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Addio a Laurent Boix-Vives, trasformò la Rossignol in azienda

Addio a Laurent Boix-Vives (si è spento il 18 giugno all’età di 93 anni) che trasformò la Rossignol da una falegnameria artigianale in una vera e propria azienda. Acquistò il marchio Rossignol da Abel nel ’56 su consiglio di Emille Allais per la modica cifra di 50.000 dollari.  Questa la sua storia affascinante che ci raccontò lui stesso diversi anni fa.

Abel Rossignol con il suo scalpello e il mazzuolo lavorava il legno come pochi sapevano fare a Voiron, piccolo paese francese nella valle dell’Isère, a nord est di Grenoble. Era proprietario di una torneria aperta nel 1901 e produceva più che altro strumenti per il settore tessile.

Un bel giorno del 1907, prese i suoi strumenti e iniziò a costruire un paio di sci, attrezzi di cui aveva sentito parlare da un cliente che aveva parenti in Norvegia. Erano in legno massello, protetti da una vernice di colore chiaro. Il Touring Club di Francia ne rimase talmente stupito da affidargli il primo premio di un concorso. E’ da questo momento che inizia la vita degli sci Rossignol.

Nel 1911, sostenuto dal suo successo, Abel apre una sezione produttiva nell’azienda chiamata “sci e slitte” che anno dopo anno si amplia sempre di più per far fronte alle richieste di modelli provenienti da tutta la Francia. Nel frattempo lo sci inizia a diffondersi con l’organizzazione delle competizioni internazionali.

Nel 1930 esplode la potenza di un vero fuoriclasse: Emile Allais. Alle Olimpiadi invernali del 1936 a Garmisch-Partenkirchen, in Germania, Allais si presenta con i Rossignol vincendo la medaglia di bronzo nella combinata alpina. Erano i primi segnali dell’epoca Allais. L’anno successivo, ai Mondiali conquista la medaglia d’oro in tutte e tre le manifestazioni alpine”.

Sale sul podio mostrando con orgoglio i suoi Rossignol. Il campione francese entra a lavorare in azienda come consulente tecnico. Si accorge che gli sci costruiti in legno massiccio si deformano col tempo e modificano il comportamento sulla neve. Alcune aziende concorrenti trovano una soluzione tecnologica d’avanguardia: un vetro stratificato accoppiato a laminati di legno di diverso tipo.

Foto che scattò per Sciare Armando Trovati di Pentaphoto (Anche l’immagine di copertina) nel corso dell’intervista realizzata da Marco Di Marco

Inserendo gli strati con diverso spessore, lo sci diventa più o meno rigido, più o meno flessibile. Rossignol pur non essendo l’ideatrice di tale tecnologia, riesce ad elaborare sistemi di costruzione molto avanzati, con l’inserimento del legno posizionato in diverse direzioni.

Il Modello Olimpico 41 (anno di costruzione) segna un grande progresso anche nel design e viene celebrato dopo la seconda guerra mondiale, dalle vittorie di Henri Oreiller (1948) e Ottman Schneider (1952) alle Olimpiadi.

La fabbrica Rossignol di Voiron inizia a produrre diverse migliaia di esemplari. La ricerca continua perché ci sono parecchi problemi da risolvere. Quello più importante è la poca resistenza nel tempo dello sci, perché le infiltrazioni di acqua danneggiano il legno, per cui ogni anno lo sci doveva essere completamente cerato.

Altri costruttori iniziano a utilizzare laminati di metallo certamente più duraturo del legno.  Il primo sci in metallo di successo porta la firma di Howard Head, ingegnere dell’ “American Aviation”. Utilizzando il “sandwich”, costruzione impiegata per gli aerei, Head realizza uno sci con una striscia di alluminio superiore e una inferiore a coprire un nucleo di compensato. Non solo, Howard aggiunge una striscia di plastica sotto allo sci per creare una maggiore scorrevolezza.

Si chiama soletta. Siamo nei primi anni 50, e questi sci ottengono un successo senza precedenti. Emile Allais li testa ripetutamente e ritiene che tale tecnologia sia ottimale per affrontare discese in neve fresca, ma sui terreni più compatti non si rivela così efficace. Comunque ne porta qualche paio da Abel a Voiron e inizia a studiarci su.

Il risultato si chiama “60 Allais”: ai Giochi Olimpici di Squaw Valley del 1960, il francese Jean Vuarnet vince la discesa libera impiegando proprio il 60 Allais, il primo sci in metallo a vincere l’oro olimpico.

Ma la ricerca non finisce certo qui. Allais non è poi così convinto del metallo e inizia a utilizzare nuovi materiali, come la fibra di vetro e altri materiali sintetici, il tutto per realizzare modelli più leggeri e quindi maneggevoli. Nasceva però un problema: Rossignol si trova in una situazione finanziaria precaria, soprattutto perché il settore tessile stava vivendo una grave crisi.

E la sola vendita degli sci non riusciva a sostenere i costi di produzione. La Rossignol Sci e slitte rischiava di chiudere, ma Allais trova una grande idea. Si avvicina al suo amico Laurent Boix-Vives, un dinamico ventinovenne uomo di affari, proprietario della Société des Téléskis de Moriond, praticamente a Courchevel.

Partì con un piccolo skilift e se ne ritrovò oltre 20, sfidando politici e prefetti che difendevano le istituzioni con relativa lentezza burocratica. Laurent aveva la stoffa dell’imprenditore d’acciaio! Boix-Vives acquista l’azienda da Abel per soli 50.000 dollari. La prima decisione, presa nel 56, è quella di chiudere il settore che produceva materiali in legno per il tessile per concentrarsi sulla produzione degli sci.

È stata dura, perché il curatore fallimentare voleva buttare giù tutto per costruire strutture abitative, ma lui promise al tribunale di garantire lavoro almeno a 27 operai su 150. Meglio quelli che tutti, così vinse il concordato. Con importanti ma mirati investimenti, Boix-Vives lancia l’azienda che inizia a vendere tantissimi modelli, grazie a una rete di distribuzione assicurata da filiali in altri paesi.

Il tutto coincide con il boom dello sci che scoppia tra gli anni 60 e 70 in particolare negli Stati Uniti. La fortuna di Rossignol è rappresentata dalla volontà di impegnarsi nello sviluppo e nella ricerca. Uno sci Rossignol dava al consumatore la certezza di un modello di altissima qualità. In particolare, nel 1965, viene messo sul mercato uno sci che farà epoca: lo Strato.

Prevede una costruzione molto complessa con una stratificazione di vari materiali, tra cui la plastica chiamata acrilonitrile butadiene stirene, oggi nota come “ABS”. Veniva utilizzata per i fianchi laterali e la superficie superiore. Lo Strato viene utilizzato dagli atleti e alle Olimpiadi del 1968 di Grenoble vince 5 medaglie d’oro.

L’azienda fa soldi a palate e non si ferma più. Boix-Vives decide di acquistare la Dynastar. Dai due nuclei produttivi nasce il primo modello privo di legno: l’anima impiega  poliuretano, materiale meno caro del legno e capace di conferire allo sci un’ottima facilità di guida. Il modello più noto si chiama Roc del reparto corse. La tecnologia funziona, perché ai Giochi di Innsbruck del 1976 Rossignol conquista sei medaglie, il doppio del concorrente più vicino.

La tecnologia industriale trova nel sistema produttivo degli sci terreno fertile. C’era ancora molto da fare e Boix-Vives investe sempre di più nella ricerca. Nel 1981 nasce il sistema antivibrante VAS: Vibration Absorbing System: impiega uno strato interno di fili di acciaio e altri materiali.

A complemento di questo sistema a partire dal 1984 viene introdotto il VAS “esterno” in materiale visco-elastico. Segue, nel 1992 l’introduzione del Rossitop, uno strato di 8 millimetri di spessore di plastica trasparente capace di proteggere la serigrafia dello sci. Da non sottovalutare l’intuizione di dedicarsi anche ad altri sport invernali, come lo sci di fondo.

Inizialmente prodotti in Svezia, Laurent decide di trasferire tutto a Voiron dove progetta modelli in fibra di vetro e lancia il “System Concept” linea composta da sci da fondo, scarponi e attacchi, per la prima volta progettati per interagire tra loro. Spinto da questa innovazione Boix-Vives capisce che qualcosa dev’essere fatto anche per lo sci alpino, così nel 1989 decide di acquistare gli scarponi Lange, azienda già leader di mercato.

L’industrializzazione di Rossignol compie passi da gigante nel 1990 quando si aprono altre linee produttive: le racchette da tennis, già esistenti dal 1977, trovano con le nuove tecnologie, un boom di vendite sul mercato. E’ anche il periodo buono del monosci, snowboard e accessori. Sempre nel ‘90 arriva la decisione di acquistare la Roger Cleveland Golf Company di Paramount, California.

Sci Rossignol, scarponi Lange: mancava un pezzo: gli attacchi di sicurezza. Ecco allora che nel 1994 arriva l’acquisizione di Geze e Look dai quali nasce l’attacco Rossignol. Arriva anche l’acquisto degli scarponi Caber che diventano Rossignol.

È il momento d’oro del galletto francese con due milioni di sci venduti, circa il 30 per cento del mercato mondiale. La produzione si fa forte anche di 800.000 scarponi (Rossignol e Lange), 80.000 sci di fondo (Rossignol), e 900.000 bastoncini da sci (Rossignol, Dynastar, e Kerma).

Facciamo un balzo in avanti, siamo nel 2004: il volume d’affari è di 478 milioni di euro con un saldo positivo per 7,2 milioni e una produzione che contempla, oltre allo sci (60%) anche il golf (21%), lo snowboard e il tessile.

Tuttavia le previsioni per il futuro non sono così rosee. Il mercato dello sci risente moltissimo di inverni con poca neve e nel 2005 si registra una crisi profonda. Il manager Bruno Cercley, dal 2001 braccio destro di Laurent, disegna una ristrutturazione del gruppo con un piano finanziario importante. Boix-Vives non vede però nella sua famiglia, la volontà di proseguire, così cede all’offerta del gruppo americano Quicksilver, tra i leader nell’abbigliamento anche nel surf e windsurf.

L’affare si compie con un esborso da parte di Quicksilver pari a 560,8 milioni di dollari. Cercley, ovviamente se ne va. Il gruppo Rossignol vede calare vertiginosamente il fatturato, forse perché le strategie del nuovo gruppo americano poco si adattano a un mercato fatto di tradizione e specifica conoscenza settoriale.

Per evitare di essere estromessa dalla borsa di Wall Street, Quicksilver è costretta a vendere. Bruno Cercley, lavorava per la Jarden, che tra le sue attività possedeva parte delle azioni della Völkl e della K2. Venuto a conoscenza della situazione Rossignol, tramite la Jarden entra in contatto con la Macquarie, un gruppo finanziario che fornisce servizi bancari e gestione di fondi in 25 paesi con 13.000 dipendenti. Avevano i soldi per l’acquisto ma non una persona esperta capace di gestire un’azienda come Rossignol.

Detto, fatto e Bruno Cerley rientra in scena costituendo la Chartreuse & Mont Blanc, controllata da Macquarie. Nel settembre 2008 avviene l’acquisto per 147 milioni di dollari (100 milioni di Euro). Bruno la guida (possiede anche il 2% del capitale). Si riparte da una situazione difficile: tra il 1 novembre 2007 e il 31 ottobre 2008, il gruppo era in perdita di 42 milioni di Euro.

Tagli obbligati di personale, chiusura di alcuni stabilimenti ormai obsoleti e tutto concentrato sulla nuova azienda-madre a Grenoble. Le cose oggi stanno volgendo verso il bello. Dunque Rossignol si appresta a scrivere un’altra emozionante storia. E Boix-Vives? E’ tornato dov’era partito, nella sua Couchevel dove ha appena inaugurato un favoloso hotel a 5 stelle. Si chiama Strato!

E la sua storia affascinante, ricca di colpi di scena e di mosse d’alta finanza si ferma qui.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).