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La nuova vita di Alexis Pinturault

Quante novità! A cominciare da quel gingillo all’anulare della mano sinistra… Alexis Pinturault e Romane Faraut sono infatti diventati marito e moglie il 10 settembre. Coetanei, si conoscono da 12 anni, da dieci fanno coppia, erano in classe assieme al liceo sportivo di Albertville, lei sciatrice senza grandissime ambizioni, lui campione predestinato. Che alla vigilia della stagione, dopo averci presentato Romane come sua nuova addetta stampa, ci ha parlato anche degli altri cambiamenti decisi per dare una svolta alla sua carriera. «Voglio ovviamente continuare a lavorare con la federazione francese, ma voglio anche continuare a essere un atleta polivalente, anzi voglio esserlo sempre di più, per cui mi sono reso conto che era importante organizzare la mia preparazione estiva e anche il mio inverno in modo diverso. In collaborazione con la

Alexis durante il viaggio di nozze tra Bali, Indonesia e Cambogia

federazione ho quindi messo in piedi un progetto per gli anni futuri, lo scopo è chiaramente puntare al top (non parla di Coppa generale ma è a quella che pensa, ndr) e il primo passo è stato di trasferirmi in Austria per una parte della preparazione atletica in estate e poi per le pause fra una gara e l’altra in inverno. Già l’inverno scorso avevo affittato un alloggio ad Innsbruck, quest’anno con Romane abbiamo invece preso casa ad Altenmarkt (nella tana dei rivali, visto che Hirscher e l’Atomic sono di quelle zone, ndr), ciò che mi permetterà, nel pieno della stagione, di evitare lunghe trasferte per rientrare in Francia». La sede degli allenamenti atletici è dalla scorsa primavera il centro della Red Bull vicino a Salisburgo, quella del lavoro sulla neve fra una gara e l’altra durante la stagione sarà invece Reiteralm, dove Alexis si troverà di nuovo nella tana dei rivali austriaci, evidentemente ben contenti di ospitarlo e di averlo vicino come punto di riferimento in gigante, dopo aver già permesso più volte ad Henrik Kristoffersen di allenarsi lì, gomito a gomito con Hirscher.

E se per la preparazione fisica Alexis si è affidato per la prima volta a uno straniero, Martin Hager, per il lavoro personalizzato sugli sci la federazione francese gli ha messo a disposizione Fabien Munier, che lo seguirà in ogni suo spostamento in accordo con il responsabile del gruppo gigantisti/polivalenti, Frederique Perrin. Lo skiman resta Arnaud Auer, della Head. «Lo scopo di questi cambiamenti è quello di poter fare un lavoro più personalizzato in determinati periodi, non ho nessuna intenzione di staccarmi dalla federazione e non mi considero un atleta con il team privato, perché in estate e autunno ho sempre lavorato con i miei compagni di squadra, non dimentico che in gigante siamo la squadra più forte del mondo!». E non dimentica, Alexis, i problemi della scorsa stagione, quando, dopo una partenza sprint, a gennaio si spense, perdendo la leadership nella classifica del gigante, bucando tre gare su tre ai Mondiali («l’oro a squadre non mi è certo bastato ad alleviare le delusioni delle gare individuali») e chiudendo con due uscite consecutive in gigante che hanno offerto la coppa di specialità su un piatto d’argento a Hirscher e non gli hanno nemmeno permesso di salvare il secondo posto, andato al compagno di squadra Mathieu Faivre. «Nella scorsa stagione ho fatto il contrario del solito, quando partivo piano e finivo forte. Le delusioni più cocenti le ho vissute ai Mondiali, sollevare la Coppa di combinata alle finali di Aspen mi ha tirato un po’ su il morale, ma avrei voluto ben altro!”.


Perché il crollo da gennaio in poi? «Problemi nella mia testa, troppe discussioni con il team, mancanza di fiducia reciproca, anche per questo abbiamo deciso, di comune accordo, di cambiare molte cose».
In primavera, dopo il disastroso finale di stagione e qualche impegno con gli sponsor, Alexis e Romane sono partiti per le vacanze, che hanno avuto per meta Bali, l’isola indonesiana di Komodo e il templi della Cambogia. «Un mese intero lontano da tutti e tutto, ci voleva per ricaricare le batterie! Abbiamo vissuto esperienze eccezionali, ho visto paesaggi e animali fantastici, un mare straordinario, ho fatto immersioni che non dimenticherò, in mezzo a squali e tartarughe». E poi via, di nuovo al lavoro, fra Francia e Austria, fra lago di Annecy e palestra, cercando di coltivare anche i molti hobbies, tutti sportivi, va da sé, dal wakeboard alla moto enduro, dalle passeggiate alla mountain bike, dal golf al tennis. Senza dimenticare gli amici, anche se lui e Romane stanno benissimo da soli, si nota quando sono in giro con la squadra: la loro tendenza è di appartarsi il più possibile.

Alexis assieme alla moglie Romane Faraut

«Ora che siamo marito e moglie in albergo dormiamo assieme, succedeva anche prima, ma non sempre» racconta Romane, che poi ci svela anche di un’uscita a cena a Salisburgo con la coppia Marcel Hirscher-Laura Maeusl, la modella che da anni sta con il campione austriaco: «In Austria Marcel non può circolare, quando frequenta luoghi pubblici che non siano nel suo villaggio si copre con un cappuccio, se vuole andare al ristorante deve prenotarlo tutto in modo da essere da solo con chi vuole lui, altrimenti non riesce a mangiare perché la gente gli sta addosso, vuole sempre qualcosa da lui. Ad Alexis questo non succede, per fortuna!». A proposito di Hirscher, il suo infortunio di metà agosto non ha fatto fare salti di gioia ad Alexis, anzi. «Mi è spiaciuto molto, senza di lui la Coppa del Mondo non è la stessa, spero davvero che torni prestissimo e che stia subito bene, per poter ricominciare la nostra sfida che dura dal 2009». Flashback a quell’anno, Mondiali Juniores di Garmisch, a pochi giorni dal 18° compleanno Alexis vince il gigante sulla carta già assegnato a Marcel Hirscher, di due anni più grande e finito invece 3° dietro anche al compagno di squadra Bjorn Sieber. «Da allora fra noi c’è rivalità, ma solo in pista. Non posso dire che siamo amici, ma se capita abbiamo molte cose di cui parlare ed è bello condividere con lui gli anni della mia carriera, anche se ovviamente lo spazio che lascia agli altri è ridotto. Ma onestamente preferisco gareggiare e magari perdere contro uno come lui che vincere più spesso, ma senza avversari così forti. Il massimo naturalmente è vincere battendolo! Qualcuno pensa che questa sarà la sua ultima stagione, ma io non ci credo. Marcel è bravo a bluffare e forse solo se vincerà l’oro olimpico penserà seriamente al ritiro». Pensiero ancora lontanissimo invece dalla mente di Alexis, che lo scorso inverno è diventato il francese più vincente in Coppa del Mondo (ha superato il record di Jean-Claude Killy), ma ha ancora molto da dare… e soprattutto da ricevere. Parlando di futuro, gli chiediamo cosa ne pensa dello slalom gigante parallelo, disciplina che nei progetti della Fis potrebbe presto prendere il posto del superG. «Penso che le gare di parallelo siano il futuro del nostro sport, perché sono facilmente comprensibili per tutti e divertono molto i telespettatori. Parlando in modo specifico del gigante parallelo però credo che ci siano aspetti da rivedere, innanzi tutto il criterio di ammissione alla gara che tiene conto, fra le altre cose, del risultato del gigante dell’Alta Badia disputato il giorno prima. Anche le piste dei parallelo dovrebbero essere oggetto di maggiori attenzioni, perché a seconda del loro pendio possono avvantaggiare decisamente gli specialisti o i velocisti. Per riassumere: ok al parallelo per modernizzare lo sci, ma che si badi di più a tutti i particolari che lo riguardano, dalle piste ai tracciati, dai partecipanti ai punteggi assegnati». Undici mesi fa, alla seconda gara della disciplina sul tratto finale della Gran Risa, Alexis non è riuscito a riscattare il 5° posto del 2015: ha perso al secondo turno da Myhrer, che nel parallelo è un fenomeno, d’accordo, ma che in gigante davanti al francese non ha mai messo nemmeno la punta di uno sci. Il prossimo 18 dicembre, Alexis proverà a mettere nel suo palmares una vittoria anche in questa disciplina che per lui sarebbe la sesta: ha infatti già vinto in gigante, slalom, combinata (super o alpina, cambia poco), superG e city event, gli slalom paralleli che si disputano nelle grandi città e che valgono solo per la classifica generale di Coppa. Manca anche la discesa e chissà che anche qui prima o poi si riempia la casella… «Per quest’anno ho in programma di fare tutte quelle per la combinata, niente di più, in futuro chissà».


Nato per stare davanti a tutti
Cosa poteva diventare Alexis se non un vincente? La storia è vera, non è leggenda: al momento di dare un nome al suo secondo albergo aperto a Courchevel (erano gli anni Cinquanta) il nonno paterno scelse Annapurna, perché la lettera A è la prima dell’alfabeto e così, nell’elenco esposto all’ufficio del turismo stava lassù, ben in vista davanti a tutti. Certo, lo spunto lo diede anche la sua amicizia con Maurice Herzog, leggendario alpinista che guidò la spedizione francese alla conquista francese del primo Ottomila, l’Annapurna appunto, ma insomma, il desiderio di primeggiare fa parte del dna dei Pinturault.
Claude, il papà di Alexis che dell’Annapurna è oggi il cuore e l’anima, ha senz’altro ereditato questo spirito vincente e lo ha inculcato in Alexis, cresciuto sentendosi ripetere in continuazione che in gara il secondo è il primo degli ultimi. Peccato che nella sua carriera il francese abbia incrociato un certo Marcel Hirscher, osso davvero duro, e che il secondo posto, negli anni, abbia assunto per lui un valore diverso, tanto da fargli dire, recentemente, «preferisco arrivare secondo alle spalle di Hirscher che vincere se lui non è in gara». Tornando all’Annapurna, è proprio qui che tutto è cominciato, perché l’hotel (oggi un 5 stelle di qualità eccelsa) si trova sulle piste nella zona più alta di Courchevel. In pratica, esci dalla porta e calzi gli sci, proprio quello che da bambino faceva Alexis, dall’età di due anni in poi. Dopo la separazione dei genitori, Alexis è andato a vivere con mamma Hege, norvegese, sul lago di Annecy a St. Jorioz, dove da qualche anno si è messo in proprio, con Romane.

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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