Domani si apre ufficialmente lo sci alpino ai Giochi di Milano Cortina 2026. La discesa maschile inaugura il programma sulla Stelvio di Bormio: una prima che pesa, tecnica e simbolica, su una pista che misura tutto e tutti. Partenza alle 11.30, 36 atleti al via, 17 nazioni rappresentate, 1023 metri di dislivello lungo 3442 metri di tracciato.
L’ordine di partenza
La lista scorre compatta e racconta subito l’idea di gara. Daniel Hemetsberger apre con il pettorale 1, poi James Crawford e Bryce Bennett: avvio da specialisti puri, velocità subito alta. Dal 4 al 6 entrano Maxence Muzaton, Nils Alphand e Alexis Monney, prima dell’ingresso dei big.
Il cuore della gara batte tra il 7 e il 15: Marco Odermatt (7), Franjo von Allmen (8), Vincent Kriechmayr (9), Nils Allègre (10). Una sequenza che condensa ritmo, potenza e lettura della pista.
La squadra azzurra entra in scena subito dopo. Giovanni Franzoni ha il pettorale 11, Dominik Paris segue con il 12. Poi Mattia Casse (14) e Florian Schieder (15).
Tra i pettorali centrali spiccano Adrian Smiseth Sejersted (16), Cameron Alexander (17), Stefan Rogentin (20) e Raphael Haaser (21). Più indietro, Stefan Babinsky (25) e Jeffrey Read (26)
La pista – passaggi chiave della Stelvio
La Stelvio non lascia respiro: ogni tratto richiede velocità, precisione e sangue freddo.
- La Rocca – l’avvio in picchiata
Appena usciti dal cancelletto si trova un muro di pendenza elevatissima (oltre il 60 %), dove si costruisce subito velocità. Subito dopo, brevi curve portano al primo salto della Rocca, che richiede controllo e linea perfetta per evitare di perdere ritmo in apertura. - Canalino Sertorelli e Fontana Lunga
Dopo il primo salto, i concorrenti entrano nel Canalino Sertorelli, una diagonale in forte accelerazione che spinge gli atleti verso la Fontana Lunga, una sezione di pendii moderati con curve tecniche e ondulazioni che possono mettere in difficoltà chi non mantiene la traiettoria. - Carcentina – la diagonale più insidiosa
Una delle sezioni più spettacolari e impegnative: una curva diagonale che attraversa terreno spesso ghiacciato e irregolare. Qui si decide spesso il destino di una discesa: chi perde ritmo qui, fatica a recuperare. - Salto di San Pietro – il grande trampolino
Forse il tratto più caratteristico: i campioni superano un salto di oltre 40 metri ad alta velocità prima di atterrare sul Muro di San Pietro, dove le velocità superano costantemente i 140 km/h. È un punto che mette il cuore in gola anche agli spettatori. - Il finale – schuss e curve verticali
Dopo San Pietro la pista non si calma: ci sono sequenze di curve veloci in contropendenza come Coston e Feleit, e l’ultimo salto di Feleit prima di tagliare il traguardo nel centro di Bormio. Anche qui servono nervi saldi per non commettere un errore negli ultimi istanti della discesa.
La Stelvio è più di una pista: è un banco di prova per la resistenza fisica e mentale. Non basta avere velocità pura, serve capacità di leggere i cambi di pendenza, di assorbire compressioni sul ghiaccio e di uscire dalle curve con traiettorie millimetriche, perché ogni errore qui si paga caro.
Domani, quando scenderanno i 36 pettorali della discesa maschile olimpica, sarà questo terreno oltremodo esigente a plasmare la gara: una discesa lunga, tecnica, dove la vittoria non è mai scontata.






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