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Dominik Paris, la potenza è d’oro!

Dominik Paris ha vinto la guerra premiata con la medaglia d’oro al valore! Un superG terribile, corso al buio, velocissimo, ondulato, gobboso, con contropendenze. Impossibile disegnare linee senza errori. E Domme ha vinto perché ha sbagliato di meno, o meglio, ha commesso qualche errore ma affidandosi alla sua immensa classe ha saputo mantenere sempre elevata la velocità. Unico e inimitabile. Dinnanzi a condizioni così impegnative nessuno ha saputo fare meglio di lui. I più tecnici ci hanno provato e c’è chi ha superato l’imbuto finale con maggiore precisione di Domme, ma sopra, la differenza è stata netta. Nessuno ha le sue caratteristiche. Per batterlo occorreva un super tecnico ma anche un dio della scorrevolezza. L’unico ad avvicinarsi a queste caratteristiche era l’austriaco Vincent Kriechmayr che ha indovinato tutto nelle ultime porte, quelle più tecniche ma il ritardo di 4 decimi nella prima parte non si è ridotto a sufficienza. Totale: seconda piazza a +9/100. Ma poi è piombato sul traguardo il francese Johan Clarey che per non farlo sentire solo gli ha copiato il tempo. Molto è stato deciso dal chiaro-scuro che ha abbracciato la pista. Indubbiamente Domme ha avuto un contrasto migliore di Svindal, Jansrud, Mayer, tre deputati alla vittoria. Ma anche Clarey ha goduto di una luce migliore.
Ci ha provato il giovanissimo Marco Odermatt che perdeva solo 22/100 a meà gara, poi un peccato di gioventù lo ha portato a commettere un errore troppo grave per fare il tempo. Ma il talento è intatto e il settimo miglior tempo a poco più di mezzo secondo da Dominik è da premiare. Ha fatto meglio sia del capitano Beat Feuz che di Mario Caviezel che è calato rispetto alle gare di inizio stagione ed è uscito.
Tra i deputati a una medaglia c’era anche Christof Innerhofer che è il più incavolato di tutti. Così capita a chi arriva quarto. Per questo motivo è tornato il sorriso al tedesco Josef Ferst, ottimo tecnico, quinto a 39 centesimi da Paris, dopo la discesa di Inner, sesto dopo quella di Adrien Theaux. L’Azzurro ha sciato bene, ma un errore di linea nella parte centrale ha fatto lievitare il ritardo a 7 decimi. Poi è stato geniale a ridurre il gap a 35 centesimi da Domme nella parte finale. Ma occorreva un tempo più veloce di 26/100 inferiore per chinare il capo e infilarsi la medaglia al collo.
Noi aspettavamo anche Matteo Marsaglia e Mattia Casse che tra l’altro hanno potuto affrontare la gara con il sole che è tornato dopo i primi venti, seppure su una pista che qualche segno ha messo in evidenza. Matteo ha sbagliato subito in maniera irrimediabile nel primo tranello che pur aveva avuto tutto il tempo per preparare. Il resto della sua gara è stata un portare gli sci al traguardo ma senza fare tutte le porte! Un urlo di rabbia ha sancito il suo disappunto. Col 30 ha poi preso il via Mattia che ha portato a termine la gara più bella della sua carriera, migliore anche del 4 posto che ottenne a Beaver Creek in Coppa del Mondo.. Errori certo, anche lui ne ha commessi, ma il suo ritardo al traguardo è stato solo di mezzo secondo, che gli è valso l’ottava posizione, condivisa con l’americano Steven Nyman e il norvegese Adrian Smiseth Sejersted

Il resto della cronaca serve per descrivere la disfatta dei norvegesi e degli svizzeri e forse anche un po’ degli austriaci, tolto l’argento di Vincent e per sottolineare i distacchi minimi tra gli atleti: 18 atleti in un secondo, 10 atleti in mezzo secondo!
Primo a scendere l’elvetico Beat Feuz piccolo errore alla fine del primo piano e molto basso dopo il primo salto in curva e incertezza nella traiettoria dopo il secondo salto e una porta toccata senza motivo che lo sbilancia. Come dire, una gara da dimenticare. Dopo di lui l’elvetico Thomas Tumler che è più basso di mezzo secondo al primo rilevamento ma poi sbaglia la linea e salta.
Dominik Paris splendido nella prima metà, pasticcione nella seconda. In un superG molto complicato con alcune contropendenze che ti buttano fuori era impossibile o comunque molto complicato tenere le linee ideali. E una volta persa non la ritrovavi più. Domme ha però muscoli d’acciaio e con la sua forza sovrumana, unitamente a una sensibilità di piede notevole, se l’è cavata piuttosto bene e pur prendendo un paio di porte nell’ultimo metro disponibile è riuscito a portare gli sci al traguardo mantenendo una buona velocità.
Il francese Brice Roger è stato troppo cauto nei primi passaggi ma poi ha fatto corsa parallela con Domme. 41 i centesimi di ritardo, ma ha fatto una delle gare più belle della sua carriera.
Aleksander Aamodt Kilde ha aperto la disfatta norvegese: ha buttato via la gara in una porta posta sul salto nella prima parte. E’ riuscito a rimanere dentro perché è un fenomeno e per lo stesso motivo è stato capace di rimanere in piedi atterrando sul secondo salto quasi sdraiato sulla neve. Sano e salvo ma molto indietro. Niente da fare anche per Bostjan Kline, fuori traiettoria su una porta posta sul dosso. Non ha nemmeno reagito ed è stato meglio così. L’infortunio in questi casi sta dietro l’angolo. Kjetil Jansrud ha fatto una gara molto simile nella scelta delle linee di Kilde ma ha sbagliato di meno frenando per non correre pericoli. Il problema è che così facendo il suo ritardo è lievitato oltre il secondo. Un altro mondiale andato a farsi benedire in questa specialità dove non è mai riuscito a vincere. Adrian Smiseth Sejersted ha eseguito alla perfezione quello che hanno fatto i suoi due compagni di squadra ma la sua scaltrezza (studiata al video) lo ha portato a superare il traguardo con maggiore velocità, con mezzo secondo di gap da Paris.