Lucas Pinheiro Braathen parte con il pettorale 1 e crea una voragine tra sé e tutti gli altri. Il brasiliano chiude la prima manche del gigante olimpico in 1:13.92 e infligge distacchi che, a questo livello, sono semplicemente enormi.
Parte con il pettorale 1 e fin dalle prime porte si vede che il ritmo è diverso. Nella parte alta non si limita a girare pulito: spinge avanti il piede in uscita curva, cerca velocità in ogni fine arco. È lì che nasce il distacco. Gli altri interpretano, lui accelera.
Dal quarto palo in poi la differenza è evidente. Il primo settore è il migliore di tutti, ma è nel secondo e nel terzo che costruisce l’abisso: anticipa, resta alto sulle porte senza mai sedersi, non “gira i piedi” ma rimane in conduzione. Con questa neve, se metti gli sci di traverso ti fermi. Lui no: tiene grip e scorrevolezza insieme.
Il piano finale è la conseguenza della velocità creata sopra. Non inventa nulla sotto: arriva già con inerzia superiore. E infatti chiude in 1:13.92 con miglior tempo nei primi tre settori. L’ultimo parziale non è nemmeno il suo migliore, segno che il vantaggio lo aveva già costruito prima.
Dietro è subito lotta, ma a distanza.
Marco Odermatt è secondo a 95 centesimi. È il migliore degli altri, ma non riesce mai ad avere la stessa velocità iniziale. Sciata meno precisa in ingresso e uscita, qualche imprecisione sul taglio delle porte. Nel finale limita i danni, ma il gap è già lì.
Loïc Meillard (+1.57) e Thomas Tumler (+1.89) fanno gare solide, ma non riescono a spingere nei primi due settori come il brasiliano. Sono puliti, ma non esplosivi. È la differenza tra “fare una buona manche” e “fare una manche olimpica”. Henrik Kristoffersen, Stefan Brennsteiner, Atle Lie McGrath: tutti oltre 1”90. McGrath in particolare paga una parte centrale sporca, con rotazione eccessiva nel piano che spezza la velocità. Schwarz addirittura va oltre i due secondi: segno che oggi non basta essere tecnici, bisogna creare velocità.
Il dato impressionante è questo: dal secondo al settimo sono in mezzo secondo. Dal primo al secondo c’è quasi un secondo.
La neve non è ghiaccio vivo, non regala nulla. Se non anticipi e non tieni pressione costante, perdi. Si è visto chiaramente: appena qualcuno ha “girato i piedi” o perso quota su una porta, il cronometro ha punito.
Tra gli italiani, Alex Vinatzer è undicesimo a 2”39. Parte bene, poi nel terzo settore perde 67 centesimi: lì la sciata si sporca e il ritmo scappa via. Luca De Aliprandini non completa la manche.
Luca De Aliprandini non completa la manche per un colpo di sfortuna: come capitato a Dominik Paris perde lo sci a metà manche quando il suo ritardo sfiorava i 2 secondi.
La seconda manche si apre con uno scenario netto: l’oro può perderlo solo Braathen. Dietro, invece, è battaglia totale per argento e bronzo, con cinque atleti in mezzo secondo. Ma il riferimento, al momento, è uno solo. Niente di buono anche dalle parti di Tobias Kastlunger che sbaglia e non raggiunge il traguardo. È invece d i +3″94 il ritardo di Giovanni Franzoni.






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