Attrezzatura

MIPS: il salvavita dello sciatore

Potremmo definirlo un ammortizzatore, un riduttore della velocità di impatto. Perché se la testa dentro al casco prende una botta, con il sistema Mips viene accompagnata nel suo movimento rotatorio (con uno spostamento di 10-15 mm) e di conseguenza il cervello subisce un trauma meno importante. Viceversa senza sistema Mips l’impatto è assorbito al 100% dal cranio, quindi dal cervello che sta al suo interno. A guardarlo sembra tutto molto semplice: la calottina di materiale plastico che costituisce il sistema è fissata all’interno del casco, ma non è bloccata, si può muovere, proprio per assecondare i movimenti della testa. Calzando il casco non se ne sente nemmeno la presenza e i modelli che lo montano, come ad esempio l’Instinct di Bollé,

sono stati realizzati in sinergia con gli ingegneri di Mips. Se il modello di casco esiste già, il sistema Mips si può adattare alla sua forma, ma generalmente è meglio che avvenga il contrario. Tove Fritzell, Head of Product di Bollé, racconta che «per ottimizzare l’unione fra casco e sistema Mips servono circa 4 mesi di lavoro in sinergia e ormai il 70% dei nostri prodotti ne prevede l’utilizzo». Nel grafico si nota il diverso livello di sollecitazione, ovvero trauma, subito dal cervello con o senza il sistema Mips: a sinistra (colore azzurro tendente al giallo) è decisamente più basso che a destra (giallo tendente al rosso).

Il casco Bollé TRACKDOWN, dotato di sistema Mips

A STOCCOLMA…
Stoccolma è una città meravigliosa, con i suoi colori e la sua luce l’autunno alle porte la rende ancora più magica, ma lassù, nella terra che ha dato i Natali a fenomeni sportivi come Stenmark e Borg di cui ancora oggi gli svedesi vanno fieri mostrandoti la loro casa su una delle oltre ventimila isolette dell’arcipelago su cui sorge la capitale, la magia vera l’hanno fatta dentro i laboratori Mips. Si trovano alla periferia di questa Venezia del nord che nel giro di qualche anno conta di mettere al bando il petrolio, dimostrando di tenere molto alla salute dei suoi cittadini iper sportivi. È da quei laboratori che sono uscita con molti appunti nel taccuino e una certezza: non andrò mai più a sciare senza casco, e tanto meglio se questo sarà dotato di sistema Mips.

Le macchine usate per i test alla sede Mips di Stoccolma sono state realizzate in Italia dalla AD Engineering. Il calco della testa umana usata per i test è stato creato per avvicinarsi il più possibile alla realtà ed è di conseguenza pesantissimo, oltre i 5 chili

Ma andiamo con ordine. Per prima cosa spiegando che Mips sta per Multidirectonal Impact Protection System (Sistema di protezione dagli impatti multidirezionali) ed è nato sulla spinta degli studi fatti dal professor Hans Von Holst, un neuroscienziato e neurochirurgo esausto di sentirsi impotente di fronte a cervelli devastati da traumi da impatto. È lui a raccontarci che se l’obbligo dell’uso dei caschi ha da un lato ridotto gli incidenti nei più giovani, d’altra parte l’allungamento della vita e l’aumento del numero di anziani ancora attivi negli sport a rischio impatto – ciclismo e sci su tutti – ha incrementato gli infortuni agli over 65, «persone il cui cervello è più debole (invecchiando il suo tessuto si riduce) e alle quali un trauma cerebrale può portare facilmente alla demenza».

La maggior parte dei traumi cerebrali, nello sci in particolare, è causata da impatti non lineari, quelli su cui Mips ha concentrato i suoi test e i suoi studi per ridurne la gravità. è dal 1943 che la medicina ha appurato il fatto che il cervello patisce di più gli impatti rotazionali, ma solo da poco più di 20 anni si lavora per prevenirli con test e studi specifici

Ma su che basi si è lavorato per prevenire questi traumi? Si è partiti dalla certezza che due sono i tipi di impatto causati da una caduta: lineare/piatto e rotatorio/su piano inclinato. E si è continuato valutando che mentre per il primo ogni buon casco assicura adeguata protezione, per il secondo serve un sistema specifico, che riduca lo scuotimento del cervello nella fase in cui esso ruota al momento dell’impatto stesso. Ed ecco, con la collaborazione di un gruppo di ingegneri e di altri medici, ecco nascere l’idea di un sistema che possa minimizzare le rotazioni del cervello in caso di impatto, perché i traumi cerebrali si verificano proprio quando il cervello sbatte e si muove all’interno del cranio.

UNA DURA LOTTA
Ci sono voluti oltre 20 anni di studi, test, esperimenti, anche di fallimenti commerciali, ma infine ce l’hanno fatta: negli ultimi anni il desiderio di Von Holst di prevenire e ridurre i traumi cerebrali si è trasformato in qualcosa di reale. Dal 2015 la società Mips da lui co-fondata è diventata redditizia, dal 2017 è quotata alla borsa di Stoccolma. Oggi il suo CEO Johan Thiel ricorda con un sorriso i tempi in cui i produttori di caschi pensavano solo a vendere comfort, colori e look sottovalutando la sicurezza, «perché il casco è fondamentale per proteggere il cranio, ma non il cervello che si muove all’interno di esso». Le cose sono cambiate molto velocemente: dai 12 marchi convinti all’abbinamento con Mips nel 2009, anno in cui venne presentato il sistema coperto da 18 brevetti, nel 2018 se ne contano oltre 60 «e sono gli altri ora a cercare noi». In prima fila fra i clienti di Mips oggi c’è Bollé, marchio storico per la produzione di occhiali (ha appena compiuto 130 anni!) e dal 2007 entrato nel settore dei caschi di cui, oggi, è leader del settore in Francia. L’obiettivo è di diventare sempre più forte anche in altri Paesi, puntando proprio sulla sicurezza, quindi su Mips. Che non si ferma, anzi, si dedica sempre di più alla ricerca, contando già diciassettemila test sui più svariati incidenti con traumi al cervello, in stretta collaborazione con Università americane e non solo. «Lavoriamo su una base scientifica e non commerciale» tiene a precisare Thiel, il cui prossimo obiettivo è di essere più presente anche nel mondo dell’agonismo dove oggi già molti campioni (fra cui Aksel Lund Svindal) hanno deciso di affidarsi al sistema svedese. Che per crescere conta anche sulla collaborazione di Pernilla Wiberg, l’ex grande campionessa membro del gruppo di lavoro della Federazione Internazionale che si occupa dell’attrezzatura con l’obiettivo di incrementare la sicurezza degli atleti. Cadute drammatiche come quelle di Daniel Albrecht, Thomas Grugger e Scott Macartney (tutti a Kitzbuhel) o dei discesisti svedesi Hans Olsson e Patrick Jaerbyn non dovrebbero mai essere dimenticate per le conseguenze e gli strascichi che ebbero su questi atleti che forse, con il sistema Mips all’interno del loro casco, avrebbero subito traumi cerebrali molto meno pesanti.

Ancora una fase del test di impatto realizzato nei laboratori Mips di Stoccolma

SICUREZZA IN PISTA PER TUTTI
Ma non è solo in gara che si corre il rischio di picchiare la testa, anzi. È sulle piste turistiche che avviene il maggior numero di incidenti, spesso dovuti a scontri fra sciatori o a impatti violenti contro il fondo ghiacciato delle piste o contro elementi esterni ad esse. E siccome molto raramente questi impatti sono semplici, cioè lineari e piatti, ecco che avere il sistema Mips all’interno del proprio casco diventa davvero importante, perché un impatto causa circa 750 kg di peso sul cervello e Mips lo riduce del 10%. Un esempio che può rendere l’idea della differenza fra un impatto lineare ed uno rotazionale è dato dallo sport della boxe: un pugno dato dritto per dritto ha effetti molto meno devastanti di un gancio che fa girare la testa e che spesso causa il ko al pugile colpito. Ecco perché bisogna ragionare seriamente sulla protezione del cervello dagli impatti rotazionali. La strada per uno sport sicuro al 100% è ancora lunga, ma l’importante è averla imboccata.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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