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LEVI SL M: Kristoffersen, cambio al vertice

Le linee sbavano un po’ ma, ragazzi… la dinamicità di Henrik Kristoffersen è qualcosa di impressionante. Niente a che vedere con la potenza mista ad agilità di Hirscher, ma questa volta non c’è stata storia e il ragazzino ha battuto il leone, sempre comunque da ammirare. Marcel pensava forse di dover combattere di più col compagno di squadra Mario Matt, oggi uscito, invece la sua bestia nera sarà per tutta la stagione proprio Henrik, che probabilemte vivrà quest’anno come quello definitiva per sentirsi tra i leader indiscussi della specialità. Nella seconda manche il norvegese ha trovato una lena pazzesca fin dalla prima porta ed anche quando si è affacciato sul muro, non ha modificato minimamente il suo atteggiamento. Hirscher non è stato da meno, ma è sembrato lievemente più pesante in alcuni passaggi angolati e qualche briciola di centesimi le ha lasciate propro sul ripido. Alla fine la differenza tra i due è stata di soli 12/100. La terza piazza è ben distante: 1’32 e porta la firma di Christian Neureuther. Il tedesco, evidentemente, nella prima manche, aveva scherzato: quell’azione un po’ impacciata dimostrata nell’avvio si è trasformata nella seconda in una prova di grande classe, l’unica che abbiamo in mente quando al cancelletto si presenta lui. Si è guadagnato il terzo posto quando non ci avrebbe scommesso nessuno. Altro che mal di schiena! Sul podio, nota di colore, Marcel e Felix, hanno sfoggiato i loro baffi (come tutti gli atleti), in rispetto a un’azione di solidarietà locale (lega tumori), ma Henrik, proprio non ce l’ha fatta, perché non gli crescono!. Avrebbe voluto mostrarl, invece, il suo compagno di squadra Sebastian-Foss Solevaag, quarto, appena davanti al miglior azzurro di Levi. Chi? Patrick Thaler naturalmente che a 36 anni suonati riesce ancora a fare il ragazzino: Uno splendido quinto posto, già costruito nella prima manche col quarto miglior tempo, ottenuto dinnanzi a Dopfer, sesto, Hargin setitmo, e Myhrer nono, superato solo dal russo Khoroshlov ottavo. Gli altri azzurri si sono comportati bene:
Giuliano Razzoli (dodicesimo) ha imparato a difendersi meglio dello scorso anno. Ha sfruttato il piano iniziale e quello finale dove sa fare la differenza, poi sul muro ha fatto quel che ha potuto accumulando un discreto ritardo. Ma bene però, bene perché non ha commesso errori o banalità. Quelle distrazioni che più di una volta l’hanno fatto spofondare negli inferi della depressione e dell’iinsicurezza.

Cristian Deville (Tredicesimo) non veva pescato il jolly nella prima manche, dove, partendo col 70 aveva concluso in quindicesima posizione, perché anche nella seconda manche ha fatto vedere che l’incubo è finito! Un campione ritrovato sicuramente nel morale e certamente dal punto di vista tecnico. Ora deve darci dentro per abbassare quel numero di pettorale – il 70 – abbastanza delirante. A Levi la pista non cambia mai nolto, ma nelle prossime gare si ritroverà a navigare tra le buche e allora l’impresa sarà più impegnativa. Comunque è stato bello vederlo nella posizione del leader, anche se è durata ben poco visto che lo svedese Lahdenperae, sceso appena dopo, aveva fatto meglio.

Riccardo Tonetti (Diciassettesimo) può essere felice della sua performance: non si è tirato indietro ed ha attaccato quanto ha potuto. Lui ha bisogno di punti e il rischio di non rischiare eccessivamente sarebbe stato comprensibile. Invece è andato a tutta. Bravo! Stefano Gros (ventunesimo) ha sciato decisamente meglio nella seconda prova, anche se la sua manche è stata macchiata da un’imperfezione sul muro, quando per un attimo, si è appoggiato eccessivamente sullo sci interno. E in slalom, si sa, basta un attimo. Ma Stefano ha ben reagito recuperando la linea. Diciamo che chi ha l’opportunità di partire nella seconda manche con i primi numeri ha la possibilità di recuperare diverse posizioni e a lui l’impresa non è riuscita. Aspettiamolo ora al prossimo slalom di Val d’isere di metà dicembre. E’ invece riuscito a scalare posizioni il francese Lizeroux, intenzionato a ritornare quello di un tempo, Meglio di lui i tedesco Philipp Schmid, tra i più belli visti nella sua azione, costruita sulla precisione. Non si sono qualificati per la seconda manceh Giordano Ronci e Roberto Nani.

Results

Rank
Bib
Name
Run 1
Run 2
Tot. Time
1 1

 

KRISTOFFERSEN Henrik

56.08 54.31 1:50.39
2 4

 

HIRSCHER Marcel

56.02 54.49 1:50.51
3 2

 

NEUREUTHER Felix

56.77 54.93 1:51.70
4 21

 

SOLEVAAG Sebastian-Foss

56.22 55.49 1:51.71
5 6

 

THALER Patrick

56.35 55.52 1:51.87
6 5

 

DOPFER Fritz

56.44 55.47 1:51.91
7 3

 

HARGIN Mattias

56.78 55.30 1:52.08
8 19

 

KHOROSHILOV Alexander

56.45 55.91 1:52.36
9 11

 

MYHRER Andre

56.57 56.00 1:52.57
10 30

 

YULE Daniel

56.93 55.65 1:52.58
11 26

 

LAHDENPERAE Anton

57.21 55.63 1:52.84
12 29

 

RAZZOLI Giuliano

56.86 56.09 1:52.95
13 70

 

DEVILLE Cristian

57.27 55.95 1:53.22
14 42

 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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