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GS Kronplatz: Il giorno di Marta Bassino!

La Marta Bassino che sempre vorremmo vedere. Questa volta la piemontese ci ha regalato questa immensa gioia con una seconda parte di manche impressionante. Tanto per capirci, sui ritmi di Mikaela Shiffrin che oggi è andata oltre la storia! Marta è riuscita a stare davanti a Petra Vlhova grazie a quella parte conclusiva da urlo. Non è balzata all’occhio la sua azione positiva perché i suoi movimenti non sono mai esagerati ma essenziali. Come Shiffrin appunto. Un terzo posto favoloso come quello che ha saputo ottenere nel 2017 ad Aspen, sempre qui e prima a Soelden, anche se il suo miglior risultato rimane il secondo posto ottenuto l’anno scorso nella combinata alpina di Lenzerheide.
Marta nulla ha potuto contro Mikaela Shiffrin, alla sua 53esima vittoria, prima con 1”21 su Tessa Worley e 1″57 su Marta Bassino. Come dire, ha gestito la sua manche, il che non è così semplice come dirlo, ma lei è la Regina.

Tra le sei inseguitrici di Shiffrin c’era Viktoria Rebensburg che ci ha abituato in passato, a seconde manche da urlo. Sulla Erta non c’è riuscita: bene nel primo tratto poi ha calato l’intensità. E’ però riuscita a superare Federica Brignone, che non è stata capace di superarsi. Questo ci voleva per agguantare almeno il secondo posto. La prima ad essere arrabbiata è lei o quanto meno a non essere contenta. Soprattutto perché in allenamento ha un’altra marcia, quella che non è entrata oggi. Ha concluso al sesto posto ringraziando la norvegese Ragnhild Mowinckel uscita a metà muro. Il pettorale rosso però è perduto e indosso a Miki Shffrin che ora ha 355 punti mentre seconda è Tessa Worley con 345 punti e Fede terza con 310.
Francesca Marsaglia, lo diciamo dall’inizio di stagione, sta vivendo una seconda giovinezza tecnica. Ha sistemato alcuni errori di impostazione che si portava dietro da tanto tempo ed ora la testa la sta aiutando a ottenere non poche soddisfazioni. Non è ancora da podio, ma non ci si inventa da un momento all’altro quando esci dagli infortuni (un anno e mezzo lontana dalle gare). La sua seconda manche non è stata al risparmio ma non possiamo nemmeno dire abbia attaccato alla morte. In ballo c’era parecchio, abbassare il punteggio, portare a casa qualche punto e c’è riuscita: 14esima

Karoline Pichler ci ha provato e come aveva preannunciato al termine della sua ottima prima manche, non si è risparmiata evitando di affrontare la Erta con l’obiettivo di tagliare il traguardo. Ha tirato al massimo, ha rischiato e inevitabilmente è andata incontro a qualche imperfezione. Un pochino brusca sul tornante, un po’ fuori con le spalle sul muro dove si è salvata per miracolo e una grande accelerazione sul finale. La pulce atomica è tornata ma è come se iniziasse la sua carriera adesso, dopo la lunga serie di infortuni gravi che ha patito nella sua giovane carriera.
Primo obiettivo abbassare il pettorale e questa ottima sua gara conterà non poco.
Diciannovesima a metà gara è risalita fino alla 16esima posizione. Considerando che i suoi ultimi punti in Coppa del Mondo risalgono alla stagione 2014 e che il suo best score è stato un 23esimo posto nel gigante di Kuethai, può certamente essere soddisfatta.

Da segnalare l’ottima manche della slovena Meta Hrovat, la migliore della stagione e finalmente è riuscita a portare a casa un risultato che corrisponde al suo notevole talento. Come accadde l’annos corso nel gigante di Lenzerheide chiuso al terzo posto. Il fatto è che attacca così tanto che spesso sbaglia. Anche sulla Erta ne ha combinate un po’ ma è riuscita a salvarsi. Suo uno dei best time di manche