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Max Blardone: ecco perché Hirscher vince

Cerco di spiegare perché Marcel Hirscher vince con questa facilità. Partiamo dall’aspetto posturale: l’angolo del ginocchio è sempre aperto. A inizio curva, quando lo sci inizia a tagliare (per intenderci, siamo prima del palo), lui è bravissimo a recuperare tutte le forze che intervengono in curva. Mi riferisco a quella forza centrifuga che in teoria dovrebbe scaricarsi verso l’esterno della curva (spesso, in caso di problemi tecnici si disperde altrove nell’errore), quindi tutta l’energia che va dalla testa verso il piede lui sa trasformarla in potenza, in watt, mantenendo lo sci perfettamente inarcato e pulito dal primo all’ultimo centimetro di curva.

In questa fase scarica tutta la potenza sui piedi, creando così un vincolo importante che lo porta gradualmente a raddrizzare le linee. È questo il suo segreto: dalla leggera inclinazione di inizio curva al raddrizzamento delle spalle dal palo in poi. Questa è la perfezione.

Ski World Cup 2017/2018, Beaver Creek (USA),03/12/2017, Marcel Hirscher (AUT), Photo by; Pentaphoto, Gabriele Facciotti

Ripetiamo: Hirscher è l’unico a recuperare le forze che intervengono a inizio curva, diciamo nei primi 10 metri, per poi creare solo del raddrizzamento con le spalle cercando di scaricare tutta la potenza sui piedi. Ma come ci riesce? Grazie a una solidità fisica addominale pazzesca. Non lo vediamo mai scarrocciare, mai con il braccio interno che tocca la neve dal palo in poi, cosa che fanno quasi tutti gli atleti, quando si appoggiano troppo sull’interno scaricando l’esterno, atteggiamento che non crea velocità perché sei sempre lì a sperare di riuscire a finire la curva. Alla fine non è che si è inventato una tecnica, ma fa quello che bisogna fare. E il bello è che tutti bene o male sono in grado di farlo, ma non accade perché c’è troppa voglia di inclinarsi e buttarsi in curva con la parte alta del corpo, stile motociclistico, e rimanere così anche dal palo in poi. Così non funziona, lo sci deve essere carico e deve spingerti nella seconda parte di curva e farti uscire dalla curva. Non dev’essere un rincorrere la linea dopo il palo.

Olympics winter games PyeongChang 2018.
Austria’s Marcel Hirscher in giant slalom
Yongpyong Alpine Center 18/02/2018
Photo: Pentaphoto/Alessandro Trovati.

Henrik Kristoffersen è abbastanza su questa linea tecnica. Sfrutta tantissimo l’elasticità dello sci e quello che lo sci gli dà. Quando bisogna richiedere un poco di più al fisico allora lì patisce un pochino. Quando si farà di più fisicamente, lo vedremo sciare ancora meglio.

Olympics winter games PyeongChang 2018.
Norway’s Henrik Kristoffersen in giant slalom
Yongpyong Alpine Center 18/02/2018
Photo: Pentaphoto/Alessandro Trovati.

Alexis Pinturault: è rimasto con un timing vecchio, ovvero fermo agli sci da 35 metri, quindi con una sciata che si concretizza dal palo in poi. Sbagliato, deve tornare agli sci vecchi, quelli del 2011-2012, raggio 27 metri. Creare tanto prima del palo per poi sfruttare la seconda parte di curva, togliendo pressione e cercando di svincolarsi diminuendo la presa di spigolo. È così che si trova la profondità, quella famosa diagonale in caduta. Invece Alexis nella seconda parte di curva imprime molto spigolo e va in salita. Ha fatto la differenza soltanto a Val d’Isère, ma perché bisognava tenere la linea, andare un po’ in salita per via di un tracciato e una neve atipici.

Alexis Pinturault

LUCA E RICCARDO
Luca De Aliprandini ha una potenza fuori da ogni logica, alla Hirscher! Io lo chiamo «animale da gara», ma proprio per la sua potenza impressionante. A livello tecnico potrebbe diventare uno dei migliori in assoluto. Il problema è che è dallo scorso anno che scia allo stesso modo. Con i 30 metri riesce però meglio a sfruttare bene la spinta, ma dal palo in poi crea profondità aprendo il busto e mandando avanti i piedi. Questo è l’errore più grosso che un gigantista possa fare. Dal momento che spingi in avanti i piedi hai finito di vivere. Non hai chance. Non controlli più lo sci. Lui dov’è che è bravo? Nonostante lanci in avanti i piedi col busto aperto riesce a mettere lo sci di spigolo anziché di traverso. E questo è un grande dono che ha. Ma cosa accade: è vero che mette lo sci sullo spigolo, ma non lo può caricare pienamente nella parte frontale (la spatola), quindi limita il vero vincolo. Sul piano si salva, ma appena scollina e va sul ripido è spacciato. Buttando avanti i piedi dal palo in poi inizia a perdere quota perché lo sci diventa leggero, le spatole si scaricano, una porta, due tre, un cambio di ritmo o un dosso e.. arriva l’errore. Quello commesso nel gigante olimpico è iniziato 30 metri prima: ha finito la curva, ha mandato avanti i piedi, non è stato più padrone della sua linea e si è trovato sul dosso senza direzione. Il suo errore, dunque, non si deve imputare a una cattiva interpretazione della linea, ma semplicemente a un errore tecnico. È vero che era a un decimo da Hirscher, ma ha adottato una sciata sempre ad altissimo rischio dall’inizio alla fine contrariamente dall’austriaco, assolutamente tranquillo, massimo appoggio, solidità, mai una indecisione. Se migliorerà questo atteggiamento potrà diventare come Hirscher.

Ski World Cup 2017/2018. Italy’s Luca De Aliprandini
Kranjska Gora04/03/ 2018.
photo: Ale Trovati/Pentaphoto

Riccardo Tonetti: scia troppo indietro, e lo sa benissimo anche lui. Una sciata troppo a rischio, con l’angolo chiuso del ginocchio, sempre indietro. Le sue uscite di gara sono spesso simili, aumenta la pendenza, uno scalino, un cambio di ritmo ed è fuori. È un gran peccato, perché ha una sensibilità nei piedi pazzesca, riesce a farli andare velocissimi, ma le gare non si disputano solo sui piani! Se riuscirà a modificare un pochino la sua postura sugli sci verso l’avanti e ad aprire di più l’angolo del ginocchio le cose cambieranno sicuramente e il podio sarà più facilmente alla sua portata.

Olympics winter games PyeongChang 2018.
Italy’s Riccardo Tonetti in giant slalom
Yongpyong Alpine Center 18/02/2018
Photo: Pentaphoto/Marco Trovati

 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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