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Alpi Occidentali: dieci giorni di lavoro intenso sulle “nevi” di Kabdalis

A Kabdalis, tra boschi scuri e una luce che sembra filtrare direttamente dal ghiaccio, le squadre femminili e maschili del Comitato FISI Alpi Occidentali hanno chiuso la loro preparazione per la stagione 2025-2026. Dieci giorni intensi, densi, costruiti centimetro dopo centimetro sulla neve nordica, sotto lo sguardo dei nuovi tecnici: Emanuele Roux, responsabile del settore femminile, e Nicola Andreani, guida del gruppo maschile.

La Svezia li ha accolti con condizioni tutt’altro che ideali: caldo, pioggia, umidità improvvise.
Eppure Kabdalis ha retto, come sa fare quando si riempie di squadre nazionali e regionali. «Nonostante tutto — raccontano i tecnici Roux e Andreani — la località ha sostenuto i ritmi e le esigenze di tutti. Siamo riusciti a completare il programma senza togliere nulla al lavoro».
È uno di quei dettagli che la neve nordica conosce bene: si adatta, si compatta, si difende.

Il gruppo AOC ha lavorato soprattutto sullo slalom, alternando setti “salati” a lastre più vicine al ghiaccio vivo. Tracciati impegnativi, densi, spesso condivisi con atleti di altissimo livello internazionale.
Non è solo questione di tecnica: è un modo di respirare l’agonismo, di abituarsi alla velocità reale, quella che non lascia margini. Kabdalis, da questo punto di vista, è una piccola scuola di sopravvivenza agonistica.

Il merito, però, non è solo della pista. «I ragazzi e le ragazze — spiegano i due tecnici — hanno saputo gestire turni intensi, alternando la fatica del pendio alla palestra, e poi alla Ski Room. Un lavoro completo e svolto con maturità».
Fuori dalla pista, a fare da sfondo, ogni tanto, un’aurora boreale: una parentesi che non si spiega, si guarda. E anche questo fa parte del bagaglio: la capacità di restare concentrati nonostante la magia intorno.

Giorno dopo giorno, Roux e Andreani hanno osservato crescere non solo la qualità degli appoggi o la pulizia delle linee, ma qualcosa di più profondo: la gestione, la concentrazione, la capacità di restare dentro il lavoro anche quando le gambe chiedono tregua. Perché la rifinitura non è solo tecnica: è mentale.

«Siamo molto soddisfatti — spiegano —. Il percorso estivo-autunnale è stato continuativo, senza pause inutili, e Kabdalis è stata la chiusura perfetta di questo ciclo».
Ora resta l’ultimo passo: il raduno di rifinitura a Solda, prima che il calendario si apra definitivamente con le prime gare del Gran Prix Italia.

La Lapponia li ha messi alla prova, come sempre. Ma chi porta a casa dieci giorni così, tra ghiaccio, pioggia, luci irreali e tracciati duri, porta a casa anche un pezzo di inverno in anticipo. E questo, nello sci, fa sempre la differenza.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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