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Flora Tabanelli: “Brignone è un’ispirazione. Il dolore? ho provato a non pensarci”

Flora Tabanelli resta qualche secondo immobile, il bronzo tra le mani e gli occhi lucidi sotto la neve che continua a cadere su Livigno. La finale del Big Air è slittata di oltre un’ora per le condizioni meteo, ma nulla ha fermato la diciottenne di Sestola, che al debutto stagionale dopo l’infortunio al ginocchio destro di novembre si è presa una medaglia storica.

È il coronamento di un talento che, prima ancora di diventare maggiorenne, aveva già conquistato un titolo mondiale e la Coppa del Mondo generale e di specialità proprio nel Big Air. Ma questa, davanti al pubblico di casa, è un’altra storia.

Non so bene come ho fatto: per fortuna i dolori un po’ erano passati, ma ho provato a non pensarci – confessa Flora Tabanelli – Quello che sapevo fare prima lo so fare anche ora: la gamba è in forma e sono qua, quindi ero contentissima. E’ una bellissima Olimpiade per l’Italia e per le sue atlete, mi fa piacere essere tra loro. Nei giorni scorsi ho avuto modo di fare i complimenti a Federica Brignone che è davvero un’ispirazione per me”.

La svolta arriva nell’ultima run. Fino a quel momento serviva qualcosa in più, qualche decimo da recuperare. E Tabanelli sceglie di rischiare.

Nella terza prova dovevo recuperare qualche decimo di punto e ho deciso di puntare sul 1600 non perchè fossi sicura, ma perchè volevo farlo. Ci ho provato, ho dato tutto ed è andata bene.
La medaglia la dedico a tutti quelli che mi hanno supportato in questi mesi, ho scoperto persone meravigliose. Sono nata sulla neve che mi ha forgiato, sono cresciuta con l’idea che lo sport è la cosa più positiva di tutto e che mi regala emozione ogni giorno. E’ stata una strada lunga, ma l’ho fatta con la passione, anche l’infortunio: succede. La cosa più importante credo sia andare avanti e credere sempre in se stessi. Credo che ispirare gli altri sia l’obiettivo di ogni atleta e vale anche per me: ora devo ancora realizzare questo traguardo, ho provato ad affrontarla come una gara come le altre e credo che sia stato questo a farmi spiccare il volo”.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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