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Pietro Canzio, Mister sorriso

Pietro Canzio è un bel ragazzo, bravo sugli sci e bravo a sorridere alla vita che gli sorride. È in testa alla classifica del circuito nazionale (quello che apre le porte alla Squadra) e ha appena ricevuto la convocazione per rappresentare l’Italia all’Olimpiade Giovanile di Lillehammer. Cosa può chiedere di più un giovane che adora lo sci e punta a diventare un campione? «Sì, sta andando tutto bene, ho avuto tante belle soddisfazioni, ma la stagione è ancora in pieno corso, non ho dimostrato niente, non ho vinto titoli o cose importanti, quindi è tutto ancora in ballo».
E allora balliamo!
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«Sono in partenza per la Norvegia, mi aspettano cinque gare, che bello, la polivalenza è alla base della mia filosofia del lavoro. Stare su tutti i fronti mi diverte, finché riesco a fare tutto ci provo, le discipline veloci sono ovviamente più difficili da allenare, quest’anno poi c’è poca neve, in questo momento pecco un po’ nel superG».
Cambiamo un attimo argomento: il tuo personaggio storico preferito è Gengis Kahn: ci spieghi perché?
«Quando avevo 7 anni i miei genitori mi hanno portato nel deserto dei Gobi e mi sono appassionato alla storia di questo grande condottiero. Lì è nato anche il mio soprannome Ciulù, cioè Pietro in mongolo».
Torniamo allo sci: prima di entrare nel giro delle Fis e diventare uno dei migliori aspiranti del mondo eri bravo o no?
«Sono sempre stato bravetto a livello regionale, ma a livello nazionale solo dall’ultimo anno allievi. Per dire: alle finali Pinocchio mi qualificavo al pelo poi all’Abetone partivo con numeri alti e arrivavo attorno al 20° posto. I piani non sono mai stati la mia specialità, avendo sempre sciato ad Arabba dove le pendenze sono notevoli… Al Topolino sono andato bene solo all’ultimo anno allievi: con l’argento in slalom e il quarto posto in gigante alle gare nazionali mi sono qualificato per gli internazionali».
Che esperienza è stata la Coppa Europa, lo scorso dicembre?
«Bellissima, un po’ strana anche, perché partivo con numeri altissimi e dietro a nomi importanti. È stato bello soprattutto confrontarsi con piste e tracciati diversi e girare con la squadra nazionale, anche se in estate ero già stato convocato per alcuni raduni con la C ed avevo constatato, con piacere, che in comitato e nel club lavoriamo più o meno con la stessa filosofia».
Comitato e club: con chi ti alleni di più?
«In stagione più con lo sci club, siamo tutti sparsi per lavorare assieme, il Comitato non prevede raduni, ne abbiamo fatti però in estate e autunno sui ghiacciai».
Ghiacciai… da quando li frequenti?
«Da poco per la verità. Da bambino iniziavo a sciare in autunno e poi in inverno mi allenavo nei weekend, fino alla categoria allievi frequentavo la scuola a Trieste e quindi in montagna ci stavo poco, puntavo soprattutto sull’atletica e sciavo pochino».
Ma da Trieste, come e quando ti sei avvicinato allo sci?
«I miei genitori, che fanno i dentisti, mi hanno sempre fatto provare tutti gli sport, dalla vela all’arrampicata allo sci appunto, che ho messo per la prima volta a 2 anni durante le vacanze di Natale allo Zoncolan, eravamo dai nonni nella casa di Ravascletto. Da bambino sciavo in inverno e facevo vela in estate, a 10 anni però ho deciso di dedicarmi soprattutto allo sci e mio papà e mia mamma mi hanno appoggiato, non mi hanno mai fatto mancare nulla. Nella mia famiglia la tradizione è fare i dentisti, è così da tre generazioni, credo che sarò io ad interromperla, io voglio sciare».
E infatti non vivi più in città…
«Questa è stata una delle poche scelte che ho fatto io e solo io, senza accettare consigli: a 14 anni ho deciso di venire a vivere a Falcade per puntare allo sci, frequentando quindi il college per gli sciatori. Mia mamma ovviamente non era contenta… sono figlio unico! Il patto era che dovevo uscire bene all’esame di terza media, ho dato tutto per riuscire e la media del 7,5 è bastata per realizzare il mio sogno. Ora frequento l’Istituto tecnico turistico e soprattutto scio. Con Pietro Dalmasso, il mio allenatore. Allo ski college ci assistono molto bene, la sera dopo gli allenamenti ci mettono a disposizione lezioni private nelle materie in cui abbiamo problemi. Io li ho in matematica».
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I tuoi genitori quando li vedi?
«Nei weekend i miei vengono su da Trieste e andiamo a dormire ad Arabba, abbiamo casa lì in affitto, poi mi riportano in convitto la domenica sera. Ovvio che in inverno ci si veda poco, nei weekend ci sono spesso le gare, ma quando possono cercano di seguirmi. La città non mi manca, ormai mi ritengo più «Fodon», la gente di Arabba, dove vengo fin da bambino, dove ho iniziato a fare sci club dall’anno prima dei baby. Dove ho tantissimi amici, mi hanno anche inserito nel gruppo dei coscritti… A Trieste ci sto in estate per la preparazione atletica, poi ad agosto torniamo ad Arabba: questa è la mia vita!».
Nella quale lo sci è la cosa più importante, sembra di capire…
«In questo momento prende il 70/80% del mio tempo e dei miei pensieri. Il resto è per la scuola e per un po’ di svago, amici, amiche… ma non ho una ragazza fissa. Altri sport? Un po’ di arrampicata e slackline, ma ho sempre meno tempo per farli».
La più grande soddisfazione sportiva, per ora?
«Senza dubbio i campionati assoluti a Tarvisio, ci ero andato per mettere il naso tra i grandi e prendere l’inversione in gigante per poi finire 24° è stata una gran sorpresa. Mi ero tenuto l’ultima gara delle 25 a disposizione e l’ho sfruttata bene! Poi ho anche fatto sesto in combinata, incredibile, soprattutto per il risultato in superG, 16° posto, 34 punti Fis, fino a quel giorno non avevo mai fatto risultati nelle gare veloci! La scorsa estate ho lavorato molto sui piani per migliorare la scorrevolezza, i risultati si vedono già».
Parliamo di obiettivi.
«A inizio stagione l’obiettivo era la convocazione alle Olimpiadi giovanili, raggiunto quello il prossimo ne è la conseguenza: andare bene a Lillehammer!».
E allora un grande in bocca al lupo, a Pietro e agli altri azzurrini, Michael, Carlotta e Sofia!

CARTA DI IDENTITA’
Pietro Canzio
Nato a Trieste il 26/02/1998
Peso: 77 kg
Altezza: 180 cm
Genitori: Roberto 54 e Valentina 51 entrambi dentisti
Fratelli/Sorelle: È figlio unico, no fratelli e sorelle
Società: Ski College Falcade Veneto
Primo allenatore: Roberto De Lazzer
Prima gara: da baby un gigante al Nevegal, 3° posto
Categoria: Aspiranti secondo anno
Materiali: tutto Head
Casco e maschera: Carrera
Guanti Level
Bastoncini e protezioni Gabel
Abbigliamento Vitalini d Sponsor: Arabba
Altri sport: arrampicata, ma sempre meno per poco tempo
Hobbies: slackline
Specialità preferita: gigante
Campione sci: Steve Missilier
Altri sport: Adam Ondra
Colore preferito: bianco
Numero fortunato: 3
E da evitare…: nessuno in particolare
Musica preferita: tutti i generi
Personaggio storico: Gengis Kahn
Film: Everest
Calcio: non seguo
TV: poco o niente in convitto non abbiamo tv
Letture: non appassionato di lettura
Il piatto preferito: polpette di carne della nonna
La bevanda: skiwasser (limonata con succo di lampone e acqua frizzante)
Il tuo carattere positività: sono sempre sorridente
Negatività: un po’ distratto
Sugli sci: qualità: Presa di spigolo: la neve dura e il ripido sono il mio pane
Difetto: poco scorrevole
Social: Instagram e poco facebook
Sogno: riuscire ad organizzare con un po’ di amici un giro di Highline nelle Dolomiti

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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