Gare

DH Val d’Isère: Goggia errore fatale. Vince Hütter su Weidle e Vonn. 5a Pirovano

Alla vigilia della discesa femminile di Val d’Isère, l’attenzione era tutta su Sofia Goggia. Le due prove avevano lasciato poche zone d’ombra: sci piatti dove serviva, direzione netta dove la pista chiede fiducia, nessun passaggio affrontato in difesa. Una confidenza costruita senza clamore, giro dopo giro. Da favorita tecnica, più che annunciata. La gara, per un lungo tratto, le dà ragione.

I parziali scorrono veloci. Nella parte alta Goggia lascia correre, come sa fare. La Oreiller-Killy lì non chiede altro. Fidarsi. Lasciare andare. Nel tratto che precede la zona più delicata arriva il dato che pesa: miglior tempo nel terzo settore, il punto in cui la discesa inizia a prendere forma. Il margine cresce, la velocità resta ordinata, la sensazione è chiara: tutto sotto controllo.

Poi arriva il momento che spezza il filo. Non è la compressione. È quello che viene prima. La sezione in cui devi arrivare già sistemata, con la linea risolta. Qui la sciata chiede una scelta secca. Goggia corregge. Poco. Basta. La velocità scappa via in pochi metri. Il cronometro non perdona: quasi un secondo nel quarto settore. Tutto lì. Un vuoto dentro una discesa che, fino a quel punto, aveva il profumo della vittoria. Alla fine è ottava, a 64 centesimi. Un distacco corto, cortissimo, che racconta meglio di qualsiasi parola l’occasione che c’era.

Da quel momento la gara cambia pelle. Si fa più silenziosa, più ordinata. È qui che entra in scena Cornelia Hütter. La sua discesa non ha picchi, ha tenuta. Parte alta fluida, senza tensioni superflue, nessuna fretta. Quando la pista stringe, lei stringe con lei. Arriva alla compressione con lo sci già allineato, ne esce piena, porta metri e velocità fino in fondo. Una vittoria costruita così, senza colpi di teatro.

Dietro, la classifica resta compressa. Kira Weidle-Winckelmann fa esattamente ciò che aveva preparato: sciata pulita, sempre dentro la linea, parte alta solida, tratto centrale ordinato, finale difeso con intelligenza. Qualcosa resta per strada proprio dove la pista chiede un passo in più, ma la prova è compatta. Lindsey Vonn sale sul podio e guarda il tabellone con una punta di delusione. Terza. Poco, per chi riconosce solo la vittoria. La sua discesa è di mestiere puro: linee ampie, scorrevolezza continua, gestione matura dei passaggi più delicati. In due occasioni allunga però la traiettoria più del necessario, privilegiando la velocità alla linea migliore. Dettagli che, qui, pesano.

Subito sotto, una storia che conta. Ilka Štuhec, a 35 anni, chiude quarta a quattro centesimi dal podio. Un ritorno vero. La parte alta è forte, come nei giorni migliori, poi arriva la fase in cui la pista chiede gestione: sceglie prudenza e quel soffio resta fino al traguardo. Il risultato parla di una presenza tornata piena, fatta di esperienza e lettura. Ester Ledecká cresce, sesta, con una discesa in progressione: accetta la pista all’inizio, prende confidenza, arriva alla compressione meglio che in prova. Sul salto si mette sull’attenti, quasi troppo, e perde qualche chilometro orario. Il resto racconta un percorso in salita. Breezy Johnson fa ciò che le riesce meglio nella parte iniziale, dove scorre come poche; poi la Oreiller-Killy cambia tono e chiede precisione. Qui perde qualcosa settore dopo settore. La sua discesa diventa una linea di confine tra velocità pura e velocità che resta.

E poi l’Italia, di nuovo. Laura Pirovano chiude quinta, a sei centesimi dal podio. Ancora. Ma il numero dice poco. La sua discesa è intera: nella parte alta resta dentro il disegno, nel tratto centrale costruisce, alla compressione arriva composta ed esce con velocità vera. Non c’è un punto che salti agli occhi, non c’è un settore che la respinga. Il cronometro si ferma sei centesimi prima. Non è una beffa. È una misura. Pirovano è lì, stabilmente, dove si fanno le stagioni.

Dietro, Nicol Delago trova scorrevolezza nei tratti pianeggianti e nel finale, mentre il centro chiede ancora fiducia. Elena Curtoni scia con ordine, ma la velocità non prende forma nei punti decisivi. Roberta Melesi paga subito: il secondo settore spezza la gara, poi arriva in fondo senza altri strappi. Sara Thaler e Sara Allemand perdono nella prima parte, e recuperare su questa pista diventa un lavoro lungo.

Alla fine Val d’Isère resta lì, una gara decisa su un dettaglio, un secondo che pesa più di tutto. Fino a quel punto, Goggia stava vincendo. Poi la pista ha chiesto una risposta diversa. Hütter ha tenuto tutto insieme. Pirovano ha dimostrato di esserci. Il resto lo ha fatto la Oreiller-Killy, come sempre, separando ciò che dura da ciò che sfuma.

La velocità femminile riparte il 10 gennaio a Zauchensee, con una classifica di specialità che resta apertissima. Lindsey Vonn arriverà con il pettorale rosso sulle spalle, forte di 69 punti di margine su Emma Aicher, 85 su Cornelia Hütter e 98 su Sofia Goggia. Distanze reali, non definitive, che raccontano una specialità ancora in movimento, pronta a cambiare volto alla prima curva presa con la linea giusta.

 

la classifica della discesa

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

Add Comment

Click here to post a comment