Alla fine la prima prova cronometrata della discesa femminile sull’Olympia delle Tofane è riuscita ad andare in archivio, ma con molto ritardo e in condizioni tutt’altro che omogenee. La nebbia, già protagonista nella parte iniziale della giornata, è tornata a farsi sentire con decisione soprattutto nel finale, accompagnando le ultime concorrenti e rendendo la sessione poco attendibile dal punto di vista cronometrico.
Il training ha offerto più un assaggio della pista che un vero riferimento. La neve è risultata molto mossa, con diversi passaggi difficili da leggere e numerose atlete finite lunghe o costrette a saltare le porte. Un’Olympia diversa rispetto ad altre occasioni, meno “scorrevole” e più fisica, che ha richiesto adattamento continuo.
Il miglior tempo è stato fatto segnare da Jacqueline Wiles, ma il dato va letto nel contesto di una prova sviluppata a ondate, con visibilità e fondo in costante cambiamento. Alle sue spalle i distacchi restano ravvicinati fino a circa un secondo, ulteriore segnale di una giornata in cui le condizioni hanno inciso quanto — se non più — delle scelte tecniche.
Per l’Italia, Sofia Goggia e Laura Pirovano hanno chiuso a poco più di un secondo, mentre Federica Brignone, partita con il pettorale 2, prima della lunga sotsa, ha affrontato la discesa in una fase iniziale della prova, quando la visibilità era ancora accettabile. L’azzurra aveva già sottolineato nelle ore precedenti come, con luce piatta, la pista cambi radicalmente comportamento e richieda un lavoro molto preciso sul terreno, soprattutto nei tratti più delicati.
Con il passare dei minuti, l’Olympia ha continuato a trasformarsi. La nebbia è tornata a coprire alcuni settori chiave, penalizzando le ultime discese. Non a caso diverse atlete hanno chiuso con distacchi importanti.
Sicuramente la prova di domani potrà essere molto più indicativa.






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