Ancora lei. Ancora sul podio olimpico. Ancora nella storia. Arianna Fontana conquista una straordinaria medaglia d’argento nei 500 metri di Short Track, chiudendo la Finale A in 42.294, alle spalle dell’olandese Xandra Velzeboer, oro in 41.609, e davanti alla canadese Courtney Sarault, bronzo in 42.427. Un podio di altissimo livello, in una gara velocissima e tatticamente perfetta.
Gara di testa, gara da campionessa
Partenza pulita, posizione subito in scia alla fenomenale Velzeboer, la più forte al mondo sulla distanza. Arianna resta lì, senza forzare, senza scomporsi. Intelligente. Lucida. Consapevole. A due giri dal termine la scelta decisiva: niente attacco scriteriato all’oro, ma difesa magistrale dell’argento. Dietro di lei si muovono le avversarie, ma Fontana chiude ogni varco con autorevolezza, senza sbavature, senza rischi inutili.
Una gestione da fuoriclasse.
Ha difeso in modo magistrale, con grande tecnica ed eleganza, è la sintesi perfetta di quanto visto in pista. Velzeboer è imprendibile, ma Arianna costruisce un muro dietro di sé. Sarault e Poutsma restano congelate alle sue spalle.
13 medaglie olimpiche: record e leggenda
Con questo argento Arianna Fontana sale a 13 medaglie olimpiche in carriera, eguagliando il primato storico dello schermidore Edoardo Mangiarotti
Sighel squalificato in semifinale nei 1000: cosa è successo
Serata amara invece, per Pietro Sighel nella semifinale dei 1000 metri di short track. L’azzurro aveva chiuso davanti a tutti la run qualificandosi per la finale, ma è stato squalificato per un episodio avvenuto a due giri dal termine. Secondo la decisione dei giudici, Sighel avrebbe invaso la traiettoria dell’avversario polacco in fase di chiusura, generando un contatto di lame. Un’azione rapidissima: uscita molto veloce dalla curva, traiettoria leggermente ampia e rientro deciso verso l’interno.

In mixed zone l’azzurro ha spiegato così l’accaduto:
«Mi hanno squalificato. Di solito in questi casi per i contatti di lame viene solo avanzato l’avversario che è penalizzato da questo contatto. Io mi sentivo davanti e per questo ho chiuso in modo deciso». Sighel ha poi raccontato anche il confronto immediato con l’atleta polacco:
«Come mi ha detto il polacco, appena siamo usciti dalla gara, mi fa: non c’è stato nessun contatto. Solo le lame non devono squalificarti, ma devono avanzare me». Il verdetto però è stato diverso. «Si vede che vediamo cose diverse noi atleti rispetto ai giudici, purtroppo fa parte del nostro sport e bisogna semplicemente accettarlo e guardare avanti», ha aggiunto con grande lucidità.
Niente polemiche, solo rammarico. «Abbiamo altri due distanze, una staffetta maschile. Intanto un oro ce l’ho e quello non me lo toglie nessuno», ha concluso. Un episodio che lascia amarezza, ma che non cambia la sostanza: Sighel resta protagonista e l’Italia guarda avanti.
La gara è stata vinta dall’olandese Jens van ‘T Wout davnti al cinnese Long Sun e al coreano Jongun Rim col candese favorito per il podio William Dandjinnou soltanto quarto






Add Comment