Federica Brignone nel dopo gara, il gigante di Kronplatz che segna il suo rientro in gara. Duecentonovantadue giorni dopo l’infortunio. Non per partecipare. Per misurarsi. Nove mesi duri, lunghi, nuovi. «Tostissimi», dice lei. E orgogliosi. Perché tornare qui, adesso, significava esporsi senza rete. Senza sapere davvero dove fosse il limite, né quanto margine restasse. «Oggi era tutto nuovo. Un test. Anche tenere la tensione per tante ore, con tutte le attenzioni. Di solito arrivi a una gara sapendo dove sei. Oggi no».
Una giornata che vale più del risultato. «Sono contenta di aver gareggiato oggi. Aspettare i Giochi sarebbe stato forse troppo». Scelta chiara. Scelta da atleta.
La prima manche racconta ancora prudenza. «Ero un po’ bloccata. Tre curve bene, poi mi fermo. È la fiducia che manca, quella che si costruisce con l’allenamento». Mancano passaggi, manca condizione. L’Erta non regala nulla. «Per me è stato un ottimo test. Anche per la testa».
Adesso si va avanti. Cortina d’Ampezzo, la velocità, gli sci lunghi. «Voglio capire come sto. Il programma lo definiremo giorno per giorno». Crans-Montana resta un’ipotesi. Pista esigente, come il percorso che ha davanti. «Mi manca la fiducia nel tenere giù il piede nei momenti difficili. Da qui ai Giochi farò ciò che mi permette di fare più passi avanti».
Il bilancio è netto. Ripartenza. «Sto già pensando a come andare più veloce. Oggi era rompere il ghiaccio. Non mi accontento».
E quasi sorprende un dettaglio. «Con tutta l’adrenalina e l’emozione, il dolore è stato meno del solito. Sono quasi riuscita a partire bene dal cancelletto».
La neve era buona. Il resto, adesso, si costruisce. Passo dopo passo.






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