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Emanuele Buzzi pronto al salto?

Punta in alto, Emanuele Buzzi. E tutti sanno che i mezzi non gli mancano, sia quelli tecnici («Ma devo migliorare nell’avanzamento ad inizio curva e cercare di correggere quei difetti che ognuno si porta dietro fin da piccolo»), che quelli atletici («Sono cresciuto ancora, adesso sono 1,87 mt. per 79 kg.») Si scorre il suo giovane palmarès e si recuperano nell’ordine: il titolo italiano in gigante e il terzo posto in slalom nel secondo anno Ragazzi (2007); il titolo italiano in slalom (davanti a Edoardo Longo!) nel secondo anno Allievi, in quel 2009 nel quale aveva vinto lo slalom ed era arrivato secondo in gigante alla fase nazionale del Topolino per poi concludere 4° il gigante dell’Internazionale. L’inverno scorso, primo anno Aspiranti, tra Corno alle Scale (prove tecniche) e Santa Caterina Valfurva (superG e discesa) «è andata come mi aspettavo nella velocità con due piazzamenti, 12° in superG, 17° in discesa. In slalom e gigante invece mi aspettavo qualcosa di più». In gigante («La mia specialità preferita») ha infatti concluso al 18° posto e in slalom ha avuto di che mangiarsi i gomiti «perché ero quarto dopo la prima manche e sono saltato nella seconda: un errore mio, capita!». E quest’anno «lo sci è al primo posto, ci credo». Aspettiamoci quindi il botto vincente agli italiani dell’Abetone nel secondo anno di categoria come è capitato tra i Ragazzi e gli Allievi; aspettiamoci la scalata a Pianeta Giovani: i tempi sono maturi come lui, Emanuele Buzzi da Sappada, nato in un tempio dello sci di fondo (Silvio Fauner, Pietro Piller Cottrer) ma che non si è mai sognato di assaggiare lo sci nordico anche se il padre Paolo, 46 anni, finanziere, è stato fondista agonista e il nonno, Bruno De Zordo, che purtroppo non c’è più, è stato campione di salto. O meglio «sì, ho provato un po’ da piccolo, alle elementari, ma proprio non mi è mai piaciuto». Di chi è «la colpa» di questo tradimento che ha strappato un ragazzo alla disciplina più blasonata del suo paese di origine per avviarlo sulle pendenze dello sci da discesa con i talloni ben fissati agli sci? Indiziata fortemente è la mamma Auroranna, 41 anni, impiegata, discesista di buon livello in gioventù che l’ha messo sugli sci da discesa a tre anni e gli ha trasmesso il virus che lui, il ragazzo, si è guardato bene dal combattere. Anzi «con la discesa è stato amore a prima vista». E papà Paolo non è certamente così fanatico da aver ripudiato il figlio, anzi quando può lo segue sulle sue tracce di promettente campioncino. D’altra parte anche gli altri due figli della coppia sappadina hanno scelto un’altra strada di passione sportiva: Sofia, 12 anni, si sta dedicando al pattinaggio artistico; Edoardo, 7 anni, all’hockey. Insomma tra discesa, fondo e ghiaccio ci sono proprio tutti gli sport invernali nella bella famiglia di Sappada e la nonna, Maria Luisa De Zordo, fa il tifo per tutti senza distinzione nell’amore senza specializzazioni per i suoi nipotini. Emanuele ha cominciato a gareggiare da Baby con un allenatore che si chiama Roberto di nome e «mi pare, di cognome, Piller Rosina», subito dopo ha seguito le code di Cinzia Kratter. Da quando fece un buon 5° posto da Cucciolo al Pinocchio sono passati un po’ di anni e lui è diventato il marcantonio di oggi che dice: «Mi piacciono tutte le specialità ma mi sento particolarmente portato per gigante e slalom». E aggiunge che «del mio sport amo molto l’ambiente, gareggiare con gli amici e i compagni di squadra, cambiare le piste e vedere ogni volta come va». Adesso, seguito nel club da Andrea Puicher Soravia (il suo allenatore dal 1° anno Allievi) e nella squadra del Comitato friulano da Marco Pufitsch, Emanuele affronta il secondo anno Aspiranti «con il sogno di tutti, quello di arrivare in Nazionale e poi di crescere ancora fino ad arrivare alla Coppa del Mondo». Adesso è lo sci il suo primo pensiero ma cercando di non trascurare il Liceo Linguistico frequentato ad Auronzo di Cadore con l’impegno di chi ogni giorno deve fare avanti e indietro dalla scuola per 30 km «con la corriera». Non c’è problema per un ragazzo che si definisce «tranquillo e sereno», che gioca per divertimento a calcio con gli amici «da attaccante, ma adesso meno che in passato, solo qualche partitella così, tra amici», che condivide con molti (la maggioranza) dei suoi coetanei il mito di Bode Miller («Sembra che scii male, sembra…») che non disdegna il mare per le vacanze con la famiglia ma «dopo un po’ mi stufa e mi vien voglia di tornare sulla neve». Per fare tanti chilometri, ma sempre in discesa.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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