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GS Beaver Creek: Luitz primo incomodo

Dobbiamo dire grazie al tedesco Stefan Luitz che ritona dopo l’infortunio capitato alla quarta porta del gigante dell’Alta Badia l’inverno scorso. Diciamo che ha saputo riprendere il discorso con la medesima eccellenza laddove l’aveva lasciata, ponendosi al comando della prima manche del gigante di Beaver Creek. Dunque, grazie perché le emozioni possono vivere anche su altro e non soltanto sulla sfida eterna tra Hirscher e Kristoffersen. Che infatti sono lì, a 15 centesimi Marcel, a 17  Henrik. Non se lo aspettava nessuno, anzi già ci si era arresi al solito duello tra i due, con quella briciolina sempre a favore di Marcel.

Un passaggio di Stefan Luitz

 

La piega di Marcel Hirscher
L’attacco di Henric Kristoffersen: la perfezione stilistica assoluta

Luiz ha sciato con la leggerezza di una libellula e la previsione di un bisturi. Dopo il trio di testa inizia la gara “degli altri”, abbastanza distaccati ma ci fa piacere sapere che tra i top c’è anche il nostro Manfred Moelgg, splendido quinto a +0,59, 2 centesimi dietro a Loic Meillard. Manni, busto fermo, linee intelligenti, non mostra per niente i segni del tempo, più che altro dell’esperienza e della qualità tecnica. Quindi iniziano le terze linee capeggiati, a +0,79 da Matts Olsson e dai francesi: Alexis Pinturault +0,83, Vistor Muffat-Jeandet +0,87. Dalla nona posizione in poi inizia il gruppetto di chi ha patito un ritardo superiore al secondo. Appena dopo lo sloveno Zan Kranjec, sempre bello da vedere, c’è Riccardo Tonetti, molto migliorato in curva. Si ha la sensazione che le curve verso destra non vengano bene come quelle che virano a sinistra perché c’è sempre un eccesso di inclinazione di spalla troppo all’interno che lo costringe ad allungare un pelino la linea, ma la centralità, che l’anno scorso non aveva, c’è eccome. per questo è riuscito a terminare la sua prima man che al decimo posto con un gap di 1’13, che era di solo mezzo secondo fino alla fine del muro. Non ci sono altri italiani in questa zona perché appartengono al gruppo degli oltre due secondi: Luca De Aliprandini (+2″75) ha sciato in maniera dannata. Non sembrava nemmeno lui. Forse nel tentativo di dargli uno stile meno esuberante e dunque rischioso, lo hanno bloccato. Un masso di marmo in balia delle forze. Una sciata strappata o se si vuole, mai continua. Ma un atleta del suo livello non può cambiare così. Si spera sia soltanto una manche mal capita, da archiviare al più presto. In caso contrario bisogna capire con i tecnici che diavolo sia successo. Perché una spiegazione ci deve pur essere! Il problema è solo suo e non della squadra perché abbiamo visto che Manfres Möelgg e Riccardo Tonetti, sciando come si deve, hanno ottenuto un risultato (per ora) davvero soddisfacente, soprattutto sulla base di quanto raccolto l’anno scorso. Per dirla tutta, il lavoro di Alessandro Serra sembra sia partito molto bene. Per questo motivo che non riusciamo a capire cosa sia capitato a Luca De Aliprandini che sulla carta è più forte dei due compagni di squadra. i 3″28 di Giovanni Borsotti, che lo condannano all’inferno, non sono provocati da una sciata completamente sbagliata, ma da un grave errore che lo ha fatto disunire e allungare la linea in un punto dove si prende la paga. E’ passato da un ritardo di 3 decimi a 1 secondo e 7. Il resto è iul frutto di una sciata nervose, anzi nevrotica. Alex Hofer, pettorale 42, ha fatto bene la parte centrale, ma la gara è stata compromessa già da una parttenza imperfetta, dove ha rimediato già 7 decimi nei primi 10 secondi. Nella seconda parte non ha tenuto e il ritardo è lievitato senza possibilità di rimedio: +3″69. Prima manche fotocopia per  Giulio Giovanni Bosca: +3″68. Si attendeva poi con tanto interesse una risposta alle critiche di Roberto Nani: ebbene, la risposta è stata totalmente negativa: +3″31.