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Flavio Roda: “Parliamoci chiaro!”

Queste le parole di Flavio Roda, presidente Fisi, intervistato tra la prima e la seconda manche dello sallom maschile.
La prima cosa che sento di dire è che non posso colpevolizzare i tecnici. Non penso che abbiano lavorato male. Detto questo è indubbio che manca qualcosa. Fino a ieri l’altro vieni qui con un bagaglio abbastanza completo di risultati e  invece non riesci a concludere niente. Non si è nemmeno stati competitivi. Questa è la cosa peggiore. Non è il fatto che abbiamo toppato una gara. E’ tutto il sistema che non ha funzionato. Una questione di testa? Possibile che tutti quanti soffrano così tanto? Posso capire qualche ragazzino giovane. Una Bassino, ad esempio, è il suo primo Mondiale, è normale che possa soffrirlo, ma nella nostra squadra c’è chi di Mondiali ne ha fatti già 2, 3, 4, 5, 6… Tutti quanti hanno cercato di lavorare in funzione di questi giorni. Ci siamo preparati bene, su piste barrate, con pochi atleti per non avere troppa confusione. Io penso che il lavoro sia stato fatto bene, di questo sono convinto. Dopo di che bisogna essere onesti: i risultati non ci sono. Ma ripeto, non è tanto il risultato, ci può stare questo, è che  non siamo proprio mai stati competitivi. Il risultato può venire meno per colpa di un errori. Ci sono stati? No! Riguardo alla mancanza di uno psicologo qui a St. Moritz è stata una scelta mia personale.  Ma ne avevo parlato col professor Vercelli che è stato il primo a dirmi: “E’ inutile che venga lì, il lavoro si fa in precedenza, non il giorno prima della gara”. Ma se fosse questo il problema, sarebbe di facile soluzione: te ne porto qua dieci di psicologi.

Come fai a essere competitivo una settimana prima e poi all’improvviso perdi tutto quanto…  Anche in allenamento gli slalomisti stavano andando proprio bene. Onestamente i nostri non sciano peggio degli altri. L’indicazione per il futuro  è questa: trovare per gli atleti top dei tutor che siano dedicati, proprio per non andare verso il concetto dei team privati. Questi funzionano solo se hai un atleta che non ha confronto ed è talmente forte che… Ma se hai allenatori dedicati allinterno di una squadra. può essere una strada giusta. Il sistema rimane uguale: rimane la squadra, ma inserisci più allenatori, quelli che servono, e gli/le atlete più forti hanno un riferimento preciso.

Comunque in questi eventi non siamo mai stati bravissimi, è la storia che lo dice. Dobbiamo capire perché accade questo. La velocità ha fallito forse anche nella scelta della giornata. Se quel giorno anziché scegliere il 3 o il 5 prendi il 16 o il 19 cambia la storia. Su questo sono molto tranquillo. Nei giorni precedenti i numeri alti si sono rivelati penalizzanti perché scaldava. Il giorno della discesa è stata il contrario.
Le ragazze sono quelle cha alla fine ci hanno provato di più, condizionate molto dalla prima gara. Perché se il primo giorno una faceva risultato, cambiava anche la storia delle gare seguenti. Ci hanno provato. Nello slalom femminile abbiamo una grossa difficoltà. Proveremo in estate a portar in sud America alcune ragazzine perché abbassino i loro punti, ma non si pensi che possano essere competitive per le Olimpiadi. Ci vorranno tre, quattro anni. Sofia Goggia poteva raccogliere di più ma ha sbagliato la prima gara. In discesa ci ha provato ma ha voluto troppo. L’errore commesso è tipico di chi pretende troppo. Ha voluto stringere talmente tanto in quel punto, tagliando la linea che… bastava arrivare lì e appoggiare normalmente l’esterno. Alla fine, nella sfortuna è andata bene perché ha rischiato di farsi male a quella velocità.
Sulla preparazione abbiamo fatto una scelta importante: penso che Roberto Manzoni sia una persona molto qualificata. Lui stesso ha inserito nuovi preparatori e nuove metodologie. Proprio da poco abbiamo messo a punto col Coni un programma molto intenso approfittando dei centri di preparazione olimpica Coni, proprio per avere il massimo supporto anche dalle istituzioni.

Abbiamo fatto un’analisi su quello che è stato l’implemento di quest’anno: una stagione positiva. Qui negativa al 100 per 100 sono molto chiaro, ma il trend 2016/2017 è il migliore degli ultimi 20 anni. Parliamoci chiaro. Questo analizzando i risultati.
Poi, quando hai molte aspettative, forse anche troppe… io ho sempre detto che non potevamo pretendere più di tanto, ma quattro medaglie erano il risultato minimo che mi attendevo, ma proprio perché avevamo gli atleti in grado di poter raggiungere questo. Ne abbiamo fatta una. Decisamente sotto a ogni aspettativa. Ma non è che domani mattina possiamo distruggere tutto, sarebbe proprio l’errore peggiore che potremmo fare. Bisogna ripartire positivamente. La mia idea è di mantenere tutti i tecnici che ci sono oggi, integrarli con altri. A tal proposito alcuni coach italiani che stanno lavorando all’estero mi hanno fermato per dirmi che sono disposti a tornare in Italia.
Abbiamo ignorato il Team Event? La scelta di non fare correre Gross e Moelgg per i problemi che entrambi hanno alla schiena. Si voleva preservarli il più possibile per lo slalom. Poi se lo slalom è andato così, col senno di poi, possiamo dire anche che potevamo agire diversamente. Onestamente penso che il quadro tecnico abbia agito con assoluta coerenza.

Su Dominik Paris: Ghidoni mi ha detto subito, Dominik non riesce a gestire sta curva, una volta stretta, una volta larga… E’ la curva dove cadde l’anno scorso. Si vede proprio che l’ha somatizzata in maniera negativa. Poi se guardiamo il giorno della gara non è che abbia fatto un disastro. Paris è un atleta di altissimo valore, ma deve essere al 100 per 100 atleticamente. Probabilmente su questa pista sarà sempre così”.

 

 

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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