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Parla Max Rinaldi, “DS” degli Azzurri

Il bilancio mondiale del direttore sportivo degli Azzurri Max Rinaldi

Assente il Presidente Roda, che a Are ha passato solo tre giorni seguendo dal vivo lo slalom della combinata uomini e il parallelo a squadre, tocca al direttore sportivo Max Rinaldi tracciare un bilancio del Mondiale azzurro. «Dopo lo 0 di Vail Beaver Creek 2015 e la sola medaglia della Goggia a St. Moritz, stavolta torniamo a casa con tre medaglie, ma sono mancate quelle delle due discese e del gigante femminile su cui puntavamo. Sono state gare condizionate dalla pessima gestione sportiva, la peggiore mai vista, almeno da quando faccio questo mestiere. Vero che contro il meteo non si può lottare, qui abbiamo visto le quattro stagioni succedersi nel giro di una giornata, ma sono sicuro che in molte occasioni si sarebbe potuto fare molto di più e molto meglio. L’ultimo esempio è quello dello slalom maschile. Alla ricognizione di stamattina la giuria aveva capito che il fondo avrebbe ceduto, ma non c’era modo di porre rimedio, anche perché la forza lavoro in pista era scarsa (in questa e in tutte le gare precedenti) e perché mancavano gli elementi eventualmente necessari come sale o idranti con l’acqua. I primissimi numeri sono sempre stati favoriti, non si pretende forse di avere la pista perfetta dall’1 al 100 come capita nelle gare italiane (bisogna ammetterlo, siamo i migliori a preparare piste, basti pensare a Campiglio, Bormio, Alta Badia o Kronplatz), ma almeno i primi 30 devono scendere nelle stesse condizioni e qui non è mai successo. La discesa maschile è stato uno scandalo, mai visto che una gara di questo livello, una discesa per di più, venisse fatta partire senza i minimi requisiti di sicurezza. Peccato anche per la discesa donne accorciata, le nostre avrebbero potuto esprimersi meglio sulla pista intera».

Nelle discipline tecniche maschili stiamo facendo passi indietro…
«E’ innegabile, le classifiche parlano chiaro… Moelgg purtroppo si è trascinato malanni per tutta la stagione e qui ha fatto un miracolo solo a gareggiare. Sprazzi di buono sci se ne sono visti anche oggi, ma eviterei di tirare le somme o annunciare cambiamenti prima di fine stagione, lasciamo lavorare atleti e tecnici, poi faremo un bilancio e prenderemo eventuali decisioni. Nel gigante maschile non hanno giovato i molti cambiamenti di guida tecnica, negli ultimi anni è effettivamente mancato un progetto che abbia dato continuità al lavoro. Segnali positivi si sono avuti invece dallo slalom femminile e dalla gara a squadre, il lavoro fatto sta finalmente dando i suoi frutti. Sarà importante avere piani chiari in primavera perché l’attività non si interrompa, l’anno scorso ci sono state le elezioni che hanno fatto partire tutto un po’ più tardi del dovuto».

Gli si chiede degli allenatori italiani che vincono medaglie all’estero, il riferimento è soprattutto a Livio Magoni.
«Abbiamo sempre stimato Livio come tecnico, ma in Italia non aveva gestito bene il gruppo, e sottolineo la parola gruppo. Sui team privati ricordo la differenza di averli per chi fa poche discipline, e magari fa quelle tecniche, o per chi ci mette dentro anche la discesa. In ogni caso non si risolve tutto con un team privato e ricordo anche che nel 2017 quando l’Italia femminile vinse la Coppa del mondo per nazioni e fece la miglior stagione della sua storia tutte le ragazze avevano lavorato con la squadra, che si era definita polivalenti».

Un commento su Vinatzer?
«Se a Campiglio fosse arrivato al traguardo e avesse fatto i punti per entrare nei 30 della classifica di slalom la sua stagione avrebbe preso una svolta diversa».