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Allenatori e atleti “mentalmente” lontani

«Le richieste psicologiche di un atleta sciatore vengono soddisfatte dall’allenatore solamente per il 40%». Questo è il dato più eclatante e allarmante emerso da una ricerca effettuata da Andrea Fontanella e riportata nella sua tesi di laurea («L’approccio mentale dell’allenatore e dell’atleta alla competizione nello sci alpino») premiata con la lode alla facoltà di Scienze motorie dell’Università Cattolica di Milano. Mi congratulo con Andrea (maestro di sci alla scuola di Valtorta) e lo ringrazio di aver messo a disposizione il suo elaborato per questo articolo.
Il questionario di 25 domande è stato somministrato a ben 93 partecipanti (37 allenatori e 56 atleti)
Le aree indagate riguardano la sfera psicologica: l’ansia pre-gara, la capacità di attenzione e di concentrazione, la tolleranza allo stress, la gestione della vittoria e della sconfitta, l’abilità di fare la ricognizione in modo efficace, l’influenza delle condizione atmosferiche.
Rispetto alle tematiche citate, la ricerca incrocia due quesiti rispetto ai due attori principali:
Per l’atleta:
– Di cosa ho bisogno?
– Che cosa può fare l’allenatore per aiutarmi?
Per l’allenatore:
– Di cosa ha bisogno il mio atleta?
– Che cosa posso fare per aiutarlo?

Dallo studio, tra i vari risultati emersi, risulta che gli atleti richiedono un aiuto tecnico/tattico/fisico consapevole, ma, tra le righe, nascondono in modo più inconsapevole il bisogno di un aiuto psicologico.
Viceversa gli allenatori mettono a disposizione un aiuto psicologico in modo più consapevole, a volte anche quando è richiesto dall’atleta un aiuto più tecnico/tattico/fisico.
Fornirò qualche esempio interessante di questa discordanza tra allenatori e atleti:
– Gli atleti interpretano qualsiasi indicatore di ansia pre-gara in modo negativo (l’aumento della frequenza cardiaca, i tremori, il respiro corto, ecc.), mentre gli allenatori sono più consapevoli che si tratta di un’attivazione psicofisiologica necessaria e che va solamente gestita al meglio.
– Gli allenatori non sono in grado di gestire l’ansia degli atleti, poiché spesso utilizzano come strategia la distrazione (boicottando così la concentrazione), cosa che la maggior parte degli atleti reputa inefficace.
– Per gli atleti è più importante avere l’allenatore in partenza per avere un sostegno psicologico, mentre gli allenatori prediligono restare in pista per osservare la prestazione motoria.
– Gli allenatori dalla pista vorrebbero fornire sostegno psicologico e caricare l’atleta, ma quest’ultimo invece dall’allenatore presente in pista vorrebbe solamente l’informazione oggettiva delle condizioni di gara.
– Nell’analisi della sconfitta l’atleta preferisce partire dai punti negativi, mentre l’allenatore reputa importante iniziare dai punti positivi per analizzarla correttamente.
– Gli allenatori reputano che curare l’aspetto mentale dopo un infortunio sia fondamentale, mentre gli atleti non lo credono così necessario e privilegiano il recupero fisico.
Per concludere si può affermare che nel 60% dei casi, allenatore ed atleta parlano lingue diverse; quindi se atleti e allenatori non sono sincronizzati ed armonizzati sullo stesso piano tra percezione del bisogno di aiuto e l’effettiva efficacia dell’aiuto ricevuto, l’atleta non avrà la necessaria padronanza mentale per giungere alla sua migliore prestazione. Oltre a ciò si verifica che ciascun allenatore tende molto a personalizzare il suo intervento di supporto mentale sugli atleti, probabilmente senza considerare le diverse caratteristiche personologiche o semplicemente osservare e chiedere ciò di cui l’atleta ha veramente bisogno.
Passiamo alle belle notizie, evidenziando quel 40% di concordanza tra allenatori e atleti :
– L’analisi della sconfitta è più efficace se svolta tra singolo atleta e allenatore: svolta in gruppo sviluppa infatti dinamiche spesso negative;
– L’aspetto psicologico di motivazione e di concentrazione è fondamentale per una buona prestazione;
-La comunicazione e l’esperienza sono ingredienti fondamentali di un buon allenatore;
– Il dialogo nel momento pre-gara assume un ruolo di assoluta importanza.
L’approccio mentale nello sci alpino è sicuramente cambiato, c’è maggiore consapevolezza dell’importanza della psiche nella prestazione; tuttavia sembra esserci ancora poca formazione e divulgazione degli strumenti e delle strategie, per lo più cognitive, applicabili nei momenti topici di questo sport. Auspichiamo una maggiore formazione e curiosità nell’ambito della psicologia dello sport per entrambi gli attori, allenatori e atleti, per migliorare la sinergia tra loro, quale elemento indispensabile di una prestazione al top!

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La Redazione

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