Il terzo posto di Giovanni Franzoni nella discesa di Wengen nasce prima di tutto da ciò che racconta lui stesso. Perché dentro questo podio c’è un fine settimana vissuto tutto di corsa, di pressione, di emozioni che si accumulano e poi trovano uno sfogo preciso sulla pista più iconica della velocità.
«È incredibile», dice subito Franzoni. «Dopo la vittoria di ieri è stato un pomeriggio difficile, siamo stati in piedi fino alle tre e alle sei suonava già la sveglia». La partenza abbassata, una discesa più corta del solito, anche un pensiero pratico: «Quando ho visto che la discesa era più corta ho pensato: meglio per le gambe». Ma la testa conta più delle gambe: «C’era tanta pressione dopo i training e dopo la vittoria, ero un po’ nervoso».
Poi arriva Wengen, quella vera. «Alla partenza ho visto tutta quella folla sulla montagna e volevo solo divertirmi, volevo solo spingere». Il risultato, quasi una conseguenza: «Non era la cosa più importante». E quando il cronometro si ferma, il peso del luogo si fa sentire tutto insieme: «Wengen è la casa delle leggende, essere terzo dietro Marco e Kriechmayr è un onore per me».
Il racconto diventa tecnico, preciso, da discesista che sa esattamente dove ha costruito il risultato. «Trovare qua il mio primo podio in carriera in discesa è qualcosa di fenomenale, non ho davvero parole». Il confronto con il giorno prima è immediato: «In superG è stato magico ieri, oggi quasi meglio viste le condizioni». La gara accorciata cambia i riferimenti: «Partendo dal basso non c’era certezza sulla velocità di ingresso al Canadian Corner».
E poi la parte decisiva: «Sul momento mi sono sentito un po’ basso di linea, ma nella stradina è andata sempre meglio». Franzoni racconta anche il limite, quel confine sottile tra controllo e rischio: «Ho schiavato di un nulla i materassi». Nel finale, la scelta più semplice e più difficile: «Ho cercato di tenere i piedi in linea».
Il podio si decide sui dettagli: «Ce lo siamo giocati sui centesimi e sono stato un po’ fortunato in questo». Ma non c’è solo il singolo: «Sono felicissimo, anche per la grande prova della squadra: posso dirmi fiero di essere anche io a trainare tanti compagni».
Franzoni non si nasconde nemmeno guardando avanti. «In prova non mi nascondo perché mi servono per trovare maggiore fiducia in vista della gara». La pressione aumenta, lo sa: «Sicuramente ora aumenta». Ma il metodo è chiaro: «Ci penso spesso, mi dico di abituarmi, perché credo che una volta che si capisce come gestire la cosa si riesce a superare tutto».
Lo sguardo va già più in là: «In Italia a febbraio vedremo». La bussola resta una sola: «Devo solo concentrarmi su quello che so fare e sciare con la testa libera».






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