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Italia sempre più d’oro: Ghiotto, Giovannini e Malfatti vincono l’inseguimento di Speed Skating

L’Italia torna sul tetto olimpico nell’inseguimento a squadre maschile di speed skating. Lo fa con una gara perfetta nella gestione, nella progressione e nel cuore. Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti fermano il cronometro a 3’39”20 e battono gli Stati Uniti, favoriti della vigilia insieme agli azzurri, distanziati di oltre quattro secondi (3’43”71). Il bronzo va alla Cina, che nella finale B supera di un soffio l’Olanda.
Vent’anni dopo Torino 2006, quando Fabris, Anesi e Sanfratello portarono l’Italia a un oro storico, il treno azzurro torna a correre davanti a tutti.

La gara: pazienza, ritmo, colpo finale

Gli Stati Uniti partono come da copione: forti, aggressivi, con Casey Dawson a guidare il trio insieme a Emery Lehman ed Ethan Cepuran, campione del mondo in carica. Nei primi passaggi il cronometro parla americano. L’Italia resta lì, pochi centesimi dietro, senza scomporsi. È una gara lunga: otto giri, oltre 3.200 metri, una progressione che richiede controllo e fiducia. Ghiotto apre il terzetto, Malfatti al centro a garantire equilibrio, Giovannini a chiudere con la capacità di cambiare passo quando la fatica affiora.

A metà prova il copione cambia. Il ritmo azzurro si fa regolare come un metronomo, la progressione cresce, il distacco si assottiglia. Gli americani iniziano a perdere fluidità. L’Italia, invece, trova la marcia in più. All’ultimo giro gli azzurri passano davanti. Due secondi di margine che diventano tre sul rettilineo finale. Il treno si apre come le Frecce Tricolori, braccia al cielo, ghiaccio solcato in perfetta sincronia. È oro.

La storia che ritorna

Torino 2006 sembrava un vertice irripetibile per il pattinaggio azzurro. Fabris oro nei 1.500, bronzo nei 5.000, poi l’impresa nell’inseguimento. A guidare quella squadra c’era Maurizio Marchetto. A guidare questa squadra c’è ancora lui. Il filo rosso passa attraverso vent’anni di lavoro silenzioso, allenamenti condivisi, sincronismi costruiti giorno dopo giorno. L’Italia continua a non avere un impianto coperto stabile per allenarsi, eppure riesce a competere – e vincere – contro le superpotenze del ghiaccio.

Il riscatto di Ghiotto

Per Davide Ghiotto questa medaglia ha un peso specifico particolare. Arriva dopo la delusione dei 10.000 metri, la gara che aveva dominato per un triennio e che qui a Milano-Cortina gli aveva regalato solo un sesto posto.
In pista guida il terzetto con lucidità, senza forzare nei primi passaggi, aspettando il momento giusto per alzare il ritmo. È la sua seconda medaglia olimpica dopo il bronzo di Pechino 2022 nei 10.000.
Per Andrea Giovannini e Michele Malfatti è invece la prima volta sul podio a cinque cerchi. Giovannini trova finalmente la medaglia olimpica che inseguiva da anni. Malfatti, uomo equilibrio del gruppo, completa un percorso che lo ha visto crescere lontano dai riflettori individuali ma centrale nella dinamica di squadra.

Una squadra, prima ancora che tre atleti

L’inseguimento a squadre è disciplina di dettagli invisibili. Conta la prestazione individuale, ma ancora di più conta la compattezza, la gestione delle energie, il timing nei cambi, la fiducia reciproca. Questo terzetto si allena insieme da anni. Conosce il ritmo del compagno, anticipa il respiro, percepisce il cedimento prima che diventi visibile. In finale contro gli Stati Uniti hanno fatto esattamente ciò che serviva:
restare agganciati, aspettare il momento in cui l’avversario avrebbe pagato lo sforzo iniziale, e colpire.

L’Italia dello speed skating oltre Torino

Con questo oro, l’Italia del pattinaggio di velocità firma un’Olimpiade da record. I due ori di Francesca Lollobrigida nei 3.000 e 5.000 metri avevano già scritto pagine straordinarie. Ora arriva il sigillo maschile. Il treno azzurro è tornato. Vent’anni dopo, stesso spirito, stessa direzione. L’Italia è campione olimpica nell’inseguimento a squadre!

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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