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Lara Gut-Behrami cade in allenamento a Copper Mountain: trauma al ginocchio

Lara Gut-Behrami è caduta durante un allenamento di super-G a Copper Mountain, in Colorado.
Una caduta violenta, improvvisa, di quelle che interrompono il respiro e fermano il rumore degli sci come se qualcuno avesse tolto l’audio alla pista.

Swiss-Ski ha comunicato l’essenziale: infortunio al ginocchio sinistro, rientro immediato in Svizzera, accertamenti più approfonditi. Nient’altro.
Il resto è attesa, sospensione, un limbo in cui una stagione intera può restare appesa a un referto.

Altri parlano, ipotizzano, anticipano. Ma finché la diagnosi non arriverà dai medici svizzeri, la sola verità è che una delle più grandi interpreti della velocità degli ultimi vent’anni è ferma. E questo, da solo, basta a far male.

Gut-Behrami era partita dal podio di Sölden — terza, elegante, pulita — il suo podio numero 101 (46 successi) cifra tonda, cifra storica, cifra che l’ha allineata a Vreni Schneider, la leggenda anni ’90. Un segnale di continuità in un momento che profuma di ultimo giro, di stagione definitiva.

E invece eccoci qui, a parlare di un ginocchio. Di nuovo. Quello sinistro, lo stesso che nel 2017, ai Mondiali di St. Moritz, le aveva già presentato un conto pesante: crociato anteriore e menisco.
E non è nemmeno il primo brusco stop della sua carriera: nel 2009-2010 fu l’anca destra a spezzare tutto prima che tutto cominciasse.

Forse è proprio questo che rende questa notizia così difficile da ingoiare: la sensazione che ogni volta che Lara si reinventa, lo sci le chieda un nuovo tributo. Eppure lei è sempre tornata. Sempre.
Più forte, più precisa, più profonda.

Oggi però non è il momento delle conclusioni. Non è il momento degli addii, né delle previsioni.
È il momento del rispetto. Del silenzio che si fa spazio quando una campionessa cade e il mondo aspetta, senza fiato, che si rialzi.

Il referto arriverà. E qualunque sarà la verità, la storia di Lara Gut-Behrami rimarrà una delle più luminose, intense e ostinate dello sci moderno.

Per ora resta solo la speranza — semplice, fragile, umana — che questa non sia l’ultima pagina.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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