Lo slalom NJR di Passo Montecroce, tappa di Coppa Veneto, non è stato un esercizio di routine. È stato un confronto teso, tecnico, pieno di micro-differenze che raccontano meglio di qualsiasi proclama il livello a cui viaggiano oggi i nostri giovani.
E alla fine, in mezzo a una classifica piena di rientri, rilanci e rimonte, il più lucido è stato David Castlunger.
l’atleta dell’Amateur Ski Team Alta Badia ha costruito la vittoria con un equilibrio che in questa categoria fa ancora la differenza: un primo run intelligente, +0”36 di vantaggio, e una seconda manche senza sbavature (48”52) quando il fondo chiedeva più precisione che coraggio. Totale: 1’33”97, abbastanza per respingere la carica di un ottimo Valentin Sparber, 18enne del Wipptal, staccato di 55 centesimi.
Terzo posto per il bulgaro Marko Semerdzhiev, a +1”01, il primo a pagare davvero la selettività del tracciato: veloce sopra, tecnico sotto, con una diagonale centrale che ha scavato differenze più mentali che cronometrate.
Gli italiani hanno risposto in massa, occupando praticamente tutta la top ten. Matteo Avesani (+1”72) quimnto alle spalle dell’olandese Kalf, e Giovanni Stefani (+1”90) hanno dato continuità alla propria crescita, mentre Alessandro Guerresco, Piero Molin e Marco Caiselli sono rimasti lì, nel range dei due secondi, distanza che in una NJR vale comunque un segnale.
Da segnalare anche la solidità di Paul uer, 11esimo, davanti a Philip Ploner (12° a +4”22), la rimonta di Cristian Rondi (11 posizioni recuperate), tutti dentro quella fascia medio-alta che fa spesso la differenza nel movimento regionale.
Meno lineare la prova dei ragazzi andorrani, con Visa Mas Jan 13esimo e Marcel Perez Sansa in fondo al gruppo, ma comunque dentro una competizione che quest’anno si conferma più affollata e internazionale.
Il pomeriggio ha lasciato una fotografia chiara: Passo Montecroce resta un terreno che seleziona più per lucidità che per potenza. E in giornate così, chi sa cucire due manche senza sfilacciature prende tutto.
Oggi, quel qualcuno si chiama Castlunger. Un nome che torna, si conferma, e soprattutto dimostra di aver imparato l’arte più difficile: rendere semplice ciò che, tra i pali stretti, semplice non è mai.






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