Un minuto, ventitré secondi e quarantuno centesimi. Ripetiamo: 1:23.41. È il miglior tempo, il tempo che vale la medaglia d’oro. È il tempo che appartiene a Federica Brignone. E allora qui che ognuno scelga le parole migliori per descrivere questa impresa sportiva che segnerà per sempre la storia delle Olimpiadi. E che entrerà dentro al cuore dell’italia che scia e che non scia. Nel cuore di un’atleta che oggi ha compiuto qualcosa di impensabile. Nel cuore di Davide Brignone che ha penato quanto la sorella per ché ciò accadesse. E nel cuore di tutti coloro che dall’aprile scorso si sono messi alfianco di Fede per raggiungere un obiettivo che inizialmente non poteva essere nemmeno un’ipotesi.
Tornando alla gara Brignone ha costruito la sua vittoria nella parte più tecnica, quella dove il SuperG si trasforma quasi in gigante: terzo settore devastante (23.67, miglior tempo assoluto), quarto settore impeccabile (19.67, ancora miglior tempo). Dove le altre controllavano, lei attaccava. Dove le altre correggevano, lei disegnava. È partita solida, senza forzare nel primo tratto. Ha trovato velocità progressivamente. Poi ha fatto la differenza nel cuore del tracciato: linea blu centrata, scarpadone domato con eleganza, Rumerlo aggredito con coraggio. Nessuna esitazione. Nessun errore. Solo sci puro.
Dietro di lei Romane Miradoli a +0.41 e Cornelia Hütter a +0.52. Distacchi netti. Da campionessa. E il valore di questa medaglia è enorme anche per il contesto: Sofia Goggia stava facendo un capolavoro prima dell’uscita. Laura Pirovano straordinaria quinta ex aequo a +0.76. Elena Curtoni settima a +0.77.
Tre azzurre nelle prime sette. Ma davanti a tutte, lei. Federica Brignone ha rischiato tutto. Ha sciato senza protezioni mentali, senza calcoli. Ha scelto di vincere, non di difendere. E quando un’atleta così sceglie di attaccare, succedono cose straordinarie.
Non era al 100%. Non lo è da settimane. E l’altro ieri in Val di fassa ha dovuto togliere gli scarponi in cima alla pista dal dolore! Ma la classe, l’esperienza e la capacità di leggere una gara olimpica valgono più della condizione perfetta. Questo non è solo un oro. È la consacrazione definitiva della più grande sciatrice italiana di sempre. E oggi, sul SuperG olimpico, lo ha dimostrato una volta di più.






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