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GS Beaver Creek: le dichiarazioni dei protagonisti

Stefan Luitz: “Quando ho visto la luce verde ho provato sensazioni indescrivibili. Già l’anno scorso qui ero primo dopo la manche d’apertura, anzi questa era la terza volta che capitava. Nelle due precedenti occasioni sapete come andò a finire. Oggi invece sono riuscito a rimanere calmo anche se pensare di vincere alla prima gara dopo l’infortunio… Però mi sentivo bene, mi sono allenato con regolarità senza alcuna noia al ginocchio. Quando parti dopo Hirscher nella manche decisiva non puoi fare altro che dare tutto ed è quello che ho provato a fare. Non avevo niente da perdere“.

E’ un Marcel Hirscher, moderatamente contento quello che si presenta in conferenza stampa, per dire che: “Stefan Luitz è uno dei gigantisti più forti al mondo. Meritava di vincere e finora ha avuto solo una grande sfortuna. Ricordate l’inforcata all’ultima porta ai Giochi olimpici di Sochi? Per quanto mi riguarda non sono l’Hirscher dello scorso anno, anche se le sette Coppe del Mondo che ho a casa mi tengono sereno. Se non vinco amen. La neve non era per niente dura e ho fatto un po’ fatica. Mi sono sentito out in un paio di occasioni per cui non posso che essere felice per questo secondo posto“.

Thomas Tumler fantastico, sentite qui: “Arrivavo da un 27esimo posto in gigante. Quando ero lì seduto mi dicevo, dai speriamo di entrare nei dieci. Poi man mano che scendevano i migliori… dai non riesco nemmeno a spiegare quello che ho provato, cercate di capirmi. E’ indescrivibile. Sicuramente mi ha fatto bene allenarmi quel giorno assieme a Hirscher. Così come è servito condividere la camera qui a Beaver Creek con Mauro Caviezel. Le sue performances mi hanno gasato.  Ora mi guarderete in maniera diversa”.

Manfred Mölgg con grande onestà: “Ho voluto strafare. Questo è successo. La neve era molle e ho perso subito il ritmo senza più riuscire a recuperare“.

Henrik Kristoffersen: una belva, furioso come forse non è mai stato. Buttava tutto in terra fregandosene di coloro che lo stavano guardando. Una vera crisi isterica