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Alessandro Colturi, la bella e la dura vita dei Children

Il breve “film” Alessandro Colturi in “La bella e la dura vita dei Children. Venerdì e sabato si disputerà a Folgaria l’AlpeCimbra Fis Children Cup e per rompere l’attesa abbiamo fatto una lunga e appassionante chiacchierata con Alessandro Colturi, allenatore del Golden Team Ceccarelli. Nonché Marito di Daniela e papà di Lara, che si è qualificata

– Ma quanto sta andando forte quella ragazzina?
Diciamo bravina dai. Sta sciando bene ma soprattutto fa tutto per divertimento. Sciare le piace davvero tanto. Credo sia questa la cosa positiva. Poi i risultati belli vanno e vengono.

– Lara è sempre andata bene sia in gigante che in slalom?
A lei piace di più lo slalom ma si difende anche nelle porte larghe. Dipende poi con chi ti confronti. L’anno scorso, a livello nazionale, ha faticato un poco alle finali nazionali, però va forte anche lì.

@Raffaele Merler

È bravissima anche nel pattinaggio su ghiaccio, continua anche lì vero?
Quest’anno ha mollato un pochettino. Fino alla scorsa stagione ci dava dentro parecchio ma obiettivamente si è accorta che fare tutte e due le cose non ce la fa. Ha partecipato a due o tre gare a livello nazionale.

@Raffaele Merler

Quindi ha già fatto la sua scelta…
Diciamo che è un momento di crisi questo. A lei piacerebbe continuare anche col pattinaggio ma si accorge che lo sci la impegna veramente tanto

– Troppe gare?
A gennaio quando era un più libera purtroppo non c’erano gare sul ghiaccio. Ma negli altri periodi, non ha tempo di respirare. Sì troppe gare. Prendiamo ad esempio l’AlpeCimbra. Prima di presentarci qui a Folgaria per la fase nazionale, siamo passati per le provinciali, poi regionali. Lo stesso percorso per poterci presentare agli Italiani.

E la scuola?
Fa fatica. Corre come una pazza. Meno male che ci sono i nonni. Con loro riesce quasi sempre a mettersi in pari. Anche noi facciamo il possibile, ma sai, Daniela da una parte, Istruttore, telecronache, impegni con le aziende, io col club a tempo pieno da un’altra, sempre in giro…

La scuola l’aiuta?
Va al Des Ambroisx a Oulx, terza media e devo dire che sono abbastanza bravi pur non essendo una scuola per lo sci, tipo college. Non la tormentano al lunedì, anzi, le danno il tempo di recuperare. Certo è che poi pretendono, a ragione, che riesca a seguire il programma.

Certo che con questi ritmo la vita di uno sci club è molto simile a quella di una squadra di Coppa del Mondo…
Non lo è per niente purtroppo. Abbiamo calendari super affollati. Ogni anno noi allenatori, ci incontriamo con la promessa di snellire un po’ tutto ma il sistema non ce lo permette.

Cosa succede se un ragazzo salta qualche gara?
Niente, ma il fatto è che ogni gara è una qualifica. Se vuoi seguire un circuito devi essere presente.

Non si stressano i ragazzi?
Il problema nostro è che i ragazzi guardano esclusivamente alla prestazione. Nelle gare Giovani, se sbagli una Fis non succede nulla, ne hai una dopo. Hai 25 gare per abbassare i tuoi punti Qui se non ti qualifichi sei fuori. E se accade si deprimono. Anche per le qualifiche all’internazionale, i primi due vanno il terzo è già fuori, fatto salvo il ripescaggio con il gioco degli scarti, ma anche il quarto e il quinto… sei fuori!

Roba da psicologi..
Proprio così. La nostra professione lo prevede. Non siamo psicologi, ma tendenzialmente siamo genitori. Capita molto spesso che dobbiamo intervenire a livello emotivo.

Cosa gli dite?
Ogni caso è a sé perché non sono tutti uguali. Non abbiamo altra scelta che insegnargli a vivere l’appuntamento fisso. A correre per il risultato. Il brutto è che non puoi dire, vai su e divertiti come dovrebbe essere. Questo se si vogliono ottenere i risultati.

Chissà che tensione poveretti?
Eh sì, perché dobbiamo abituarli al risultato. E questo in partenza crea molta tensione in alcuni con un conseguente calo di rendimento, a volte anche oltre il 50 per cento!

Possibile non ci sia una soluzione?
Il sistema è questo, la Federazione segue tale processo, ma non solo in Italia. D’altra parte è difficile anche trovare soluzioni alternative. O togliamo delle gare dai calendari o purtroppo questa è la storia, che io personalmente, non approvo. Se vuoi fare le Fis Children devi passare dalle qualifiche e poi ci sono pochissimi posti disponibili, 4 nelle donne e 6 nei maschi. Una volta esisteva l’extra contingente e arrivavi fino a dieci. Ma l’hanno tolto.

E prima o poi…
Prima o poi qualcuno si stufa. E come detto prima, bisogna essere un po’ psicologi e gestire il gruppo anche dal punto di vista mentale. Ti faccio un esempio. Seguivo una ragazzina che nella qualifica per essere qui ai Nazionali era arrivata undicesima. Che per me è un bel risultato. Per lei invece era un dramma. Si era qualificata ma sarebbe partita nel secondo gruppo, così non voleva saperne di venire. Quindi mi sono messo lì per riuscire a convincerla. Ma questo è assurdo che accada! Le ho detto che comunque era tra le migliori d’Italia.

Ma portate i ragazzi da qualche mental coach?
Abbiamo fatto degli incontri con Giuseppe Vercelli ma anche lui giustamente ci ha detto giustamente, che più che parlare ai ragazzi sarebbe stato più utile incontrare gli allenatori. Per poter avere gli strumenti conoscitivi utile e intervenire nel migliore dei modi quando si presentano questi casi. Se un nostro intervento, anche piccolo, è sbagliato, rischiamo di rovinare il ragazzo.

Lara è la vostra punta di diamante, la sua presenza fa gioco di squadra?
È importante avere atleti forti in squadra perché fanno da stimolo a tutti. Noi facciamo parecchio cronometro e quando in allenamento qualcuna la batte si carica di forza. Poi è anche vero che chi proprio le sta troppo distante, allora la faccenda rischia di essere demotivante. Però poi è più facile identificare i miglioramenti che fai.

La battono anche in gara?
No, ma infatti quello che ha Lara in più, se si vuole, è l’approccio con la gara. Questo aspetto fa la differenza a tutti i livelli. Da piccoli fino alla Coppa del Mondo.

Lara sa che venerdì e sabato parteciperà a delle gare dove è iniziata la carriera dei più grandi campioni dello sci?
Sì lo sa. Ma questo non cambia nulla. Almeno in lei. Avrà il medesimo approccio alla gara che ha sempre. E noi siamo i primi ad accompagnarla con questa filosofia. Non avrà più aspettative di quelle che sono. Secondo me la incuriosirà di più il confronto con atlete di altri paesi. Giusto per vedere come si pone in un contesto internazionale. Poi che arrivi una medaglia o meno è un’altra faccenda.

Sarebbe però una bella soddisfazione per un club che ha appena 5 anni di vita
Sai, siamo partiti con un progetto ambizioso e ce l’abbiamo ancora. Siamo nati con 12 ragazzini e adesso ne abbiamo 60 con 11 allenatori ma stiamo contenendo i numeri. Questo non cambierà, numeri piccoli, più allenatori per fare qualità. È il percorso più faticoso. Altri fanno l’opposto, ovvero si affidano alla legge dei grandi numeri.

Qualità significa allenarsi anche di più?
Noi crediamo molto nell’estivo. In inverno con tutte quelle gare non hai tempo di allenarti.

E qui all’AlpeCimbra com’è andata?
Ne avevamo sette su 22 qualificati. All’internazionale si è qualificata solo Lara. Alcuni hanno commesso qualche errorino di troppo. Ma nelle gare one shot è così. L’anno scorso al Topolino ne avevamo qualificati tre. Non sempre ogni anno è buono. E come ho detto prima questo genere di gare sono come una roulette russa!

Ci vuole anche un po’ di fortuna
Quella sempre! E poi bisogna anche stare alla larga dagli infortuni. Si fanno male anche da ragazzini purtroppo, come gli atleti di Coppa. Vita stressata quella dei grandi ma gliela creiamo fin da piccoli purtroppo. E non dipende dalla preparazione. Vuoi che un Moelgg o un Paris non siano allenati fisicamente? È che arrivi a un tale grado di stress che poi capita il momento sfortunato e salti.

Ultima domanda: quante possibilità ha Lara di vincere una medaglia?
Eh, bella domanda… Non ne ho idea. Non lo puoi sapere perché non conosci mai gli altri. Lei sta sciando bene, siamo contenti. A Lara queste piste piacciono da morire. Belle pendenze, lei adora il ripido dove può esprimere i suoi punti di forza.

Il piede?
Soprattutto la lateralità. Questo ripido le permette di accorciare molto la curva. Partirà con lo spirito giusto anche per questo.

Poi rispetto alle straniere ci ha già sciato
Vero, questo è un buon vantaggio per le italiane

La Cecca è nervosetta per l’appuntamento?
Ahahaha no è tranquilla. Oggi siamo andati con Lara a fare un giro sulla Salizzona per vedere americani e francesi che si allenavano. Ci hanno permesso di fare anche un giro là dentro, sul barrato.

Anche Lara?
Sì, perché le abbiamo detto, se vuoi arrivare questo sarà il tuo futuro

E fine pista cosa vi ha detto?
Bello papà, ma ho le gambe un po’ durette!

 

 

 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.