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Francesca Lollobrigida infinita, dopo i 3.000 metri è oro anche nei 5.000′!

Due ori nella stessa Olimpiade. Prima i 3.000 metri, poi i 5.000. Una doppietta che nella storia della pista lunga era riuscita soltanto a cinque atlete. Da oggi c’è anche Francesca Lollobrigida.

L’azzurra domina la sesta batteria accanto a una monumento dello speed skating come Martina Sáblíková e chiude in 6’46”17, al termine di una gara costruita con coraggio e lucidità. È un assolo che però si trasforma in thriller negli ultimi giri: l’olandese Merel Conijn si avvicina, la norvegese Ragne Wiklund resta incollata. Il verdetto è minimo, quasi crudele: dieci centesimi tra oro e argento, diciassette tra oro e bronzo.

Un soffio. Ma basta per entrare nella storia. Il pubblico di Rho esplode quando il tempo diventa ufficiale. Lollobrigida si lascia andare, poi si avvolge nel tricolore per un giro d’onore da pelle d’oca. È l’immagine simbolo di questi Giochi: una campionessa matura, consapevole, padrona della distanza più dura.

Nella storia dello speed skating italiano

Con questo successo la 35enne romana porta a quattro il bottino olimpico personale: all’argento dei 5.000 di Pechino 2022 e al bronzo nella Mass Start si aggiungono ora due ori pesantissimi.
E la Nazionale della pista lunga eguaglia il record di medaglie di Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006, quando il gruppo guidato da Enrico Fabris conquistò due ori e un argento. Oggi quel capitolo glorioso ha una nuova compagnia.

Una gara da fuoriclasse

Chiamata a difendere l’argento conquistato a Pechino, Lollobrigida ha fatto molto di più. È partita fortissimo – sotto i 20 secondi nei primi 200 metri – imponendo subito il ritmo. Giro dopo giro ha scavato il solco, pattinando con fluidità e controllo.
Nel finale, quando la fatica si è fatta feroce, ha gestito con la freddezza delle grandi, resistendo al ritorno della Conijn, che già assaporava l’impresa insieme ai tifosi oranje.

E non è finita

Sulla pista preparata con cura proprio da Fabris, oggi Sport Deputy Manager, la “Lollo” ha scritto un’altra pagina memorabile. Ma la sua Olimpiade non è ancora chiusa: nella seconda settimana arriveranno i 1.500 metri e la Mass Start.
A fare il tifo, questa volta, non c’era il figlio Tommaso, rimasto a casa con papà Matteo. Tornerà per le prossime gare. La sensazione è che questa storia non abbia ancora detto tutto. E che l’Italia della velocità possa continuare a correre.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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