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Corrado Macciò (presidente Pool) e il futuro del mercato sci

Abbiamo intercettato Corrado Macciò, presidente Pool Sci Italia e country manager di Head Italia, per capire come si prospetta il futuro del mercato sci. Con la premessa che tutto è legato ai prossimi provvedimenti governativi. E che lo stesso Macciò, pur capofila di un consorzio con finalità specifiche, non può conoscere le realtà di tutte le aziende.

Com’è la situazione commerciale e il rapporto con i negozianti in questo periodo?
Grande preoccupazione, molte incertezze, ma per ora non c’è un dramma assoluto. Il negoziante ha imparato negli ultimi anno ad essere sempre più attento. Ora sta cercando di costruire il parco attrezzi da vendere. Tutto lentamente e con cautela ma lo sta facendo. Diciamo che tutto è anche dipendente dalla macchina produttiva e distributiva delle aziende.

Le fasi della produzione quali sono?
Generalmente la fabbrica produce per 11 mesi per consegnare tutto in due mesi e mezzo. Prima si stabilisce il budget. Quindi c’è l’approvvigionamento delle materie prime e a dicembre si inizia a produrre il nuovo. In questo periodo puoi solo aggiustare un po’ il tiro in base agli ordini, ma il lavoro importante di base è già stato fatto. Di certo non puoi accendere le macchine in base a quanto hai venduto sulla carta.

Attualmente quindi si è prodotto il 50%?
Ogni azienda organizza il proprio planning, ma diciamo che attualmente sarà stato prodotto tra il 40 e il 50 per cento. E in condizioni di normalità, la consegna parte ai primi di giugno.

Stanno arrivando disdette di ordini?
Disdette direi di no, almeno qui in Head. Più che altro ci sono negozi che non stanno ordinando o hanno ridotto molto il numero degli sci. Poi bisogna vedere cosa succederà. Ovviamente se non si potrà sciare il negozio non vorrà ritirare la merce acquistata. Quindi tutto è legato all’apertura degli impianti. Quasi del tutto fermi sono invece noleggiatori. Materiale di buon livello in casa ce l’hanno già, e prima di affrontare nuovo investimenti preferiscono attendere l’evoluzione di questa situazione.

Quanto grosse sono le spalle delle aziende dello sci? Sono in grado di sopportare, ipotizziamo, un calo del 40%?
Un calo del genere non è sopportabile. Si entrerebbe in una crisi spaventosa col rischio chiusura. Con le dovute eccezioni perché ci sono realtà molto diverse tra loro. Il marchio che appartiene a un grande gruppo può farcela, chi vive di solo sci se la vedrebbe maluccio. Il problema è che l’intera filiera dello sci, dalla produzione alla  distribuzione non produce una grande marginalità. Se iniziano a fare fatica i negozianti e viene a mancare la liquidità diventa un grosso problema.

Soluzioni all’orizzonte?
Potrebbe essere conveniente un po’ per tutti mantenere invariata la prossima collezione. Bene o male le fabbriche si sono fermate e non conta chi riaprirà prima, ma l’ultima. Se ho uno scarpone pronto ma non ho i ganci prodotti in un paese dove si è ripartiti più tardi, il prodotto non lo sposso completare. Cercare di recuperare a tutti i costi il tempo perso non la vedo come una soluzione prioritaria. Proponendo gli stessi sci anche l’anno successivo allontana l’utente dall’idea di acquistare uno sci vecchio. Si tratterrebbe dunque di un saving del deprezzamento e valorizzazione del prodotto.

Ci sono stati però altri periodi di crisi
Certamente, ma questo è un’altra cosa. Ci sono stati, ad esempio inverni dove in Europa c’era poca neve ma abbondante in America e Giappone. Oppure poca neve solo in qualche paese europeo. Poteva esserci un calo di fatturato in un country ma questo non provocava il dissesto dell’azienda. Cioè, consolidato il resto del mondo, le varie Case erano in grado di assorbire una perdita. Qui si sono fermati proprio tutti!

Voi, come altri gruppi che producono sci, vi dedicate anche ad altri sport, com’è messo ad esempio il tennis?
Leggermente meglio. In alcuni paesi sono già ripartiti, vedi l’Austria. Ma è certamente più semplice far ripartire il tennis che lo sci. Con le dovute cautele, tieni chiuse le Club house e con un minimo di precauzioni che dopo oltre un mese abbiamo ornai imparato ad assumere, a tennis ci puoi giocare. In Italia si parla di metà maggio e anche se non sarà tutto come prima, la perdita potrebbe non essere così grave. Stessa cosa potrebbe verificarsi col golf o con la bici. Lo sci è già più complicato perché esiste un concetto di assembramento di persone. Il distanziamento sociale sulla neve lo vedo un po’ più complicato. Avrà voglia la gente di affrontare le code?

Un tempo erano all’ordine del giorno…
Ammesso che i giovani sciatori troverebbero la cosa eccessivamente sopportabile, quelli che invece sanno benissimo cosa vuol dire mettersi in coda, lo accetterebbero. Ma il punto è che, ricordo bene, code impressionanti, uno sopra l’altro. In questo caso servirebbero non so quanti sceriffi per assicurare la distanza di un metro tra sciatori. Uno dei punti cruciali da risolvere è proprio questo. Il problema non si consuma sulla neve, in pista, dove la distanza la tieni per forza, ma nei punti di aggregazione, hotel, ristoranti, bar rifugi… Certo è che se non girano gli impianti non puoi sciare, se invece girano puoi sciare anche con un bar chiuso. Certo è che una vacanza così perderebbe alcuni aspetti che distinguono la bellezza del nostro sport. Quindi la prima questione da risolvere è capire se, come e quando, potranno funzionare.

Se persisterà la difficoltà di acquistare tramite i canali tradizionali, prevedi un aumento degli ordini online?
Lo sci non è un paio di jeans o un paio di scarpe da ginnastica. L’acquisto dello sci è strettamente legato a un aspetto emozionale e passionale più che di estrema necessità. Oltre tutto c’è anche bisogno, nel nostro settore, di personale esperto che ti sappia guidare verso una scelta corretta.

Bisogna considerare che usciamo da una grandissima stagione. È vero, è finita un po’ prima, però è iniziata anche molto presto. Chi vende sci, il grosso del fatturato non lo fa ad aprile e maggio, ma tra settembre e gennaio.

Quindi non prevedi che qualche negozio rischi di chiudere?
I rischi ci sono, credo dipenda però dalla tipologia di negozio. Quelli multipsort, il cui fatturato dipende anche dall’estivo è indubbio che qualche problema lo avranno. Gli ski shop puri saranno meno penalizzati poiché questo per loro è un periodo non di fermo ma “di riposo”. Ma anche per loro tutto dipenderà quando e come si potrà ripartire

Di quanti sci stiamo parlando?
200 mila paia, e lo stesso per scarponi e attacchi, di cui il 30% da parte del noleggio.

Per quanto riguarda il settore ricerca e sviluppo?
Lo sviluppo è fermo perché non si possono fare test. E la chiusura di tutto è arrivata proprio quando dovevano iniziare i collaudi senza i quali non puoi andare avanti. Le teorie costruttive devono essere approvate o smentite sul campo, non c’è niente di alternativo o di efficace. Non posso entrare nelle case degli altri, ma bene o male i processi produttivi sono uguali per tutti. Questo se consideriamo prodotti totalmente nuovi. Se invece parliamo di modelli già esistenti che hanno bisogno solo di una sistematina, magari lì puoi procedere. Come però ho detto prima, la tendenza è quella di non rincorrere chissà quale novità per l’immediato futuro. Se l’azienda ha un progetto clamoroso penso che lo terrà nel cassetto per almeno una stagione.

L’attività di Head Italia è ferma?
Noi (l’azienda è a Rapallo) siamo chiusi dai primi di marzo. Gestiamo tutto con lo smart warking e possiamo farlo bene comunque dopo esserci attrezzati, ma sai, non è che ci serva più di un computer. Per il resto questo è un periodo per noi sostanzialmente di eventi e promozioni tra sci, tennis e diving (con il prodotto Mares), per cui è tutto fermo. In realtà Mares qualche cosa sul prodotto sta facendo. Sono state modificate alcune maschere facciali da donare agli ospedali e pubblica assistenza. Ovviamente persone che hanno lavorato su base assolutamente volontaria.

Le dieci aziende di sci che appartengono al Pool, stanno elaborando strategie comuni?
Ci sentiamo spesso ma più che altro per commentare la situazione. Strategie comuni non possiamo prenderle perché siamo troppo legati alle decisioni che prenderanno altri. E poi non puoi nemmeno costruire piani commerciali comuni o di cartello. Cercheremo il prima possibile di costruire azioni di promozione come da anni facciamo con Prove Libere Tour.

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.