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Milano-Cortina 2026: l’Italia Team più numeroso di sempre

Saranno 196 gli atleti dell’Italia Team impegnati ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026: 103 uomini e 93 donne, pronti ad alzare ufficialmente il sipario venerdì 6 febbraio con la Cerimonia d’Apertura. È la delegazione invernale più numerosa della storia azzurra, superiore anche a quella di Torino 2006, e al tempo stesso la spedizione con la più alta presenza femminile di sempre: le atlete rappresentano il 47,4% del totale, sfiorando la parità di genere.

Agli 87 azzurri impegnati nei cinque sport del ghiaccio si sommano i 109 atleti delle undici discipline invernali, distribuite tra Anterselva (biathlon), Cortina (bob, skeleton, slittino e sci alpino femminile), Val di Fiemme (combinata nordica, fondo e salto), Livigno (freestyle e snowboard) e Bormio (sci alpino maschile e sci alpinismo). Un record nel record, perché ogni federazione porta a Milano-Cortina la delegazione più ampia mai schierata.

All’interno del gruppo convivono due estremi generazionali: la più giovane è Giada D’Antonio, 16 anni, promessa dello sci alpino; il più esperto è Roland Fischnaller, 45 anni, alla settima Olimpiade consecutiva nel parallelo di snowboard alpino, primato assoluto per un azzurro ai Giochi Invernali.

Ma lo sguardo, inevitabilmente, si stringe sullo sci alpino. È qui che l’Italia concentra una parte rilevante delle proprie ambizioni.

Uomini – Velocità

Per Dominik Paris e Christof Innerhofer Milano-Cortina sarà la quinta Olimpiade. Due carriere lunghissime, due rapporti opposti con i Giochi.

Per Paris l’Olimpiade resta un nodo mai sciolto: 11° a Sochi, 4° in discesa e 7° in superG a PyeongChang, 6° a Pechino, oltre a una prima esperienza a Vancouver vissuta più ai margini che da protagonista. La stagione in corso lo racconta solido ma non ancora chirurgico: un solo podio, il terzo posto in Val Gardena, e una lunga serie di piazzamenti pesanti, spesso a pochi centesimi dal podio. La variabile chiave resta la Stelvio di Bormio, dove Paris ha vinto sette volte. È la sua pista, anche se l’ultimo successo risale al 2021.

Innerhofer arriva invece con uno stato di forma costruito su fiducia e continuità. Il suo palmarès olimpico parla chiaro: argento in discesa e bronzo in combinata a Sochi 2014, 6° in superG a Vancouver. Anche per lui la Stelvio evoca ricordi importanti, ma lontani nel tempo.

Per Mattia Casse, Florian Schieder e Giovanni Franzoni sarà la prima Olimpiade. Casse è quello che negli ultimi anni ha mostrato la maggiore continuità sulla pista valtellinese; Schieder non ha mai trovato un feeling particolare; Franzoni, invece, ha cambiato scala.

Tra Wengen e Kitzbühel il classe 2001 è esploso: vittoria in superG e terzo posto in discesa sul Lauberhorn, poi la vittoria sulla Streif. Un’accelerazione sostenuta da numeri e personalità che lo proietta al centro del discorso olimpico non più da esordiente, ma da possibile uomo-medaglia. È nella velocità maschile che l’Italia concentra le chance più concrete.

Discipline tecniche

Se arriverà una medaglia, sarà un evento raro. Il nome su cui si accende la fiammella è Alex Vinatzer, unico capace di riportare lo slalom azzurro su un podio olimpico che manca da Vancouver 2010. Subito dietro Luca De Aliprandini, anche se i risultati stagionali raccontano un percorso più complesso.

Entrambi hanno però già dimostrato di saper reggere il peso dell’evento unico: De Aliprandini bronzo mondiale a Cortina, Vinatzer argento a Courchevel, oltre all’oro e al bronzo nel Team Parallel. I Giochi sono un’altra cosa, ma in un contesto “one shot” la molla può scattare.

In gigante ci sarà anche Tobias Kastlunger, mentre Franzoni resta concentrato sulla velocità. In slalom Tommaso Sala lavora per ritrovare continuità, mentre Tommaso Saccardi arriva senza pressioni, con la possibilità di sfruttare un pettorale favorevole.

Le combinate

La formula è quella vista ai Mondiali di Saalbach: gara a coppie, discesa e slalom. Gli incastri sono ancora da definire: Paris/Vinatzer? Franzoni/Sala? Qui la partita sarà tutta nelle scelte tecniche.

Donne – Velocità

Nel settore femminile le prospettive cambiano. Federica Brignone c’è, e questo basta già a definire il peso del suo percorso. La sua presenza è una scelta competitiva, confermata dal gigante di Kronplatz, riferimento tecnico solido.

L’aspettativa più alta resta però su Sofia Goggia. Oro a PyeongChang, argento a Pechino, arriva sulla pista che l’ha vista dominare quattro volte, con altri quattro podi tra discesa e superG. Un rendimento che definisce una specialista totale.

Laura Pirovano cerca la gara perfetta; la quarta discesista è un duello aperto tra Nicol Delago ed Elena Curtoni, con Nadia Delago opzione importante in chiave combinata. In superG il quartetto è definito: Goggia, Brignone, Curtoni e Pirovano.

Discipline tecniche

In gigante tutto passa dall’evoluzione di Brignone. Lara Della Mea ha costruito una stagione di crescita netta, mentre Asja Zenere arriva con ambizione consapevole. In slalom Della Mea resta centrale, con Martina Peterlini chiamata a trovare continuità.

Il futuro bussa con Anna Trocker e Giada D’Antonio: esperienza totale, formativa, da vivere senza il peso del risultato.

Combinata femminile

Anche qui le coppie restano aperte. Le scelte nasceranno dall’equilibrio tra stato di forma, affidabilità e incastri tecnici. A Milano-Cortina, più che altrove, sarà la lettura del momento a decidere.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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