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Fede Tomasoni: “Le favole esistono”, Simo Deromedis: “Follia pura!”

«Follia, pura follia! Sono le prime parole di Simone Deromedis, l’oro olimpico dello Skicross. Meglio di così non poteva andare. Nei primi giorni ho faticato a trovare le misure alla pista e anche stamattina in qualifica non era andata al meglio. Poi è andato tutto come doveva andare: materiali velocissimi, lucidità, davvero è stato tutto perfetto. In apertura di stagione per la prima volta siamo saliti in due sul podio di Coppa del Mondo, ora l’abbiamo rifatto anche alle Olimpiadi: mi viene solo un chapeau!»

Un trionfo costruito lungo un intero quadriennio, iniziato con il quinto posto di Pechino 2022 e culminato davanti al pubblico di casa. «Vincere una medaglia olimpica è la massima aspirazione di ogni atleta. Farlo davanti al nostro pubblico è stato ancora più incredibile. È difficile anche descrivere questo momento. Gareggiare e vincere in Italia è qualcosa che non capita nella vita di ogni atleta. Il pubblico, gli amici, ci hanno dato una spinta in più. Volevamo far crescere ancora questo sport in Italia, avvicinare altri giovani allo skicross. L’intero movimento del freestyle sta crescendo e questa rassegna olimpica lo dimostra.»

La gara non era partita con certezze assolute.

«Non sono partito con l’aspettativa di vincere. Nei primi giorni ho fatto fatica a guidare in pista e anche nell’allenamento di stamattina non era andata benissimo. Poi tutto è andato per il verso giusto. Il meteo ha cambiato tutto, la velocità variava a ogni giro, dovevi adattarti, restare lucido e intelligente. I nostri sci erano velocissimi e in queste condizioni hanno fatto la differenza, insieme alla nostra potenza

Poi il pensiero più intenso, rivolto al compagno di squadra.

«Voglio congratularmi con Federico. Quello che ha passato è qualcosa di terribile. Gli siamo stati vicini, ma lui è stato fortissimo e si merita davvero questa medaglia. Se è il suo primo podio e l’ha fatto oggi, non è una casualità.»

Tomasoni, classe 1998, bergamasco di Castione della Presolana, porta sul casco il Sole di Mati, il ricordo di Matilde Lorenzi, scomparsa tragicamente negli ultimi due anni. «Le favole esistono, ma va oltre l’immaginato. Ho voluto portare il ricordo di Matilde sul casco, con il cuore fino alla fine. Ci vorrà tempo per realizzare tutto questo. Abito a pochi chilometri da Livigno ed è qualcosa di incredibile. Ho provato a immaginare questo momento, era un sogno. E l’abbiamo realizzato in due

Una doppietta che pesa anche per il movimento. «Siamo in pochi, ma questo risultato può dare una grande spinta a tutto lo skicross italiano. Più di così non potevamo fare.»

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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