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Il Pierino che forse non tutti ancora conoscono

Un tuffo nel passato per raccontare Il Pierino che forse non tutti ancora conoscono. Se è noto che esplose nel gigante della Val d’Isère, l’8 dicembre 1972, pochi conoscono come arrivò a quel risultato. E chi gli diede i rudimenti tecnici per farlo esplodere. Ma torniamo a quel giorno.

Che il mondo dello sci alpino producesse un fuoriclasse da opporre al gustavo Thoeni c’era da aspettarselo, ma che spuntasse da vivaio azzurro, nonostante le rosee speranze, è stata una formidabile sorpresa.

Così, nel 1972, alla prima uscita internazionale, quando tutti gli sguardi erano su Gustavo nazionale, salta fuori Pierino Gros che dà la birra a tutti.

Accade a Val d’Isère, sacrario di Jean-Claude Killy, una località che da qualche anno a questa che si è creata la fama di nursery di campioni.

Ha cominciato gustavo Thoeni a 18 anni, sbaragliando il campo nel trofeo dell’O.P.A. Ha continuato il norvegese Haaker nel 1972 ed ha concluso Pierino Gros.

8 dicembre, scatenato tra i pali dello slalom gigante del Criterium della prima Neve, Pierino Gros vola verso la vittoria nella sua prima gara importante. Che è anche la prima della Coppa del Mondo 1972-73. Nonostante un proibitivo pettorale 45, Gros riesce a battere il norvegese Erik Haaker. Du anni prima il trionfo era toccato a Gustavo Thoeni.

In bellezza e con un pettorale che per qualsiasi sciatore sarebbe stato senza speranze. Ma non per un fuoriclasse. Pierino Gros a Val d’Isère sbalordisce, a cominciare da se stesso.

Certo negli allenamenti allo Stelvio aveva più volte battuto gli altri azzurri, anche Gustavo, ma gli allenamenti sono spesso bugiardi. E poi nelle gare internazionali chi non ha un pettorale buono rischia di fare dello sci da erba.

Sbalordito, ma non frastornato, Pierino Gros, razza Piemonte, è un tipo che non si emoziona. Allegro, dotato di buona comunicativa, possiede un autocontrollo eccezionale.

Al termine della vittoriosa e stupefacente gara di Val d’Isère, Pierino, intervistato dei cronisti di tutto il mondo, dichiara: “In gigante me la cavo, ma vado ancora 1000 speciale”.

 

Pierino portato in trionfo, davanti alla porta del suo albergo in Val d’Isère, da Renzo Zandegiacomo e Michele Stefani. Alle loro spalle si riconoscono il Consigliere federale Gori, il professor Tagliabue, presidente della Commissione medica e l’allora preparatore atletico Sepp Messner. 

Qualcuno sul momento, può aver preso le parole di questo giovane atleta come una boutade, messa lì in un momento di euforia. Ma una settimana dopo, sul canalone Miramonti a Campiglio, Pierino dimostra di non aver esagerato per niente.

Lo slalom della 3-Tre è certamente il suo capolavoro. Nelle due lunghissime manche tracciate su un terreno ripidissimo e ghiacciato all’inverosimile, Pierino Gros parte all’attacco con estrema determinazione, divorando i pali con veemenza e danzando sul ghiaccio con un ritmo da ballerino.

In questo modo riesce a rosicchiare quasi un secondo in una sola manche a Gustavo Thoeni e qualcosa di più al tedesco Neureuther, che guidava la classifica al termine della prima prova.

Se Val d’Isère è stata la consacrazione, Madonna di Campiglio è la conferma della classe di questo giovane atleta, che dopo le sue prime due gare di Coppa del Mondo ha dimostrato di essere il più forte in slalom e in slalom gigante, balzando in testa alla classifica generale della coppa.

Il 17 dicembre 1972 Pierino Gros batte il maestro Gustavo Thoeni nello speciale della 3-Tre. Ma il re e Christian Neureuther sembrano ugualmente soddisfatti del risultato. Sono stati battuti da un ragazzo che ha stoffa da vendere!

Perciò lo si aspettava anche al traguardo dello slalom gigante.

Scatenato come sempre, Pierino recita uno show da fuoriclasse fino a poche porte del traguardo, poi una spigolata lo butta verso l’orlo della pista ed è la fine. In quel momento il suo tempo era fra i primi.

Il 19 dicembre Pierino e Gustavo cadono nella prima manche del gigante della 3-Tre e questa volta è toccato ad Helmuth Schmalzl (al centro della foto), tenera alto l’onore della squadra Azzurra con un brillante terzo posto

Tuttavia Pierino non se la prende troppo. Si siede su una slitta porta feriti e in compagnia di Gustavo Thoeni si gode in santa pace la gara, tifando per Helmuth Schmalzl che tiene alto l’onore degli azzurri conquistando un ottimo terzo posto.

Fin qui la storia di un exploit, quasi una favola per il Pierino nazionale che, da cenerentola è passato nel giro di poche ore a far parte della ristretta schiera dei principi.

La storia di Pierino Gros è quella di un ragazzo nato con lo sci in testa. Inizia il 30 ottobre 1954 a Sauze d’Oulx, simpatico centro di sport invernali della Val di Susa, ben attrezzato e dotato di ottime piste. La famiglia, papà Candido, mamma Lidia, il fratello Lorenzo e due sorelle maggiori, abita a Jovenceaux, una frazione sospesa a metà fra il fondovalle e il centro turistico.

Pierino come i coetanei, inizia presto, provando e riprovando con un paio di legnetti fatti in casa sui brevi pendii nei pressi del paese. Ma lo sci è subito agonismo e prestissimo si trova a gareggiare con i coetanei.

Dalle discesine con gli amici dello sci club, con la complicità di papà Candido e forse anche dello zio Pierino Allemand, che fa il maestro di sci a Sauze.

Qui il giovane Gros apprendere i primi rudimenti tecnici da Aldo Zulian e a nove anni incomincia con qualche garetta.

Ma c’è un certo Perron Cabus, cognato dell’ex azzurro Pierlorenzo Clataud,  che vince tutto. Pierino non si capacita e si allena come un forsennato. Per trovare una migliore organizzazione Pierino si trasferisce allo sci club Melezet.

Ed entra a far parte di un team di giovani atleti allenati da Alessandro Casse, ottimo liberista e detentore del record assoluto di velocità, con gli sci, realizzato nel 1971 con 184,143 km all’ora.

Casse gli insegna i trucchi dell’agonismo e lo lancia nel circuito nazionale delle gare riservate ai giovani.

Ma i risultati tardano ad arrivare, perché il campo è agguerritissimo. A Pescasseroli nel 1969 partecipa ai campionati italiani giovani nei quali spadroneggia un ragazzo di trafori, Gustavo Thoeni. Il miglior risultato di Pierino è 23º.

L’anno dopo il ragazzo di Jovencaux  si ripresenta irrobustito. A Sestriere il trofeo Saette Coca-Cola lo vede trionfare sia in slalom che in slalom gigante.  Questa è l’occasione che Pierino aspettava: infatti la conquista dei due titoli italiani per la categoria aspiranti gli apre le porte della nazionale

È talmente giovane che si fa a fatica a riconoscerlo. Pierino è quello a destra. Si trova a Limone Piemonte quando si aggiudica l’eliminatoria davanti ad Andrea Fiume (n. 32) e a Emilio Maiori (n33) al Saette Coca-Cola nel 1970. Una vittoria particolarmente importante perché gli apre l’ingresso alla finalissima che avrà luogo a Sestriere. Le cure di Alessandro Casse incominceranno a fare effetto.

Nella stagione seguente è in squadra C affidato alle cure di Ivo Mahlknecht e Gino Senigagliesi.

Ormai è un ragazzone dal fisico potente e si mette subito in luce negli allenamenti guadagnando l’ingresso in squadra B, che vuol dire gareggiare in competizioni internazionali.

Ma prima ancora di affrontare le prime gare di coppa Europa, sotto la guida di Franco Vidi e Luciano Panatti, si pianta un paletto da slalom in una coscia. Un paio di mesi di riposo e sette punti di sutura.

Piero Gros è due volte campione italiano per la categoria Aspiranti. Nella foto riceve la stretta di mano dell’ingegner Gilbert J. Marazzini, direttore generale della Coca Cola italiana. Al centro il presidente dell’azienda autonoma di Sestriere, Cavalier Ponti.

Ma riesce lo stesso a guarire prima dell’inizio della stagione.

Esordisce a Les Menuires, praticamente senza allenamento e si piazza quarto in gigante e ottavo in speciale. E i risultati si susseguono quasi sempre a livello dei primi 10 fino alle gare di Thyon,  dove è vittima di una paurosa caduta che lo costringe a letto per 15 giorni a causa di una tremenda botta alla schiena.

Si alza appena in tempo per partecipare agli Assoluti di Sauze d’Oulx, sulle piste di casa, e riesce a piazzarsi quarto in slalom e quinto slalom gigante.

3 dicemrbe 1972 – il francese Caude Perrot alza il braccio in segna di vittoria al termine dello slalom speciale del gran premio tre Valli, che ha conquistato battendo Fausto Radici, primo a sinistra, e Pierino Gros. Questo brillante piazzamento per Pierino significa Val d’Isère!

Ma la sfortuna lo perseguita ancora; nello slalom gigante di Gourette cade di nuovo e si frattura un polso. Il polso destro.

Il braccio sinistro, fratturatosi da bambino ed aggiustato in qualche modo, è rimasto più debole. Gros non può partecipare alle finali di Arosa, tuttavia nella classifica finale di coppa Europa settimo con 97 punti.

In agosto è di nuovo pronto e parte per l’Australia, dove si conquista i galloni come rincalzo della squadra A. Dopo il suo esordio a Courchevel, il 3 dicembre 1972, dove conquista un terzo posto in slalom alle spalle del francese Perrot e di Fausto Radici, Coltelli lo chiama a Val d’Isère. A questo punto la storia è finita e incomincia la fiaba, la fiaba di Pierino primo della classe.

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.