Tommaso Giacomel vince l’inseguimento di Oberhof e completa una doppietta che entra nella storia del biathlon italiano. Dopo la sprint, arriva anche la pursuit, in un contesto che misura davvero tutto: vento, pressione, poligono instabile, pista che non regala nulla. Il venticinquenne trentino firma il quarto successo stagionale, il quinto in carriera, il terzo consecutivo. Una sequenza che racconta stato di forma, solidità mentale, crescita definitiva.
La gara si sviluppa su un equilibrio sottile. Sei errori al tiro, due per ciascuna delle prime tre sessioni, tengono Giacomel dentro la corsa senza mai concedergli margine. Il ritmo sugli sci resta alto, la gestione resta lucida. Il momento chiave arriva nell’ultimo poligono: quattro bersagli abbattuti, zero errori, una progressione netta che lo porta dalla settima posizione al comando. Il giro finale diventa un esercizio di controllo e forza, con gli avversari incapaci di rientrare.
Alle spalle dell’azzurro chiudono Martin Uldal e Sebastian Samuelsson, staccati rispettivamente di 4″5 e 8″8. Ai piedi del podio Johannes Dale, seguito da Martin Ponsiluoma. La prestazione di squadra trova continuità anche nel decimo posto di Lukas Hofer, seconda top ten consecutiva dopo la sprint.
Il risultato di Oberhof pesa anche sulle classifiche. Giacomel sale al comando della generale di Coppa del Mondo con 611 punti e guida anche la graduatoria dell’inseguimento, oltre a quelle di sprint e mass start. Una leadership costruita sul campo, gara dopo gara.
Lo stesso Giacomel legge la giornata con lucidità e misura:
“Oberhof è l’università del biathlon. Oggi a questo esame in tanti hanno fallito, io incluso. Sei errori al tiro non sono una buona prova”. Parole che restituiscono il senso tecnico della gara e del luogo, uno dei più selettivi del circuito.
Il pettorale giallo arriva, già dal prossimo appuntamento di Ruhpolding, e viene accolto senza trionfalismi: “Lo vestirò, ma avrà più sapore quando lo conquisterò sul campo con tutti presenti”. Il riferimento è diretto a Johann Olav Botn, indicato da Giacomel come il punto di confronto assoluto: “Il biatleta più forte al momento è lui. Ora è ammalato, quando tornerà sarà tutta un’altra storia”.
Dentro queste parole c’è il tratto del nuovo Giacomel: vittorie importanti, rispetto per il livello del circuito, consapevolezza del percorso. Oberhof lo incorona, lui rilancia. Con la calma di chi sa che l’università del biathlon non prevede un solo esame, ma una stagione intera.






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