La Norvegia vince la medasglia d’oro anche nella combinata Nordica alla fine di un testa. a testa emozionante con la Finlandia. La campana dell’ultimo giro rimbalza nella neve fitta e sembra il segnale di una resa dei conti. Davanti restano in due, ancora una volta: Jens Lurås Oftebro contro Eero Hirvonen, Norvegia contro Finlandia, tecnica contro resistenza, freddezza contro orgoglio.

La Finlandia è tornata ai livelli dei tempi di Hannu Manninen: Hirvonen resta coperto, studia, aspetta il momento giusto. Ma Oftebro è glaciale, lascia che la volata maturi e poi lancia l’allungo decisivo. Spalla a spalla fino agli ultimi metri, mezzo secondo appena a dividere oro e argento. Vince la Norvegia, che completa un dominio totale, nonostante le assenze pesanti di Jarl Magnus Riiber e Jørgen Graabak.
Alle loro spalle si prende il podio l’Austria, con Johannes Lamparter e Stefan Rettenegger, mentre la Germania, che aveva dominato il salto del mattino, si scioglie sugli sci stretti, anche dopo la caduta di Vinzenz Geiger che spezza ritmo e ambizioni.
E poi c’è l’Italia.
Undicesima dopo il trampolino, apparentemente lontana da tutto. Ma nel fondo cambia pelle. Samuel Costa e Aaron Costner costruiscono una rimonta poderosa, metro dopo metro, sfruttando sci velocissimi e una condizione che cresce giro dopo giro. Quando Costa nell’ultimo tratto riesce anche a mettersi alle spalle Geiger per difendere il quarto posto, la pista esplode.
«Oggi avevamo gli sci velocissimi, mi sentivo benissimo», racconta Costa a fine gara. «Era la mia ultima gara olimpica, volevo dare tutto. Finalmente ho saltato bene e ho fatto una buona prova di fondo: posso dire addio alla combinata con il cuore in pace».
Il podio resta a quaranta secondi, ma il rammarico è superato dall’orgoglio: «Meglio così che perderlo in volata. Chiudere qui, nell’Olimpiade di casa, dove avevo fatto la mia prima Coppa del Mondo, è speciale».
Costner guarda già avanti, senza alcuna intenzione di fermarsi, mentre in passato aveva annunciato il ritiro anche Alessandro Pittin, bronzo a Vancouver 2010. «Mi dispiace per il salto, non sono riuscito a dimostrare il mio potenziale. Ma nel fondo abbiamo rimediato. Quando ho visto Samuel battere il tedesco mi sono emozionato tantissimo». E poi il pubblico, la spinta continua lungo il tracciato: «Sentire il mio nome così tante volte è stato bellissimo. Questo quarto posto vale quanto un podio».
È stata una gara dura, sporca di neve, tecnica e nervi. La Norvegia celebra l’ennesimo oro, la Finlandia conferma la rinascita con Hirvonen e Ilkka Herola, l’Austria resta solidissima.
Ma tra i giganti del Nord, l’Italia ha scritto una delle pagine più belle della sua storia recente: una medaglia mancata, sì, ma una prova che pesa come metallo nobile.






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