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Marcel Hirscher: Sì, forse sono un eroe!

Un anno e una Coppa del Mondo, la sua sesta consecutiva, dopo, Marcel Hirscher ha rinnovato l’invito alla stampa austriaca e non solo sulle sue montagne, nella splendida regione di Salisburgo.
Niente passeggiata questa volta, ma comodo ritrovo in un lussuoso hotel-ristorante immerso nel verde quasi irreale dei boschi sopra Annaberg, casa sua. Niente papà, niente Laura, solo il fido amico-addetto stampa Stefan Illek ad accompagnarlo, un po’ di ritardo (la seduta di allenamento mattutino si è prolungata) fatto perdonare dall’incredibile dose di pazienza e disponibilità mostrata per oltre tre ore, passate a rispondere a mille domande in tre lingue (l’olandese della mamma, il suo tedesco e l’inglese) e a posare per mille fotografie, le più richieste quelle con le sei grandi sfere di Cristallo, arrivate direttamente dalla Banca (Raiffeisen, ovviamente) del paese, dove Marcel le ha depositate offrendo a tutti la possibilità di ammirarle.
Il Dio dello sci, dominatore assoluto dell’ultima stagione con la conquista della classifica generale di Coppa abbinata a quelle di slalom e gigante e a due ori più un argento mondiali, si mostrato come suo solito calmo e rilassato, prontissimo a ribadire per l’ennesima volta che l’oro olimpico (mancante nel suo palmares) non sarà il suo obiettivo del 2018. «Potendo scegliere preferirei vincere la settima Coppa del Mondo, ma se volete la verità al momento non ho un obiettivo preciso se non quello di continuare a stare bene nei prossimi tre mesi e arrivare a Sölden pronto e ben allenato per ricominciare a giocarmela. Lì, solo lì, dopo il confronto con gli altri, potrò fare piani più precisi».
Può sembrare incredibile, ma Marcel non ha ancora provato i nuovi sci da gigante con raggio 30 metri, lo farà nelle prossime settimane, sperando che le condizioni dei ghiacciai austriaci (andrà a Mölltal) siano tali da non costringerlo a volare in Nuova Zelanda, trasferta che vorrebbe evitare. «A fine stagione ho staccato, dal giorno dell’ultimo slalom (era il 19 marzo) non ho più infilato gli scarponi. Ero stanco, distrutto, svuotato di ogni energia fisica e mentale. Sciare e soprattutto testare materiali sarebbe stato solo pericoloso. Ma ora ho voglia di neve e dopo un periodo di allenamento volto soprattutto al recupero delle energie spese nell’ultima stagione sono pronto a ripartire. Le vacanze? Alle Seychelles, con Laura, per dieci giorni super attivi, con tante avventure e nuove esperienze». Un commento sulla sesta Coppa? «Unica ed epica, un record inimmaginabile. Per la prima volta mi capita di sentirmi un eroe». La motivazione che lo spinge avanti? «Mi piace fare le gare e odio perdere». Ma va? Non lo avevamo ancora capito…

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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