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Federica Brignone è tornata in gruppo sulle nevi fassane della Aloch. E ora sulla VolatA

Federica Brignone è tornata in mezzo alla sua squadra. Sulle Piste Azzurre della Val di Fassa. Precisamente sulla Aloch. Nove mesi dopo l’infortunio al piatto tibiale e alla testa del perone sinistro. Non è un rientro agonistico. Non ancora. È un ritorno umano, prima che sportivo.

Sabato 3 gennaio ha chiuso il primo training collegiale sullo Ski Stadium Aloch. Con le azzurre. Con il rumore familiare degli sci che passano vicini. Con gli sguardi che non chiedono nulla, ma dicono tutto. Laura Pirovano, Elena Curtoni, Roberta Melesi, Nadia e Nicol Delago. Abbracci veri. Sorrisi lunghi. Complimenti che non hanno bisogno di essere spiegati.

Intorno, il circo bianco che riprende forma. Atleti di altre nazionali impegnati nella preparazione dei prossimi appuntamenti. Vecchi incroci, rispetto condiviso. La normalità dello sci che torna a scorrere.

«Oggi sono particolarmente felice». Federica lo dice piano, senza enfasi. Otto mesi passati quasi sempre a Torino. Allenamenti solitari. Tempi lunghi. Routine che pesa. Tornare a respirare l’atmosfera della squadra cambia tutto. Girare per le Alpi. Tornare sulle Dolomiti. Stare in giro. Il gruppo. Le ragazze. “Bello e positivo”, dice. Ed è una frase che regge da sola.

Dalle 8.30 alle 10.50 il lavoro è graduale. Prima curve in campo libero. Poi le porte del gigante. Senza forzare. Senza pretendere. «Sono partita lentamente. Provando il tracciato a tratti». È tutto in costruzione. Anche le certezze. Non sapeva se sarebbe riuscita a fare un gigante intero. Alla fine, sì. Un pezzo alla volta. Ogni giorno aggiungere qualcosa e vedere se regge. Non è un allenamento vero e proprio. È un riapprendimento. Abituarsi di nuovo a sciare. Cercare la curva ad alta velocità. Tenere i piedi negli scarponi. Sentire.

E il sorriso. Quello c’è sempre. «Non l’ho mai perso». Energia. Determinazione.

Anche nei giorni più duri. Per quello che è successo, essere di nuovo in pista è già un segnale forte. Incrociare amici, condividere spazio, sentirsi parte di qualcosa. Conta.

Lo stato d’animo è quello di chi non fa proclami. Sta bene. Migliora. Costruisce una nuova esperienza. Il dolore c’è. Non si nasconde. Ma accanto al dolore cresce lo step successivo. La voglia di andare avanti. Ci sono momenti in cui pensi di mollare tutto. Succede. Poi scegli di rimetterti in gioco. Giorno per giorno. Senza sapere cosa accadrà domani. Con serenità. E con un entusiasmo ritrovato.

Il prossimo gradino è chiaro. Sci lunghi. Velocità. Sensibilità di gamba e ginocchio. Subito.

Nei prossimi giorni. Sempre in Val di Fassa. Sulla VolatA, a San Pellegrino. Una pista che non ha bisogno di presentazioni. Qui nel 2021 vinse un superG di Coppa del Mondo. Qui il massimo circuito tornerà il 7 e 8 marzo, dopo le Olimpiadi, con una discesa e un superG.
Il cerchio non è chiuso. Ma ha ripreso forma.

Foto Ralf Brunel

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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