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Franzoni: “Mi son detto, come faccio a battere quelli?”. Paris: “Finalmente è arrivata!”

L’Italia conquista due medaglie nella discesa olimpica di Bormio: argento a Giovanni Franzoni, bronzo a Dominik Paris. L’oro va a Franjo von Allmen.

«È stata una gara strana» racconta Franzoni. «In questi giorni non avevo sentito tanta tensione, l’ho vissuta un po’ così. Poi, man mano che si avvicinava la partenza, è salita tutta insieme. Sentivo già le gambe dure prima di partire, un’emozione strana. Ho visto scendere Monney che ha sciato benissimo, poi Odermatt che ha sciato benissimo, poi Fragno che ha fatto una manche devastante. Ho pensato: “cavolo, per battere questi ce ne vuole”».

Il suo approccio cambia subito. «Allora sono partito deciso fin da subito. La pista era bellissima, davvero. Prima cosa devo ringraziare tutto lo staff che ha lavorato in pista, perché oggi era fantastica da sciare, super divertente».

Il punto resta tecnico e preciso. «In Carcentina non l’ho fatta pulitissima. In prova avevo sbagliato lì e secondo me quei due decimi li ho lasciati ancora in quel punto. Cambiava poco, ma cambiava».

Il risultato assume un peso che va oltre la singola gara. «A inizio stagione arrivare qua già nel primo gruppo mi sembrava un traguardo enorme. Non sapevo davvero cosa aspettarmi oggi, perché le prove erano andate bene ma ci sono talmente tanti ragazzi veloci. Poi è tornato tutto insieme, dopo quello che ho passato. Farlo qui, in Italia, insieme anche a Domme, è qualcosa di speciale».

Franzoni allarga lo sguardo. «Devo ringraziare tutte le persone che mi hanno sostenuto, le Fiamme Gialle che mi hanno dato una mano in tutto il percorso quando ero giovane. E poi condividere il podio con Fragno e Domme… con Fragno ai Mondiali junior ero primo io e lui secondo, oggi me l’ha un po’ restituita. È una bella cosa, lui è un ragazzo genuino. Io ho sempre preso le cose troppo sul serio, guardarlo mi ha aiutato a viverle con una visione più generale, con meno pressione addosso. Il filo che lo lega a Paris emerge ancora. «In Gardena avevo detto a Domme che sarebbe stato bellissimo farne uno insieme. Lui mi aveva detto che non voleva più aspettarmi per un podio. Se oggi resta così la gara, penso che abbiamo scelto il momento migliore».

Accanto a lui c’è Dominik Paris, che conquista la prima medaglia olimpica. «È bellissimo, devo essere contento. È venuta fuori una medaglia che rincorrevo da tantissimo tempo. Ho provato tante volte, anche quando ero in grande forma. Quest’anno magari non ero sempre davanti, ma sono riuscito comunque a crescere e a fare una gara così».

Paris legge la sua discesa con lucidità. «È stato bellissimo sciare. Avevo tanta fiducia, potevo fare quello che volevo. Forse nella parte di San Pietro e nella parte bassa non è stato ottimale come volevo, ma per il resto, secondo me, la sciata è stata eccellente».

Il valore del podio condiviso pesa. «È bello anche viverla con Giovanni. C’è un cambio generazionale ed è giusto così. Cerco sempre di dare qualche spunto ai giovani, qualche informazione. Lui oggi ha fatto vedere che tiene la calma anche sotto pressione. Questo vuol dire che può diventare forte, molto forte».

E poi il contesto umano. «Avere la famiglia qui è bello. I miei bimbi sono qui, tutta la famiglia è qui».

Davanti a tutti c’è Franjo von Allmen, che prende l’oro con margine netto. «In questo momento non riesco nemmeno a spiegare cosa vuol dire» dice subito dopo l’arrivo. «È come se stessi vivendo un film».

La sua discesa nasce da un approccio preciso. «Il segreto oggi era cercare di godermi la sciata. Restare rilassato. Stamattina ho provato a tenere le sensazioni buone del training, mettere insieme tutte le cose e semplicemente divertirmi. So che non è facile dirlo, ma è stato questo».

Il distacco costruito sorprende anche lui. «Mi sentivo che era una buona run, senza errori. Ma dare sette decimi a Marco… quello mi ha sorpreso. Non me lo aspettavo. Il tempo però mi ha confermato che non era solo una sensazione: era davvero una sciata buona».

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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