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Jole Galli, tra gioie e dolori

Riportiamo l’articolo pubblicato sull’ultimo numero di Sciare (uscito giovedì 19 febbraio-Speciale Mondiali Vail)  dedicsto a Jole galli che proprio oggi si è laureata campionessa italiana Juniores di gigante, titolo ottenuto in comproprietà con Laura Pirovano

Non c’è gioia senza dolore. In questa stagione, sembra questa la costante fissa per le giovani promesse dello sci italiano, che dopo aver ottenuto il miglior risultato della carriera devono fermarsi per problemi fisici. È successo a Jasmine Fiorano, di cui abbiamo scritto negli scorsi numeri e che infine ha deciso di operarsi alle ginocchia mettendo così fine alla sua stagione, è successo anche a Jole Galli, che pochi giorni dopo il 5° posto nel superG di Coppa Europa a Hinterstoder, è caduta nella prima manche del gigante di San Candido «dopo aver preso un gradino che mi ha fatto arretrare e ritrovare seduta sugli attacchi. Il ginocchio destro ha preso un tirone».

La diagnosi del dottor Andrea Panzeri, per fortuna, non è stata troppo severa: contusione ossea e schiacciatina al menisco. «Certo, questa pausa non ci voleva, ero carica, perché i buoni risultati fanno sembrare tutto più facile!». In attesa di ritrovarla in pista, facciamo un passo indietro e torniamo all’exploit di Hinterstoder.

«Era un superG molto corto, un minuto e poco più, con metà del tracciato in piano. Era previsto in due manche, ma il brutto tempo, nebbia e neve, lo hanno poi ridotto a una. Avevo il numero 61 e sono partita alle 4 del pomeriggio. La mattina avevamo corso la discesa, poi hanno ritracciato, abbiamo lisciato la pista più volte, poi fatto ricognizione. Il buio avanzava…in partenza ero un po’ perplessa, scendendo poi gli sci sbattevano, ero concentrata solo sul fatto di arrivare sana e salva e quando ho visto il mio tempo e il quinto posto ho pensato: ma sarà giusto?». Era giusto, ed è arrivato così il miglior risultato della carriera di questa livignasca classe 1995, fenomeno da bambina  e nelle categorie giovanili («mi sembrava tutto facile»), stoppata brutalmente nella sua crescita da una caduta ad Antagnod nel 2011: ginocchio destro distrutto. «Ho subito due operazioni perché dopo la prima il legamento non si era attaccato bene. Ho passato un anno ad Asti a fare rieducazione all’Hastafisio di Roberto Manzoni, che ancora oggi è il mio preparatore atletico». Lontana dall’amata neve, in una città di pianura a centinaia di chilometri da casa (come aveva fatto il compaesano Giorgio Rocca prima di lei…), la giornata scandita dagli impegni in palestra o in piscina, poi, la sera nel piccolo appartamento preso in affitto da sola, Jole si è temprata. «Dicono che il dolore rinforza? Ne avrei fatto a meno, ma effettivamente qualcosa ti dà, fa crescere e insegna a non mollare. Da quando mi sono fatta male però vedo il pericolo che prima per me non esisteva. Non è detto che non lo corra, ma almeno lo vedo. La mia tattica di gara però non è cambiata: meglio sbagliare perché si osa che andare piano perché si scende col freno tirato». Jole ama il gigante, ma non solo. «La velocità mi è sempre piaciuta, ma non l’ho mai allenata, visti i problemi fisici… Per andare forte serve farne tanta, se non hai un po’ di esperienza diventa davvero difficile! La scorsa estate per fortuna sono riuscita a farne un po’, ma era la prima volta…». Eppure Cesare Pastore, allenatore della squadra C e quindi di Jole, entrata in nazionale la scorsa primavera, ci aveva detto che eri una polivalente… «Ma sì, in effetti… Per lo slalom però vado a giornate, dipende da come mi sveglio!». A proposito di nazionale, d’accordo gli infortuni, ma ci sei entrata davvero tardi, ci hanno messo un bel po’ a darti fiducia: «E ammetto di esserci sempre rimasta male per l’esclusione, ma ho avuto pazienza, una dote che agli sciatori serve tantissimo, e non solo quando in gara devi aspettare il buio per partire…!».       

 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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