La 50 km olimpica femminile non perdona. Non concede alibi, non regala rientri impossibili. È la gara della verità, quella in cui resistenza e lucidità si separano dal talento puro. E a Milano-Cortina la verità ha avuto il volto di Ebba Andersson (Svezia).
La selezione comincia presto, ma si definisce davvero attorno al 40° chilometro. Davanti restano in due: Andersson e Heidi Weng (Norvegia). Il resto è già lontano oltre sei minuti. Ai 46,6 km la fotografia è chiara: Andersson al comando, Weng a +1:40.6, mentre la lotta per il bronzo è un’altra gara.
È in quel momento che la svedese decide che non vuole dividere l’oro. Aumenta la frequenza, non uno scatto secco ma un’accelerazione progressiva, metodica. Weng prova a tenere, ma il distacco si dilata chilometro dopo chilometro. Andersson se ne va da sola, senza più voltarsi, fino al traguardo.
Chiude in 2:16:28.2, con un margine finale di 2:15.3 sulla norvegese, che termina in 2:18:43.5.
Alle spalle del duello scandinavo si consuma una battaglia diversa, più tattica, più nervosa. La volata per il bronzo si accende sull’ultima salita del giro conclusivo e si decide sul filo dei secondi. A spuntarla è Nadja Kaelin (Svizzera), terza in 2:23:09.7, a +6:41.5 dall’oro. Subito dietro, a soli 2.4 secondi, la norvegese Kristin Austgulen Fosnaes, quarta a +6:43.9.
Quel terzo posto segna un passaggio storico. La Svizzera non aveva mai conquistato una medaglia olimpica in una prova individuale di fondo. Kaelin diventa così la prima elvetica a salire sul podio olimpico nella mass start più lunga e inedita del fondo femminile.
Subito dietro chiude la stsatunitense Jessie Diggins (USA) a +6:46.4, mentre il resto del gruppo arriva ormai staccato in modo netto, segno di una gara che ha frantumato il plotone già prima dell’ultimo giro.

In gara per l’Italia solo Anna Comarella alla sua ultima gara olimpica visto che l’atleta di Cortina ha deciso di ritirarsi dalle competizioni. L’Azurra super il traguardo della 50 km 17ª a +14:33.2.






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