Il gigante di Schladming lo vince Loïc Meillard, davanti a Lucas Pinheiro Braathen e ad Alban Elezi Cannaferina. La gara si decide nella seconda manche, su una Planai ghiacciata e patinata, con uno strato duro continuo che concedeva tenuta solo a chi riusciva a caricare la lamina con tempismo. In quel contesto non esistevano appoggi intermedi: o si entrava in curva nel momento giusto, o lo sci scivolava lateralmente.

Meillard costruisce la vittoria proprio lì. Nella seconda manche resta centrale, tiene pressione costante sull’esterno e non rompe mai l’azione nei tratti più angolati, quelli dove la pista chiedeva di rinunciare alla velocità per mantenere controllo. Dove altri allungavano o si difendevano, lui continuava a far lavorare lo sci. Chiude in 2’14”38, senza errori evidenti e senza passaggi fuori equilibrio.

Braathen è secondo a 73 centesimi. La sua seconda manche resta solida, ma nella parte centrale perde qualcosa proprio dove serviva rimanere più a lungo sull’esterno. Non commette errori evidenti, ma su questo tipo di ghiaccio basta un ingresso leggermente anticipato o ritardato per pagare decimi pesanti.
Il terzo posto è la notizia della serata. Cannaferina, classe 2003, 22 anni, conquista il primo podio in Coppa del Mondo. Lo costruisce nella seconda manche attaccando dall’inizio alla fine. Entra spesso stretto, a volte troppo, accetta l’intraversata pur di non perdere velocità e riesce comunque a rimanere dentro l’azione. Su una pista che ha tolto fiducia a molti, continua a spingere anche quando la sciata si sporca. Chiude a 90 centesimi da Meillard: un risultato che nasce dalla continuità dell’attacco più che dalla pulizia formale.
Ai piedi del podio chiude Marco Odermatt. Nella seconda manche commette un errore nella parte alta, cercando di anticipare la spinta su un tratto molto angolato, con conseguente sbandamento laterale. Da lì in poi deve inseguire, ma nel finale riesce a recuperare grazie a una linea più diretta e alla capacità di lasciar correre gli sci dove la pista lo consentiva. È quarto, in una gara gestita senza prendersi rischi inutili.

Quinto Timon Haugan, veloce a tratti ma irregolare nelle curve verso destra con pendenza a sfavore, dove fatica a trovare un appoggio stabile. Sesto Sam Maes, (nella foto qui sopra) protagonista di una seconda manche molto efficace sul piano cronometrico. Settimo Atle Lie McGrath, spesso più in scivolamento che in conduzione, ma capace di restare competitivo limitando i danni.
Per l’Italia il miglior risultato è il nono posto di Giovanni Borsotti, al rientro dopo uno strappo all’adduttore che lo ha tenuto fuori tra dicembre e gennaio. Su una Planai ghiacciata affronta la gara con intensità e rischio controllato, riuscendo a restare dentro una top ten di valore tecnico. Più indietro Alex Vinatzer. La prima manche lo teneva in partita, la seconda si compromette nel finale su una porta angolata, dove arriva in ritardo e perde completamente il ritmo. Chiude 23°, con una gara che lascia rimpianti. Chiude la classifica Simon Talacci. Non scia come nella prima, ma non voleva finisse come l’anno scorso quando uscì quasi subito. 27esimo e primi punti conquistati in Coppa del Mondo.

Alla fine restano due immagini opposte: la sciata leggera di Alban Elezi Cannaferina, capace di stare sopra il ghiaccio senza esitazioni, e l’ombra di Alexis Pinturault, mai davvero dentro l’azione su una pista che chiedeva continuità e pressione. Nel tempo dello sci succede anche questo: uno trova spazio, un altro fatica a riconoscersi. È sport, nient’altro.






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