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Anche Rebensburg finisce all’inferno. Stagione finita

Anche Viktoria Rebensburg dal paradiso di ieri finisce all’inferno sulla “sua” pista. Stagione finita, anche per la vincitrice della discesa di ieri, dunque. La rotazione subita in seguito a una spigolata e il conseguente volo terminato nelle reti le sono costate care. Frattura della testa della tibia. Significa rimanere a casa per un bel po’ per leccarsi le ferite. Sicuramente dopo Cortina!

Il sospetto c’era eccome, anche se al traguardo l’atleta tedesca ha cercato di mascherare il dolore in ogni modo. Forse per non impensierire nessuno. Ma lo sci sinistro, quando recuperava il traguardo, non lo appoggiava. E nemmeno il cammino era regolare.

Questo posto inizia ad essere dannato. L’anno scorso il salto aveva rovinato il resto della stagione a molte atlete fin quando Skardal, non immune da colpe, alzò bandiera rossa e la gara finì anticipatamente. Oggi Sofia Goggia e Viktoria Rebensburg. Ma a parte questi due gravi incidenti c’è dell’altro. Le ragazze non riescono a sopportare le violenze di queste situazioni. Sciano male, in difesa. Ambiscono a superare il traguardo non per la vittoria ma per essersi salvate.

Non è un bel vedere. Così come quel DNS, did not start, ovvero, non partita, che non dovrebbe mai accadere se non per uno stato di salute imperfetto ma improvviso. Come un’influenza, ad esempio. Invece la paura ha colto molte atlete, vedi Tina Weirather ieri. Non c’è nulla di cui vergognarsi. Almeno per le atlete. Che non possono più essere buttate giù da piste sempre buie, col manto nevoso di marmo e quasi sempre pieno di gobbe. Una neve che fa saltare le otturazioni. Che non permette all’atleta di scegliere la curva che aveva progettato in fase di ricognizione. La loro posizione è goffa. Assomiglia a quella che assume un principiante quando cerca di girare con tutto quello che ha, braccia comprese. Solo che questo avviene a oltre 100 km/h.

Il problema è che annullare una gara perché la pista è troppo difficile è un’onta che la Fis non può permettersi di subire. Inutile fare l’elenco delle conseguenze nel caso questo accadesse. La pista di per sé era sicura, ma non viene mai calcolato evidentemente, se il grado di tecnicità delle atlete è sufficiente. Eppure, senza Goggia e senza Rebensburg, per rimanere su ciò che è accaduto oggi, lo spettacolo scende di tono. Assieme allo share televisivo. Dunque è necessario che le piste siano più alla portata delle atlete. Che consenta loro di sciare bene. Che permetta di giocarsela per una curva riuscita alla perfezione e non per aver frenato di meno.

Hanno fatto bene oggi molte atlete, a togliersi dalla curva appena si accorgevano che non sarebbero riuscite a seguire la linea più logica. Reagire sempre e a tutti i costi poi rischia di portarti all’ospedale. Sofia è sempre stata una di queste atlete. Lei ha l’istinto di Franz Klammer che non aveva uno stile impeccabile ma proprio perché ricercava sempre la starda migliore per ottenere la massima velocità. Lui ci riusciva praticamente sempre ma perché aveva la forza per sostenere quelle andature in curva. Sofia, alla stessa velocità, non ha la forza per rimanere in piedi. Se trova piste dove gli sci appoggiano su una neve che permette di sciare, se non vince sale sul podio. Quando invece deve affrontare terreni così terribili, il senso della velocità rimane immutato, ma cambia quello della sicurezza.

Al diavolo la gara. Evviva le ginocchia, le gambe e le braccia!

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.