò che ancora dobbiamo raggiungere o sui punti di debolezza. Se la nostra prospettiva viene applicata attraverso la psicologia positiva (lo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-la-f-del-metodo-sfera/">Mental coach, la &#8220;F&#8221; del metodo Sfera</a> proviene da <a href="https://www.sciaremag.it">SciareMag </a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quarto intervento della rubrica &#8220;Mental Coach dedicato alla &#8220;F&#8221; di Forze del metodo Sfera ideato dal &#8220;sommo&#8221; Professore Giuseppe Vercelli. Si tende spesso a vedere il bicchiere mezzo vuoto, focalizzandosi su ciò che manca, su ciò che ancora dobbiamo raggiungere o sui punti di debolezza.</p>
<p>Se la nostra prospettiva viene applicata attraverso la psicologia positiva (lo studio che si occupa dello del benessere personale della qualità della vita dell’individuo) possiamo iniziare a vedere il bicchiere mezzo pieno e amplificarne il contenuto.</p>
<p>Il metodo SFERA del prof. Vercelli ci insegna come la <strong>lettera F</strong> riguarda proprio come sentire, gestire e amplificare i nostri punti di Forza.</p>
<h2>Dal suo libro per forza si intende «<em>la potenza insita nell’organismo attraverso la quale l’uomo e l’animale compiono i loro atti e i loro movimenti</em>».</h2>
<p>I punti di forza di uno sciatore, di qualsiasi livello tecnico, sono collegati direttamente al concetto di auto efficacia, cioè quanto l’individuo ha la percezione di essere capace di dominare e padroneggiare specifiche attività.</p>
<p>Quindi lo sciatore che si sente capace di sciare, cioè con una buona auto efficacia:<br />
&#8211; Riesce a programmare obiettivi stimolanti<br />
&#8211; Si coinvolge emotivamente<br />
&#8211; Percepisce come una sfida i compiti più difficili<br />
&#8211; Si focalizza sulla soluzione dei problemi<br />
&#8211; Si impegna maggiormente quando fallisce</p>
<p>Al contrario, colui che ha una bassa auto efficacia e vede sempre il bicchiere mezzo vuoto, è uno sciatore che:</p>
<p>&#8211; Ha aspirazioni modeste<br />
&#8211; Raggiunge le mete con scarso coinvolgimento emotivo<br />
&#8211; Percepisce i compiti difficili come una minaccia a se stesso</p>
<p>&#8211; Focalizza l’attenzione unicamente sul problema<br />
&#8211; Si sofferma maggiormente sugli ostacoli, sui risultati sfavorevoli e sui fallimenti, spesso attribuendo la colpa a fattori esterni.</p>
<p>Lo sciatore, in particolare l’atleta, deve diventare consapevole dei propri punti di forza.</p>
<p>Ad altissimo livello i campioni possiedono la straordinaria abilità di identificarsi unicamente con i punti di forza, l’idea di debolezza, durante una competizione, crea una reazione interna contraria al raggiungimento della massima prestazione possibile.</p>
<p>Per uno sciatore amatoriale, i punti di forza sono differenti rispetto ad un atleta, tuttavia sono ugualmente importanti, ecco alcuni esempi.</p>
<p>Sono forte di gambe, sono rapido e veloce, sono bravo nelle curve strette. Sono capace di apprendere velocemente, sono capace di essere scorrevole, sono caparbio.</p>
<p>Ancora, sono un’entusiasta, sono capace di resistere anche in condizioni avverse, tutti vogliono sciare con me perché sono capace di sentire la passione per lo sci e riesco a trasmetterla ai miei amici, ecc.</p>
<p>Proviamo ad analizzare i nostri punti di forza, come sciatori amatoriali o come atleti, rispondendo a queste semplici domande.</p>
<p>1. Quali sono i miei punti di forza come sciatore, dal punto di vista fisico e psicologico?<br />
2. Quali sono i miei punti di forza nella situazione che sto vivendo adesso?<br />
3. Cosa mi servirebbe per migliorare la mia sciata?</p>
<p>4. Quando la mia sciata è andata particolarmente bene, cosa pensavo prima di partire?<br />
5. Quali sensazioni provavo mentre sciavo con soddisfazione?<br />
6. Mi sento in armonia con lo scenario esterno e riesco a selezionare le sensazioni positive della mia mente?</p>
<p>Rispondere a queste domande è già un modo per migliorare la consapevolezza dei propri punti di forza riconoscendoli come risorsa interna che può aumentare l’auto efficacia collegata allo sport che stiamo praticando.</p>
<p>Una volta ottenuta la chiarezza di ciò che sono i punti di forza della sciata, possiamo provare ad aumentare la loro potenza attraverso il dialogo interno.</p>
<p>Alcuni esempi per uno sciatore potrebbero essere: «io sono perfettamente adeguato e scorrevole in questo tracciato», «io sono all’altezza di scendere in sicurezza da questa pista nera», «io sento buone sensazioni durante la mia sciata che amplifico al massimo».</p>
<p>La prossima volta che andrete a sciare, provate ad entrare nello stato mentale di SFERA, come fanno i grandi Campioni di sci, partendo proprio dai vostri punti di Forza!</p>
<p>Per approfondimenti vi consigliamo i libri scritti dal professor <strong>Giuseppe Vercelli</strong>: «<a href="https://www.lafeltrinelli.it/libri/giuseppe-vercelli/vincere-mente-come-si-diventa/9788868335540?zanpid=27673183C250197299&amp;zanpid=2642405899914171392&amp;gclid=Cj0KCQiAuefvBRDXARIsAFEOQ9GNFmevZ2zHTganJJmMxf75V7RFZewZSrfevtywQg3MQ9U3bhwbOuMaAvdUEALw_wcB&amp;awc=9507_1576683421_a7d432bfae0c1d1acbf85c424342e8ac" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Vincere con la mente</strong></a>», «<a href="https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__intelligenza-agonistica-vercelli.php?id=59541&amp;gclid=Cj0KCQiAuefvBRDXARIsAFEOQ9H667xWtq3Xpe_o_em5wmtUcXWOubz95nKgleWLMj9lhczy7J4IVgUaAnT8EALw_wcB" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>L’intelligenza agonista</strong></a>» e «<a href="https://www.ibs.it/libri/sport/psicologia-sport-c3701" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>La psicologia dello sport in pratica</strong></a>».</p>
<hr />
<h2 style="text-align: center;"><strong>Gli altri articoli di psicologia dello sport</strong></h2>
<p><a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-i-momenio-della-partenza/">I momenti della partenza</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-come-rimuovere-il-trauma-di-un-incidente/">Come rimuovere il trauma dell&#8217;incidente</a> &#8211; <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/come-individuare-gli-obiettivi-agonistici/">Come individuare gli obiettivi agonistici</a> &#8211;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-la-f-del-metodo-sfera/">Mental coach, la &#8220;F&#8221; del metodo Sfera</a> proviene da <a href="https://www.sciaremag.it">SciareMag </a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mental Coach, come rimuovere il trauma di un incidente</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-come-rimuovere-il-trauma-di-un-incidente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucia Bocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2019 18:04:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[PsicologiaSci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sciaremag.it/?p=32958</guid>

					<description><![CDATA[<p>La nostra mental coach Lucia Bocchi, affronta un argomento che, purtroppo, interessa molti appassionati: come rimuovere il trauma di un incidente. E non si riferisce per forza ai soli atleti professionisti, anche se per loro tale problema può interrompere un&#8217;intera carriera, al di là dell&#8217;infortunio. Durante la carriera di un atleta sciatore, spesso avvengono piccoli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/mental-coach-come-rimuovere-il-trauma-di-un-incidente/">Mental Coach, come rimuovere il trauma di un incidente</a> proviene da <a href="https://www.sciaremag.it">SciareMag </a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La nostra mental coach Lucia Bocchi, affronta un argomento che, purtroppo, interessa molti appassionati: come rimuovere il trauma di un incidente. E non si riferisce per forza ai soli atleti professionisti, anche se per loro tale problema può interrompere un&#8217;intera carriera, al di là dell&#8217;infortunio.</p>
<p>Durante la carriera di un atleta sciatore, spesso avvengono piccoli o grandi infortuni che causano <a href="https://www.sciaremag.it/garesci/wendy-holdener-nei-guai-frattura-del-gomito/">traumi fisici</a>, collegati quasi inevitabilmente a traumi mentali.</p>
<p>Un trauma fisico (ad esempio una tibia fratturata) è chiaramente visibile e quindi disturbante. Con le corrette terapie, reagire all’evento traumatico è tutto sommato relativamente facile. Risolvere un trauma squisitamente mentale è ben più complesso, poiché esso genera (spesso inconsapevolmente) nella testa dell’atleta sensazioni di continuo pericolo.</p>
<p>Lo sciatore prova una paura di fondo, che lo induce a «tirare i freni» e a irrigidire costantemente la muscolatura, anche se in realtà l’intenzione è di «mollare» e spingere gli sci al massimo. In tutto questo, la buona notizia è che il nostro cervello è dotato di una innata capacità di elaborare i traumi, senza nessuno sforzo volontario da parte nostra.</p>
<h2>La cattiva notizia è che esistono traumi così intensi o frequenti che possono bloccare la capacità di elaborazione spontanea della mente umana. A volte, alcuni atleti pensano di aver superato il trauma (come un incidente o una brutta caduta sugli sci),  in realtà continuano a trascinare dentro di sé paure inconsce, producendo prestazioni agonistiche sottotono senza rendersene conto.</h2>
<p>In particolare, nello sci alpino, sarebbe auspicabile avere la mente sempre libera dalle classiche paure: cadere, farsi male, spigolare, inforcare, ribaltarsi, perdere aderenza sul salto in disequilibrio corporeo, ecc. Ciò compromette fortemente la fluidità della sciata e quindi la prestazione stessa. Tra i vari approcci terapeutici, esiste un metodo specifico e molto efficace per superare in tempi brevi i traumi. È la tecnica EMDR, dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing.</p>
<figure id="attachment_32961" aria-describedby="caption-attachment-32961" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-32961" src="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-1024x767.jpg" alt="" width="1024" height="767" srcset="https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-1024x767.jpg 1024w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-300x225.jpg 300w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-768x575.jpg 768w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-990x742.jpg 990w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-470x352.jpg 470w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-640x480.jpg 640w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-414x310.jpg 414w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-215x161.jpg 215w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-130x97.jpg 130w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-187x140.jpg 187w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-74x55.jpg 74w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-111x83.jpg 111w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti-600x450.jpg 600w, https://www.sciaremag.it/wp-content/uploads/2019/11/Bode-Miller-invidenti.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-32961" class="wp-caption-text">Bode Miller</figcaption></figure>
<p>EMDR è una metodologia che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche. Oppure quelle stressanti dal punto di vista emotivo, in particolare per forti eventi vissuti come catastrofici. Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico come un infortunio sugli sci, viene desensibilizzato e riprocessato, fino al punto di perdere la sua carica emotiva negativa.</p>
<p>Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’approccio EMDR è basato sul modello di elaborazione adattiva dell’Informazione (AIP), secondo il quale l’evento traumatico vissuto dal soggetto viene immagazzinato in memoria insieme alle emozioni, percezioni, cognizioni e sensazioni fisiche disturbanti del momento dell’incidente.</p>
<p>Tutte queste informazioni immagazzinate in modo inadeguato, restano «congelate» all’interno delle reti neurali, incapaci di mettersi in connessione con altre reti, e provocando continuo disagio. Le cicatrici degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono dal cervello. Molte persone continuano anche dopo decenni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere, impedendo loro di tornare a essere sani come prima dell’infortunio/incidente.</p>
<h2>Questa tecnica, utilizzata dai terapeuti certificati EMDR, viene impiegata oltre che nella psicologia classica, anche nella psicologia dello sport. Si ottengono ottimi risultati in tutti quei casi in cui un evento traumatico impedisce mentalmente all’atleta di essere veramente libero da emozioni, sensazioni, immagini, pensieri intrusivi e credenze negative che l’infortunio ha creato nel suo cervello.</h2>
<p>Infatti, subito dopo aver vissuto un evento traumatico il nostro organismo e il nostro cervello vanno incontro a una serie di reazioni di stress fisiologiche, che nel 70-80% dei casi tendono a risolversi naturalmente. Alcune di esse sono: Senso di irrealtà: sembra di vivere in un incubo. Reazioni fisiche come la tachicardia e il senso di nausea, stanchezza. Pensieri intrusivi, cioè pensieri, ricordi e immagini di quello che è successo. Problemi di sonno, in genere il sonno è leggero, ci si sveglia spesso, si hanno degli incubi o sogni ricorrenti dell’evento.</p>
<p>Difficoltà di concentrazione, poca concentrazione in attività quale la lettura, la visione di un film. Vulnerabilità, paura del futuro oppure impazienza e irritazione con gli altri. Il significato della vita, le persone pensano ripetutamente a quello che è successo per cercare di capire e dare un senso a quanto accaduto.</p>
<p>Per uno sciatore elaborare il trauma con l’EMDR, significa poter ricordare ciò che è accaduto durante un infortunio, riconoscendo che ormai il ricordo fa parte del passato, percependo quindi il vissuto della caduta in modo distaccato, senza più collegamenti nel corpo (la muscolatura non è più tesa) e nel mentale (non ci sono più sensazioni di pericolo).</p>
<p>Il ricordo ha perso totalmente la sua carica emotiva e ansiogena, diventando neutro e non disturbante, solo, appunto, un ricordo. Così, lo sciatore sarà in grado di discriminare in modo oggettivo i pericoli reali da quelli immaginari (condizionati da un’attivazione di ansia spesso inconscia). E potrà evitare finalmente la sciata rigida, contratta e poco performante… per tornare libero e felice sulle amate piste di sci.</p>
<p>Per approfondimenti: <a href="https://emdr.it/">www.emdr.it </a></p>
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		<title>Mental coach: come individuare gli obiettivi agonistici</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/notiziesci/come-individuare-gli-obiettivi-agonistici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucia Bocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2019 17:28:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[PsicologiaSci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prof.ssa Lucia Bocchi, mental coach e psicologa dello sport, ci regala alcuni preziosi consigli su come riuscire a individuare gli obiettivi agonistici. Rimettersi sugli sci dopo la preparazione estiva e tornare a scuola dopo le vacanze, è il primo passo verso un nuovo percorso. O meglio, una nuova avventura, un nuovo lavoro. Farlo bene [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La prof.ssa Lucia Bocchi, mental coach e psicologa dello sport, ci regala alcuni preziosi consigli su come riuscire a individuare gli obiettivi agonistici. Rimettersi sugli sci dopo la preparazione estiva e tornare a scuola dopo le vacanze, è il primo passo verso un nuovo percorso. O meglio, una nuova avventura, un nuovo lavoro.</p>
<p>Farlo bene è fondamentale per dare direzione e ritmo ai nuovi obiettivi.<br />
Anche agli atleti sciatori serve trovare una strategia efficace per ricominciare al meglio la nuova stagione agonistica.</p>
<p>Tuttavia, a volte, l’errore si insinua proprio sin dall’inizio del loro percorso: alcuni atleti spinti dall’entusiasmo schiacciano troppo l’acceleratore finendo prima o poi fuori strada.</p>
<p>Altri atleti, al contrario, per paura procedono lenti e insicuri sfruttando poco le loro potenzialità.</p>
<p>Altri ancora accecati dalle proprie teorie e convinzioni procedono spediti ignorando i feedback di ogni loro azione finendo per inciampare su qualcosa che non hanno considerato.</p>
<p>C’è chi addirittura per paura di sbagliare resta paralizzato ai blocchi di partenza.</p>
<p>Tutte false partenze, che spesso costringono l’atleta a fermarsi, resettare e ripartire da capo a riprogettare la stagione. Di conseguenza si perde tempo e si sprecano numerose occasioni di successo.</p>
<p>Ormai esiste una vasta letteratura relativa alle strategie di pianificazione che perlopiù provengono dal mondo aziendale, trasferite, in chiave sportiva, anche nel mondo agonistico.</p>
<h2>Tra le più famose, la «<a href="https://www.ilpost.it/2015/05/25/teoria-dei-giochi/">Teoria dei giochi</a>» di Von Neumann. Il noto matematico insegna a costruire una strategia d’azione non sulla base di una teoria da rispettare nella pianificazione delle azioni. Bisogna al contrario, basarci sulla pianificazione della teoria costruita sull’obiettivo da raggiungere.</h2>
<p>In altri termini, è come una partita a scacchi in cui esiste una teoria, ma le mosse più efficaci vengono adattate alle contromosse dell’avversario, senza irrigidirsi rispetto alla teoria stessa.</p>
<p>Ad esempio, anche per i nostri atleti è fondamentale modificare materiale tecnico in base alla risposta delle varie gare effettate durante la stagione.</p>
<p>Ovviamente occupandosi poi ogni volta dei feedback che questi possono fornire.</p>
<p>Tenendo poi presente l’obiettivo finale, cioè l’efficacia dei materiali sulla sciata dell’atleta.</p>
<p>Così anche nell’aspetto mentale, per uno sciatore lavorare attraverso il <a href="https://www.sciaremag.it/notiziesci/metodo-performa-da-forma-alla-prestazione-eccellente/">Mental Training</a> durante il periodo estivo, non significa essere pronti in assoluto.</p>
<p>Il vero lavoro è modificare in modo efficace le proprie strategie mentali in base al sistema, agli avversari, a tutti quei fattori esterni e interni in continuo cambiamento partendo sempre dall’obiettivo finale.</p>
<p>La migliore prestazione, quindi l’accesso al flow. Un altro errore è quello di focalizzarsi sull’efficienza anziché sull’efficacia.</p>
<p>L’efficienza, cioè il differenziale tra lo sforzo impiegato e il risultato ottenuto si può valutare solamente a efficacia ottenuta, cioè quando concretamente si raggiunge l’obiettivo.</p>
<p>A volte l’efficienza viene considerata il raggiungimento dell’obiettivo di per sé, senza verificare se è veramente efficace ai fini del traguardo da raggiungere.</p>
<p>Ad esempio, un allenamento tecnico potrebbe essere molto efficiente nello sviluppare una specifica capacità dell’atleta, ma potrebbe non essere efficace ai fini di un buon rendimento in gara.</p>
<p>Un’altra strategia famosa e di facile utilizzo è denominata la «Tecnica dello scalatore» di Paul Watzlawick, ripresa da Nardone 2008, si riferisce alla metodica utilizzata dalle guide alpine per costruire il percorso più funzionale al fine di raggiungere la vetta.</p>
<p>Si tratta di prendere avvio, non dal punto di partenza, ma dal punto di arrivo del percorso</p>
<p>Con uno sforzo di immaginazione strategica fare a ritroso il percorso fino allo start, analizzando tutti i micro-obiettivi da raggiungere. Fino a quando? Fino a individuare il più piccolo cambiamento concreto da effettuare per raggiungere l’obiettivo.</p>
<p>Sembra una strategia banale ma se ben articolata richiede un forte impegno ed è ad alta efficacia.</p>
<p>Per chi vuole approfondire: Nardone G. 2008 Problem solving strategico</p>
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		<title>L&#8217;esordiente e il veterano</title>
		<link>https://www.sciaremag.it/notiziesci/lesordiente-e-il-veterano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2019 08:24:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[PsicologiaSci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vorrei portare alla vostra memoria come nel film «Cars motori ruggenti» l’esordiente Saetta Mc Queen affronta le competizioni. «Ecco, ci siamo, concentrati! Velocità, sono pura velocità. Un vincitore, 42 perdenti. I perdenti io me li mangio a colazione!… Colazione? Avrei dovuto fare colazione? Ora mi sentirei meglio… No, no, no… resta concentrato. Sono più che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei portare alla vostra memoria come nel film «Cars motori ruggenti» l’esordiente Saetta Mc Queen affronta le competizioni. «<em>Ecco, ci siamo, concentrati! Velocità, sono pura velocità. Un vincitore, 42 perdenti. I perdenti io me li mangio a colazione!… Colazione? Avrei dovuto fare colazione? Ora mi sentirei meglio… No, no, no… resta concentrato. Sono più che veloce, sono più che rapido, sono una Saetta!</em>» Uno stile mentale positivo, sicuro, a volte sfrontato è ciò che caratterizza i giovani esordienti sciatori di buon talento. La testa di questi giovani sciatori è libera e leggera, i loro pensieri e le loro ambizioni fluiscono velocemente. Convinti di spaccare il mondo, tra uno stato mentale di onnipotenza e uno di idealizzazione del Sè, affrontano le gare di sci come se fosse l’ultima gara della loro vita. Non è inusuale che durante i più importanti eventi sportivi, quando nessuno se lo aspetta e quando i grandi campioni sono sotto pressione, gli esordienti piazzino il loro migliore risultato di carriera facendo la prestazione più eccellente di sempre. Gli esordienti nella loro mente sono fortificati dal fatto che c’è tempo, essendo giovani e privi di aspettative, ma sanno in cuor loro di avere i numeri dello sciatore talentuoso. Con un pizzico di narcisismo mettono in pista ai massimi livelli le migliori prestazioni, facendo convergere tecnica innovativa, forza muscolare fresca e fame di vittoria. La loro forza mentale è data anche dalla libertà di poter sbagliare e di giocarsi il tutto per tutto ad ogni opportunità di competizione. Nella testa dello sciatore esordiente non ci sono pesi, poiché non ha niente da perdere poichè non ha vinto ancora niente! Nessuna medaglia pesa al collo, nessuna coppa di vetro brilla sulle mensole di casa. La voglia di stupire gli astanti, l’allenatore, il pubblico, i suoi compagni, attraverso «l’effetto sorpresa» lo spinge alla conquista di punti e piazzamenti, prima o poi conquisterà il podio, pur partendo con un numero di pettorale alto. Ogni atleta esordiente, la sera che precede la gara, sogna di stupire tutti in zona d’arrivo partendo dalle retrovie, questo pensiero lo esalta, lo carica, lo aiuta a stare lucido, sciando con la giusta grinta, preciso e pulito. Tuttavia, solo coloro che saranno dotati di un vero talento riusciranno in questa ardua impresa, tanti esordienti resteranno tali. Successivamente, collezionando i primi successi, il giovane talentuoso inizia a sentirsi un campione affermato, il suo approccio mentale ora deve cambiare. L’atleta deve imparare a contenere l’ansia da prestazione generata dalle aspettative di successo, imparare a modulare l’autostima per sentirsi sempre all’altezza delle sfide tecniche, imparare a gestire la pressione del pubblico e dei media. Solo in questo modo potrà accumulare altri successi e confermare il proprio valore come vero di campione di sci. Una volta affermato anche come campione, nuovamente il suo approccio mentale dovrà cambiare. Il timore di non riuscire più a provare sensazioni forti come la vittoria di un Mondiale o di un Olimpiade lo tortura ogni giorno. Quando si presenta davanti al cancelletto di partenza, restare concentrato sul presente, nel qui e ora, richiede grandi abilità mentali. Spesso il successo e la fama causano un calo motivazionale, quella fame di vittoria viene a mancare, rischiando di non riuscire più a tollerare il peso di sacrifici e rinunce. La testa del campione è pesante, piena di coppe, medaglie, riconoscimenti, tutti grossi oggetti metallici o di marmo, che deve sgombrare dalla mente per evitare di trascinarli in pista creando una sciata tesa e contratta.<br />
A questo punto le abilità mentali del campione sono finalizzate a cancellare tutto quello che ha ottenuto in carriera, per presentarsi alla partenza con la testa libera come un esordiente, come se fosse ancora quel giovane che scia per il gusto di stupire tutti con il suo meraviglioso talento, ma stavolta può mettere in campo anche tutta l’esperienza mentale e tecnica acquisita negli anni.<br />
E di Saetta Mc Queen cosa ne è stato? Guardate Cars 3 e scoprirete come il campione Saetta riuscirà a sconfiggere mentalmente le paure dei giovani esordienti intorno a lui, per poter vincere ancora!</p>
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