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Giuliano Razzoli, la favola continua

Il settimo posto ottenuto da Giuliano Razzoli nello slalom di Kitzbühel sembra avere un titolo solo: la favola continua. Per come si era messa finora siamo convinti che la maggior parte dei critici pensasse una cosa sola: Razzoli non ne ha più, sarà la sua ultima stagione. Questo non solo per i risultati che non regalavano nulla di straordinario. Più che altro nelle seconde parti di ogni manche spegneva il gas. Razzo ha sempre avuto una posizione sugli sci poco aggressiva, con quel busto sempre eretto e i movimenti appena accennati. Però le punte andavano sempre veloci verso il traguardo senza guardare troppo a destra o a sinistra. Quest’anno la solfa non era proprio così. Razzo giustificata tutto questo, in parte, e per il vero un po’ sottovoce, che non riusciva ad avere le risposte giuste dagli sci.

Qui è bene puntualizzare. Non vuole dire che i Völkl non vanno avanti. Il fatto è un altro. Razzoli non è più considerato un numero uno. L’azienda, ma tutte fanno così, ha sviluppato lo sci da slalom su chi può firmare il futuro. Tipi come Solevaag. Il quale trasmette ai costruttori come dev’essere lo sci. Il norvegese scia con il peso sulle code, il baricentro è spesso spostato all’indietro. Razzoli utilizza lo stesso sci, ma lui scia in maniera opposta. Quindi, quando una atleta non riesce a essere supportato dall’attrezzo non sa cosa fare. Ricerca soluzioni tecniche al momento che però non possono dare sensazioni positive. In pratica è come un sordo che ascolta un concerto. Così oggi ha provato a usare un paio di sci Fischer che aveva già utilizzato in passato. Ed eccolo settimo di quello slalom che gli aveva tolto la possibilità di esplodere nel 2017.
Al traguardo dice: “sono contento della sciata e di essere tornato qui tra i migliori. C’è soddisfazione, ho tenuto sempre duro e sono stato ripagato. Mi godo la giornata davanti ad un bellissimo pubblico“.

Non fa alcun accenno agli sci e probabilmente non lo farà mai. Anche perché ci vuole la controprova.

Per il momento godiamoci questo splendido Giuliano in formato Razzo.

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.