Una gara destinata a entrare nella storia per i colpi di scena. Nel libero maschile cadono i grandi favoriti e il podio si ribalta completamente: l’americano Ilia Malinin, leader dopo il programma corto, sbaglia quasi tutto e precipita addirittura all’ottavo posto finale.
Malinin apre con il quadruplo Axel ma poi perde sicurezza, accumula errori sui salti successivi e non riesce mai a ritrovare il controllo. Il suo punteggio nel libero, 156.33, è troppo basso per restare in zona medaglie: chiude con 264.49 complessivi, lontanissimo dal suo standard e fuori dal podio in una delle debacle più clamorose degli ultimi anni.
Ne approfitta il kazako Mikhail Shaidorov, che pattina il miglior libero della serata (198.64) e con 291.58 totali conquista un oro sorprendente ma meritato. Argento al giapponese Yuma Kagiyama (280.06), anche lui imperfetto e con una caduta, ma bravo a limitare i danni. Bronzo all’altro giapponese Shun Sato (274.90).
Tra gli azzurri, Daniel Grassl chiude nono con 263.71, ma la sua prova assume un valore speciale. L’altoatesino ha rivelato di aver gareggiato in condizioni fisiche precarie a causa di un’intossicazione alimentare. “Ieri sono stato male tutto il giorno, non ero nemmeno sicuro di partecipare. Nella seconda metà ero letteralmente morto, ma ho continuato a dirmi di andare avanti e combattere fino alla fine”, ha raccontato visibilmente provato. Subito dopo l’esibizione è stato costretto a lasciare il ghiaccio per vomitare.
Matteo Rizzo chiude quindicesimo (243.18), mentre la serata resta segnata dall’incredibile crollo dei favoriti e dalla consacrazione di Shaidorov, rimasto a lungo incredulo sulla leader’s chair prima di realizzare di essere diventato campione olimpico.
Una finale che ha ricordato le grandi sorprese olimpiche del passato: quando la pressione fa la differenza e i sogni cambiano direzione in pochi minuti.






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